L’ultimo disco per lo storage

Aziende

Backup e data recovery. Novità e tendenze delle soluzioni disponibili sul mercato.

I crohard disk rendono il salvataggio dei dati su disco oramai accessibile alle aziende di qualsiasi dimensione. In effetti, l’offerta variegata da parte dei fornitori hardware sembra consentire alle imprese di soddisfare tutte le esigenze (anche quelle più stringenti) in materia di data recovery e di data retention. Malgrado il fenomeno del backup su disco sia relativamente giovane, il principio è in realtà noto da tempo a molti amministratori di sistema, essendo la convergenza naturale di tre fattori fondamentali. Il primo è tecnologico. Grazie all’arrivo dei Serial Ata si riduce in maniera drastica il costo del GB degli hard disk, rispetto ai dischi Scsi e Fibre Channel, mantenendo un buon livello di affidabilità ed eccellenti prestazioni per attività di backup. Il secondo proviene direttamente da un problema operativo: le finestre di salvataggio diventano sempre più strette, mentre la quantità di dati mission-critical aziendali da salvaguardare continua a crescere inesorabilmente. A questo bisogna aggiungere che i nastri non sono riusciti a incrementare le prestazioni e le capacità a un ritmo “spinto” come quello dei dischi fissi. Il terzo, infine, è strettamente legato allo scontento degli utenti: si lamentano con una certa frequenza dei dispositivi legati all’infrastruttura di backup di non essere abbastanza veloci oppure di non essere sufficientemente affidabili. E’ da notare, tuttavia, come questa frustrazione dipenda troppo spesso da un errato dimensionamento in fase progettuale di uno degli elementi lungo la catena funzionale del processo di backup

In un ambiente classico di backup su disco, i dati vengono riversati dai server di produzione allo spazio dedicato sui dischi di backup. Qui i dati sono archiviati, modificati e ripristinati per un lasso di tempo che varia a seconda delle politiche imposte dall’amministratore di sistema e in base alla criticità delle informazioni stesse. In seguito i dati possono essere migrati verso le librerie a nastro per essere permanentemente archiviati su di un supporto offline e magari off-site. Questa strategia di backup & recovery ad elevata velocità prende il nome di “Disk-to-Disk-to-Tape” (D2D2T). Questo tipo di approccio fornisce vantaggi certi in quanto i tempi di backup diminuiscono sensibilmente e, aspetto ancora più importante, i tempi di ripristino di file o di volumi interi vengono ridotti nettamente, oltre a garantire una maggiore efficienza It complessiva. In effetti, gli hard disk sono dispositivi concepiti fin dall’origine per la gestione degli accessi in lettura e scrittura veloci alle informazioni, la stessa cosa non si può dire per le unità a nastro sul mercato. Per quanto riguarda la sicurezza, le soluzioni di backup su disco offrono delle funzionalità Raid, in grado di garantire una protezione aggiuntiva rispetto ai tape, in quanto assicurano l’integrità dei dati anche in caso di perdita di uno o più disk drive. Inoltre, i dischi sono rimpiazzabili a caldo, evitando di conseguenza qualsiasi fermo delle operazioni. Non stupisce più di tanto, dunque, il fatto che i maggiori produttori di librerie a nastro quali Storagetek, Hp, Quantum od Overland abbiano ampliato il proprio portafoglio prodotti andando ad includere soluzioni di backup disk-based. Recentemente anche Emc ha reso disponibile sul mercato una soluzione analoga basata sulla piattaforma Clariion, denominata Clariion DL (Disk Library), che offre ai clienti uno strumento per il backup e recovery su disco e che non richiede modifiche alle applicazioni o alle procedure esistenti. Ibm, con il Data Retention 450, si è spinta oltre andando a fornire una soluzione integrata e completa per la conservazione dei dati dell’azienda. Ma come si gestiscono questi nuovi dispositivi di backup su disco? Ovviamente anche i vari fornitori di software (Veritas, Computer Associates, Legato e Ibm) non si sono fatti attendere ed hanno tempestivamente lavorato al fine di proporre ai propri utenti nuove versioni dei rispettivi software, che, oltre a consentire la salvaguardia dei dati su disco, permettono anche in alcuni casi di emulare delle librerie a nastro virtuali su disco. Molti operatori e analisti del settore ritengono perciò che il backup su disco non sia nient’altro che una normale evoluzione dell’architettura di storage aziendale, senza tuttavia rimettere in causa le conoscenze in materia di backup e recovery acquisite finora dal personale It. Inoltre, dal punto di vista commerciale, il backup su disco è una vera manna caduta dal cielo per gli hardware vendor che intravedono in questo modo una nuova strada alternativa per offrire i propri prodotti a un mercato It che, purtroppo, sembra essere in continua stagnazione.

I vari fornitori di storage stanno offrendo da qualche tempo soluzioni di backup innovative, che si basano su sottosistemi a disco in grado di ottimizzare l’infrastruttura di backup stessa, grazie alla riduzione dei tempi di backup e restore e grazie a una maggiore protezione dei dati intrinseca delle piattaforme storage disk-based. Malgrado il mercato dello storage si stia sempre di più spingendo verso queste soluzioni di backup su disco oppure ibride (con staging su disco e archiviazione finale su nastro), il nastro continua a ricoprire un ruolo fondamentale nella strategia di protezione dei dati di un data center aziendale. I fattori che spingono al sostegno del nastro sono molteplici, vediamone alcuni: ? Non tutte le aziende hanno le risorse economiche necessarie per portare avanti un progetto di backup & recovery. Il nastro rimane tuttora la scelta economica per eccellenza. Prima di fare una qualsiasi implementazione è sempre bene compiere degli studi di Total Cost of Ownership, per determinare la soluzione che meglio risponde ai propri requisiti tecnici ed economici. ? I nastri delle librerie sono amovibili; ciò facilita il vaulting delle informazioni critiche con la movimentazione dei nastri dai siti di produzione ai famosi caveau dei siti di Disaster Recovery off-site. ? Le librerie a nastro hanno capacità quasi illimitate rispetto alle soluzioni su disco. Perciò, mentre per le piccole e medie aziende, con una quantità di dati limitata, una soluzione di backup su disco può rivelarsi una mossa strategica giusta, ciò non è più vero in casi di grandi aziende con grandi moli di dati da salvaguardare. ? Benché la gestione della tecnologia di backup su disco non si discosti molto da quella su nastro, il personale It ha ormai acquisito una grande esperienza nell’ambito dei tape. Quest’innovazione nei data center potrebbe portare a una nuova rieducazione del personale incaricato della protezione dei dati, al fine di poter meglio espletare i propri compiti. Inoltre, la tecnologia dei nastri sta gradualmente evolvendo verso degli standard che offrono sempre una maggiore capacità e delle più alte prestazioni, mantenendo elevati livelli di affidabilità. Le tecnologie che si spartiscono il mercato sono le seguenti: ? Per gli ambienti puramente Open: LTO (Linear Tape Open), SDLT (Super Digital Linear Tape) e SAIT (Super Advanced Intelligent Tape) ? Per gli ambienti di fascia enterprise (Open e Mainframe) con anche connessioni ESCON e/o FICON: Magstar 3590 e 3592 di IBM e T9840 e T9940 di StorageTek. Dal punto di vista del mercato Open, le tecnologie che offrono maggiore capacità sono il SuperDLT2 (SDLT 640), originariamente sviluppata da Digital, il LTO2 (standard sviluppato da HP, IBM e Seagate), e il SAIT della Sony-Matsushita. Grazie a circa un milione e mezzo di drive a nastro installati, le varie versioni del DLT (4000, 7000 e 8000) rappresentano la tecnologia dominante nel mondo midrange. In effetti, tra i piccoli utenti, sono ancora molto diffusi i drive DLT7000 (35 GB con un transfer rate di 5 MB/s) e i modelli DLT8000 (40 GB con un transfer rate di 6 MB/s nativi). Nelle tecnologie a nastro di tipo lineare (i dati sono scritti in maniera parallela allo scorrere del nastro), possiamo trovare delle cartucce che possono ospitare 200 GB di dati (400 GB compressi) per il LTO2, mentre una SDLT640 riesce a immagazzinare 320 GB di dati (640 GB compressi). In termini di prestazioni il LTO2 garantisce un transfer rate di 40MB/s nativi, contro i 32 MB/s del suo diretto concorrente SDLT640. Inoltre, il SDLT640 ha una caratteristica molto importante: la compatibilità in lettura con i vecchi nastri DLT. Ciò consente di salvare gli investimenti in nastri DLT e, visto che le differenze con LTO2 non sono tutto sommato sensibili, è pensabile che le aziende che oggi utilizzano cartucce DLT preferiscano migrare a SDLT piuttosto che verso LTO. Il formato SAIT, con tecnologia elicoidale (i dati vengono scritti in maniera diagonale rispetto allo scorrere del nastro), invece offre ben 500 GB di capacità nativa con una velocità di trasferimento di 30 MB/s nativi. è altresì doveroso precisare che queste tre tecnologie Open hanno tutte dei piani di sviluppo ambiziosi, che porteranno a raddoppiare, di generazione in generazione, capacità e prestazioni all’incirca ogni due anni. Per quanto riguarda invece il mercato di fascia Enterprise, esso viene spartito tra due colossi nel mondo dello storage: Ibm e StorageTek. Entrando nel merito delle due soluzioni: la tecnologia Ibm Magstar 3592 è in grado di immagazzinare su una singola cartuccia 300GB di dati, mentre la StorageTek T9940B si limita a 200GB. Per quanto riguarda le prestazioni, il Magstar 3592 offre un data transfer nativo di 40MB/s contro i 30MB/s dello StorageTek T9940B. In sostanza, visto la panoplia di soluzioni, l’azienda, prima di qualsiasi decisione e implementazione affrettate, deve condurre un’attenta valutazione dei benefici e dei costi che ne può trarre dalle varie soluzioni di protezione dei dati disponibili, e, in particolare, come queste eventuali soluzioni si possano calare all’interno del proprio centro Edp nella maniera meno intrusiva possibile. Questo, anche alla luce di nuove strategie per la salvaguardia dei dati, che si stanno sempre più affacciando alle finestre dei data center aziendali.

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore