L’Rfid è una minaccia?

Sicurezza

La nota tecnologia wireless, dopo aver raggiunto la piena maturità, si
propone per un impressionante numero di applicazioni, ma molti temono ancora che
possa mettere a rischio la privacy

Nessuna azienda o ente pubblico si insinuerà di nascosto nelle case per scoprire che prodotti sono stati acquistati, perché semplicemente non esistono modi per farlo. Se però i produttori di chip Rfid non riusciranno a calmare questi timori, l’onda emozionale nell’opinione pubblica potrebbe ostacolare le applicazioni più efficaci di questa tecnologia. Esattamente un anno dopo il lancio di un’ampia consultazione pubblica a livello europeo sulle etichette intelligenti, la Commissione Ue ha presentato recentemente le sue proposte per una strategia europea perle apparecchiature Rfid. In particolare, la Commissione propone di rispondere alle preoccupazioni dei cittadini in materia di tutela della vita privata per accrescere la fiducia dei consumatori e rafforzare la posizione dell’Europa all’interno di un mercato che vanta una crescita mondiale del 60%.

Sanità wireless

Basandoci solo sulle notizie di errori sanitari avvenuti nell’ultimo periodo, immaginiamo che negli ospedali si stia sognando il giorno in cui i tag Rfid aiuteranno a prevenire gli errori nella somministrazione dei farmaci, trasmettendo i dosaggi corretti agli infermieri. In generale comunque sono umerosi gli scenari applicativi nell’ambito sanitario, anche a supporto del ciclo del farmaco (dalla gestione dei magazzini e delle farmacie ospedaliere, per arrivare fino alla gestione dell’armadietto tramite palmari supportati dalla rete WiFi e alla preparazione del farmaco monodose tramite dispenser automatizzati basati su tecnologia Rfid) e della gestione degli asset (apparecchiature mediche, provette, sacche di sangue, referti, cartelle cliniche), prevalentemente tramite tecnologie Rfid. La diffusione delle applicazioni è purtroppo condizionata da processi decisionali complessi caratteristici delle strutture pubbliche in ambito sanitario, e da un’inerzia al cambiamento spesso riscontrabile a livello delle Direzioni Generali e Sanitarie e del personale interno. Andando nel concreto esistono comunque già numerose soluzioni in ambito sanitario che siavvalgono della tecnologia Rfid. La possibilità di identificare univocamente un manufatto protesico (ad esempio una dentiera) è oggi possibile integrando al suo interno un chip Rfid. In questo modo viene garantita la tracciabilità e la rintracciabilità a norma di legge, non solo identificando esattamente il manufatto ma inserendo anche all’interno del chip le informazioni riguardanti la storia, il suo ciclo di vita, gli elementi che lo compongono e relativi lotti. Un altro esempio concreto di utilizzo della tecnologia Rfid in ambito sanitario è quello in sperimentazione presso l’Ospedale di Niguarda di Milano, che grazie ad Intel e ad altri partner tecnologici, prevede che tutti i pazienti, prima di un intervento, avranno al polso un braccialetto dotato di un chip che racchiuderà i dati utili a medici e infermieri per evitare errori e garantire maggiore sicurezza. La sperimentazione prevede che i dati di ogni paziente (anagrafica, cartella clinica, percorsi di cura, variazioni, ecc.) verranno registrati in un archivio centrale. Il giorno prima dell’intervento, il chirurgo o l’anestesista riportano dalla documentazione sanitaria i dati clinici individuati e condivisi, il tipo di intervento chirurgico e il lato su cui intervenire, su specifiche etichette che utilizzano la tecnologia Rfid applicate poi alla cartella clinica e a un bracciale al polso del paziente. Avvicinando il palmare all’etichetta con il chip il personale medico avrà a disposizione tutti dati necessari al trattamento e all’intervento.

Paura e diffidenza

Uscendo dall’ambito sanitario, i campi di applicazione per la tecnologia Rfid aumentano in modo vertiginoso. I produttori di elettrodomestici e di alimentari prevedono per esempio processi più rapidi e mirati di richiamo dei prodotti difettosi. I negozi di abbigliamento e scarpe pensano di usare i tag per id entificare più velocemente i prodotti delle misure adatte ai clienti, mentre i produttori di indumenti pensano a etichette che dicano alle lavatrici il modo migliore di lavare ogni capo. Insomma, l’unico limite all’utilizzo della tecnologia Rfid sembrerebbe imposto solo dalla fantasia, eppure ne esiste un altro ben più concreto messo in evidenza dalla consultazione avviata dalla Commissione Ue circa un anno fa. I cittadini, infatti, sembrano non conoscere il potenziale delle etichette radio intelligenti. Circa il 60% dei 2190 partecipanti alla consultazione pubblica del 2006 condotta dalla Commissione ha infatti dichiarato di non conoscere a sufficienza la tecnologia Rfid per valutarne adeguatamente i pro e i contro. Tra coloro che si dichiarano sufficientemente informati, il 70% ritiene che le soluzioni tecniche rappresentino la risposta migliore alle preoccupazioni riguardanti la sicurezza, la protezione dei dati e la tutela della vita privata. Il 67% si è detto favorevole a campagne di sensibilizzazione rivolte ai consumatori e il 55% ha chiesto l’introduzione di norme in materia di Rfid.

Conclusioni

Si fa un gran parlare delle preoccupazioni per la privacy delle applicazioni Rfid: i timori più comuni riguardano la possibilità che i tag sugli oggetti siano utilizzati per il trattamento dei dati personali all’insaputa dell’interessato o per fini di profilazione (per conoscere le sue abitudini, tracciare i percorsi effettuati, verificare vestiti, accessori, medicine indossati o trasportati). Dalla lotta alla contraffazione al miglioramento delle cure sanitarie, i chip intelligenti basati sulla tecnologia Rfid offrono tuttavia straordinarie opportunità per le imprese e la società in generale Il potenziale economico delle etichette radio intelligenti è immenso. Nel solo 2006 in tutto il mondo sono state vendute oltre un miliardo di etichette Rfid ed entro il 2016 tale numero potrebbe moltiplicarsi per 500. Si stima che il mercato europeo potrebbe passare da 500 milioni di euro nel 2006 a 7 miliardi di euro nel 2016. L’Europa, inoltre, è uno dei principali attori internazionali in materia di ricerca e sviluppo nel campo della Rfid e le sue imprese occupano posizioni di rilievo. I cittadini, tuttavia, non conoscono il potenziale delle etichette radio intelligenti. Circa il 60% dei 2190 partecipanti alla consultazione pubblica del 2006 condotta dalla Commissione Ue ha dichiarato di non conoscere a sufficienza la tecnologia Rfid per valutarne adeguatamente i pro e i contro. Ecco quindi che la scarsa conoscenza della tecnologia da una parte e processi decisionali complessi caratteristici delle strutture pubbliche in ambito sanitario dall’altro, potrebbero ostacolare pesantemente lo sviluppo e l’adozione dell’Rfid.

Autore: ITespresso
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