L’urlo di Richard Stallman all’Hackmeeting 2011

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Una sintesi degli interventi all’Hackmeeting 2011 che si è tenuto a Firenze

Già Richard Stallman è autore di un recentissimo duro documento contro gli e-book ed i rischi connessi ai libri digitali. Ma il guru del Software Libero non si è risparmiato una critica a 360 gradi contro “la tecnologia digitale” che “può essere uno strumento oppressivo e le multinazionali lavorano per ridurre i diritti delle persone. L’urlo di Stallman è un grido a favoro dei cyber-rights e contro la “stupidità” di chi vuole fare affari mettendo recinti e bavagli, quando si può fare business nel rispetto delle libertà e dei diritti degli utenti: “Ma sono stupide. Si può fare business anche senza togliere a nessuno la libertà di parola“.

All’Hackmeeting 2011, che per l’ccasione è tornato a Firenze (dove l’evento italiano degli hacker e dei cyber hacktivist nacque nel lontano 1998), si è discusso di: privacy, sicurezza, copyright, le opportunità di Gnu/Linux (nel ventennale del kernel Linux), precariato 2.0 (sull’onda del libro di Carlo Formenti intoitolato “Felici e sfruttati” Egea 2011), le insidie del cloud e i lucchetti digitali del Drm. Stallman, il padre della Free Software Founfdation e del progetto Gnu, ha ricordato a chi ha partecipato all’Hackmeeting 2011 fiorentino al Next Emersen che Facebook “non è nostro amico e che “se fate riprese non usate tecnologie proprietarie“. Anche Julian Assange, recentemente, ha detto che il Grande Fratello si annida dentro Facebook.

Stallman ricorda che il vero incubo che incombe in Rete sono la censura online e le “leggi bavaglio”. Sulla censura ha detto che “Credevamo che Internet potesse sconfiggere la censura, ma questo era prima che i governi investissero tante energie nel suo controllo. La censura non riguarda più solo l’Iran e la Cina. Pensate alla Turchia oppure alla Danimarca che ha fatto una blacklist dei siti web per controllare il dissenso, una lista che poi é comparsa su Wikileaks“. Riguardo ai giri di vite in Rete, la normativa più insidiosa è la controversa delibera sul copyright dell’AgCom: “In Italia dovrebbe essere cancellata subito. É contro i diritti umani“.

La “crociata” di Stallman è contro il cloud computing: “Se usi i network service devi chiederti come loro usano te“; aggiungendo: “Il software come servizio (“la nuvola“), significa che qualcun altro sta gestendo il tuo computer e i tuoi dati. Rifiutalo. Possono perdere i tuoi dati, modificarli, cederli ad altri senza che lo sappiate. Pensateci“. Infine Carlo Formenti mette in guardia i precari 2.0: “Quando non paghi qualcosa, non sei un cliente, ma sei il prodotto che viene venduto a qualcun altro, cioé ai pubblicitari”. Per sottolineare: “La pubblicità é l’unica vera fonte di business dei moloch dell’informazione sopravvissuti alla crisi della new economy“. Dove i colossi IT si chiamano Google, Facebook, Amazon ed Apple (la “banda dei quattro” da mezzo trilione di dollari, secondo una recente definizione di Eric Schmidt di Google) che “sanno tutto di te“.

La tre giorni si è svolta fra seminari, feste, dibattiti, giochi, confronti e condivisioni di idee, apprendimento collettivo, all’insegna dell’orizzontalità, per mettere sotto la lente le tecnologie che usiamo tutti i giorni, smontarne i meccanismi “occulti”, metterci le mani dentro, e vedere come cambiano e quali “aberrazioni ottiche” riflettono sulle vite reali e sulle identità virtuali.

Hackmeeting 2011
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