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Le aziende alla prova della trasformazione digitale

Lebu: L'ottimismo delle aziende nei confronti della trasformazione digitale
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Le imprese vogliono avere un personale in grado di utilizzare le piattaforme digitali, per trasformare i dipendenti in ambasciatori dei brand. L’analisi di Lebu

La digital disruption, con particolare riferimento ai social, deve essere gestita in maniera strategica – spiega Giancarlo Novara, CEO di Lebue un primo passo da compiere è quello di aggiornare tutti i propri dipendenti su quanto sta accadendo. Quasi tutti i nostri clienti ci hanno chiesto dei corsi ad hoc per gestire il cambiamento epocale provocato dall’avvento del digital e molti hanno chiesto di partire dalle basi, dall’ABC. Le aziende hanno intuito quanto sia importante questo strumento ma molte non hanno ancora una idea precisa di come sfruttarlo a pieno. Realtà come l’americana Starbucks, la cui campagna tweet a coffee ha fruttato 180.000 dollari in meno di un mese, sono l’esempio da seguire e la dimostrazione lampante di quanto possa essere importante per il fatturato coinvolgere anche i dipendenti nelle strategie digitali”.

Essere presenti su Facebook al lavoro non verrà considerata un’attività da perdi-tempo, ma sarà sempre più un’estensione del business aziendale. Lo riporta Lebu, piattaforma dedicata al social learning.

Lebu: L'ottimismo delle aziende nei confronti della trasformazione digitale
Lebu: L’ottimismo delle aziende nei confronti della trasformazione digitale

La pagina FB della multinazionale Starbucks, campione del settore food, vanta 36 milioni di like e il suo account Twitter conta 10 milioni di followers. Tra tutti questi, i primi “ambasciatori” sono proprio i suoi stessi dipendenti che, grazie a un programma di sensibilizzazione, tendono a condividere tutte le news sulla loro azienda. Il potenziale di questa politica aziendale emerge dai numeri: un’impresa di medie dimensioni può avere un totale di 5.000 followers tra Facebook, Twitter e Instagram e un totale di 100 dipendenti. Se ognuno di questi conta mediamente 250 contatti ed è formato per usare nel modo corretto le piattaforme digitali condividendo contenuti sulla propria azienda, i followers di quest’ultima potranno passare in pochissimo tempo da 5.000 a 30.000. Un’altra azienda, invece, potrebbe sfruttare questi canali per contattare in maniera più veloce ed efficace potenziali nuovi clienti, oltre a quelli già acquisiti, tagliando tempi e costi e massimizzando i profitti. Formare i dipendenti sull’uso del digitale conviene, insomma.

Da uno studio di Fujitsu, nonostante la consapevolezza sull’impatto della trasformazione digitale sul fatturato e sulla capacità delle imprese di creare valore per i propri clienti, c’è un gap fra le priorità strategiche dei progetti digitali. La ricerca, condotta su più di 600 tra manager C-level e responsabili di budget IT, rivela l’ottimismo nei confronti della trasformazione digitale. Si teme che non essere abbastanza veloci nella digitalizzazione porti a conseguenze negative, tra cui perdita di produttività, minore reattività alle richieste e ai cambiamenti del mercato, problemi a mantenere i clienti.

Affinché le strategie di social advocacy, cioè di supporto social da parte dei dipendenti, abbiano successo è necessario che la condivisione di contenuti sia volontaria – conclude Novara – e questo può accadere solo se le persone sono coinvolte, soddisfatte e allineate in pieno con la cultura aziendale; soprattutto, però, è necessario che tutti dipendenti conoscano i meccanismi e le dinamiche proprie dei canali digital e imparino ad usarli correttamente attraverso una formazione specifica. Le aziende che vogliono davvero evolvere con la digital disruption hanno bisogno di leader lungimiranti in grado di mettere a punto strategie che coinvolgano in maniera globale tutta l’organizzazione e anche le HR dovranno diventare lo strumento fondamentale per mettere in pratica questo cambiamento. È fondamentale capire che non bisogna avere paura di sperimentare soluzioni innovative e apparentemente senza continuità con il passato; nessun cambiamento è mai facile! La formazione gioca un ruolo fondamentale, non solo nello sviluppo di nuove competenze ma anche per la condivisione di esperienze e nel rafforzamento dei messaggi che provengono dall’alto.”

L’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano ha delineato, in un’indagine su 100 direttori del personale di aziende medio-grandi, il profilo di queste digital soft skill indispensabili per trainare il cambiamento. Sono le competenze trasversali, reinterpretate alla luce dell’evoluzione digitale (capacità di tipo relazionale e comportamentale), a consentire di usare efficacemente i nuovi strumenti per ottimizzare produttività e qualità del lavoro.

Digital awareness, comunicazione virtuale, self-empowerment, knowledge networking e creatività. La più diffusa competenza sembra essere la digital awareness (nel 70% delle aziende intervistate): si tratta della capacità di gestire in modo consapevole e appropriato la sicurezza e la confidenzialità dei dati aziendali, la salute personale (ergonomia, per esempio) e il rispetto del work-life balance grazie agli strumenti digitali di supporto. È invece sottostimata la capacità di comunicazione virtuale: solo il 35% dei direttori Hr intervistati ritiene che i dipendenti possiedano capacità adeguate per comunicare e collaborare in ambienti digitali e virtuali, ma è anche uno degli elementi che attira maggiori investimenti.

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