MacBook Pro 2015, Force Touch per lavorare meglio. Autonomia e prestazioni della memoria flash da record

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IN PROVA – MacBook Pro 2015 vanta il nuovo touchpad con tecnologia Force Touch e si distingue per le prestazioni della memoria flash e l’autonomia, di effettive 10 ore, provata sul campo. Con Intel Broadwell il nuovo MacBook Pro 2015 è meglio di MacBook Pro

Inutile negarlo, l’attesa dei prodotti Apple, dopo gli annunci del 9 di Marzo, per il nostro Paese è tutta concentrata sul nuovo MacBook con Intel Core M, che arriverà dal 10 di Aprile, anche perché l’Italia è stata esclusa dal gruppo dei nove Paesi e quindi per godersi la novità Apple Watch aspetterà ben oltre il 24 Aprile. In ambito professionale però, con l’arrivo dei nuovi MacBook Pro 2015 con Intel Core di quinta generazione, chi sceglie Mac, ha molto di cui rallegrarsi, perché dispone ora del massimo delle performance Intel anche sui laptop da 13 pollici di Apple. Lo ripetiamo sempre: è come avere una workstation di lavoro, con software, Os e hardware perfettamente integrati, e la solidità di Unix alle spalle. E’ una solidità apprezzata anche in ambito universitario dove, anche chi sviluppa e ricerca sceglie in tanti casi un Mac come vera e semplice alternativa a Linux. Noi aggiungiamo che comunque al momento con MacOs è possibile avere disponibili su un’unica macchina tutti i sistemi operativi più diffusi: Yosemite ovviamente, ma anche Windows (e pure Windows 10) e Linux, nativi con BootCamp, oppure – ancora meglio a nostro avviso – virtualizzati.

MacBook Pro 13" 2015 edition
MacBook Pro 13″ 2015 edition

 

Il touchpad con Force Touch

Partiamo allora dalla novità più evidente per chi inizia a utilizzare i nuovi MacBook Pro. Si tratta di Force Touch, di cui si è parlato ancora troppo poco. In pratica Apple ha dotato il touchpad del nuovo MacBook Pro di un sistema di sensori di pressione distribuito su tutta la superficie del touchpad, in modo da consentire il tipico clic (in ambito Windows si direbbe clic con il tasto e destro e sinistro alla base del touchpad) in qualsiasi punto. Nella nostra prova abbiamo preso confidenza con il nuovo sistema in modo del tutto naturale.

Apple parla di feedback aptico, e se Gibson con sistema  aptico indica la “sensibilità dell’individuo verso il mondo adiacente al suo corpo” e la conoscenza attraverso il tatto, più semplicemente del nuovo Force Touch si percepirà una sorta di sensazione tattile di risposta, una sorta di retroazione al proprio input. Lo stupore arriva però dalla precisione con cui si impara a dosare la pressione delle dita in modo da vere come possibilità di interazione il semplice tocco, il normale clic e – attenzione – anche un clic più profondo, che non richiede altro sforzo se non quello che si pensa davvero sia necessario. Davvero notevole.

Force Touch ImpostazioniForce Touch Impostazioni
Force Touch Impostazioni – In basso l’ultima voce di menu aggiunta

Apple ha chiamato questa nuova gesture “clic prolungato“: è proprio un clic seguito semplicemente da una pressione più profonda, che permette per esempio di visualizzare immediatamente la definizione di una parola, oppure disporre immediatamente dell’anteprima di un file senza doverlo aprire, oppure ancora disporre di controlli a velocità variabile per i file multimediali.

Le possibilità in verità sono moltissime, possiamo aggiungere ancora l’apertura della mappa se si fa clic prolungato su un indirizzo, l’anteprima delle pagine Web se lo si fa su un indirizzo Web, oppure modificare in modo più veloce il nome di un file, e se lo si utilizza su una conversazione in Mail si visualizzano dettagli e allegati. Tutte le possibilità si trovano sul sito di Apple a questa pagina. Ovviamente spetta agli sviluppatori esaltare le proprie applicazioni con questa possibilità ulteriore ed è solo per questo che Force Touch al momento si apprezza solo con browser e client di posta di MacOs.

Per capire meglio come funziona non bisogna fare altro che accedere a Preferenze di sistema/TrackPad. Ricordiamo che con l’introduzione di questa nuova possibilità non si perde comunque nessuna delle interazioni cui ci siamo già abituati, che sono distribuite tra questo menu e il menu Accessibilità/Trackpad e Mouse.

MacBook Pro, la dotazione hardware

Della nuova proposta MacBook Pro 2015 13″ retina display proviamo la versione intermedia che costa 1.699 euro ed è dotata di Intel Core i5 dual-core a 2,7 GHz, 8 Gbyte di memoria, grafica integrata Intel Iris 6100 e una capacità di storage SSD da 256 Gbyte. Ricordiamo che nel catalogo resta ancora un 13″ senza disco SSD, non Retina e senza Force Touch ma onestamente, il risparmio di 250 euro rispetto a un MacBook Pro entry level di nuova generazione a nostro avviso non ha proprio senso, piuttosto si valuti in questo caso l’acquisto di un MacBook Pro ricondizionato. Ci sembra importante segnalare, nella scelta, che il modello intermedio che noi proviamo prevede a catalogo, in fase di acquisto la possibilità di aumentare la Ram e cambiare il processore fino a scegliere Intel Core i7, ma non prevede invece l’upgrade del disco SSD, che quindi è il vero fattore discriminante della scelta, questa soluzione intermedia non ha la possibilità di espandere lo storage nemmeno in fase di acquisto, il modello invece top sì, fino a 1 Tbyte di capacità SSD, ma ricordate sempre che l’upgrade deve essere fatto al momento dell’acquisto, perché il disco è saldamente ‘integrato’ nell’hardware.

La nostra esperienza d’uso, con il download anche di qualche risorsa storage assicurata ai servizi di cloud pubblico, consiglia sempre oramai almeno 512 Gbyte di storage, anche solo se lavorate con i video,  ma è vero che il prezzo lievita ancora in modo eccessivo. Si può quindi stare su una soluzione intermedia, con la strategia di lasciare sul disco fisso praticamente solo i programmi utilizzati e i dati essenziali, utilizzando appena si può lo storage esterno, o ancora adottando una soluzione Apple AirPort Time Capsule nella capacità preferita, che serve anche per il backup completo, eventualmente collegandovi anche ulteriore storage USB che avete già.

MacBook Pro 2015 - Le interfacce
MacBook Pro 2015 – Le interfacce

MacBook Pro 2015 13″ pur con dimensioni ancora equiparabili a quelle di un convertibile del mondo Windows è a nostro avviso strumento di lavoro perfetto, tralasciando il commento su display Retina (3840×2160 pixel), che abbiamo già descritto e conosciuto, MacBook Pro concentra in 31 cm di larghezza, e meno di 2 cm di spessore il meglio della dotazione possibile su qualsiasi laptop: è dotato di doppia porta Thunderbolt 2 (nessun problema nella gestione di due display 4K), doppia presa USB 3.0, lettore di schedine di memoria e anche una presa Hdmi, così tanto richiesta. Thunderbolt 2, che è ancora troppo poco conosciuta, non bisogna dimenticare che funziona come e supporta Mini DisplayPort nativa, e vi si può collegare un dispositivo DVI, VGA e DVI Dual-Link, oppure anche FireWire.

La nuova versione di MacBook Pro, certamente grazie anche all’integrazione di Intel Core i5 di quinta generazione, porta evidenti benefici, out of the box, all’utente che prima di tutto chiede al proprio laptop grande autonomia. Più dei benchmark vogliamo portare un esempio molto semplice e concreto. Nel lavoro di ufficio, consultando la posta, navigando, utilizzando office e outlook e sfruttando il browser anche come interfaccia per generare contenuti, il nostro MacBook Pro in prova, caricato al 100 per cento alle 8 del mattino alle ore 12.00 segna ancora un’autonomia di oltre 7 ore.

Certo, la batteria è nuova, e possiamo anche tenere conto che più avanti nel pomeriggio l’autonomia si abbasserà più velocemente, ma troviamo questo un dato comunque di livello, possibile da eguagliare solo con un’integrazione hardware e software perfetta che è poi il motivo per cui molte persone scelgono Apple. Non è fuori luogo pensare di lavorare tranquilli anche se si è lasciato l’alimentatore a casa.

Arriviamo alle prestazioni. I nostri GeekBench Pro 3.3.2 hanno fatto segnare il punteggio di 2948 (single-core) e 6191 (Multi-Core), non ci sono rivoluzioni prestazionali rispetto all’edizione 2013. Broadwell fa meglio di Haswell, ma senza stupire. E per quanto riguarda invece le memorie flash si sente effettivamente il beneficio dell’utilizzo dei quattro canali PCIe rispetto ai tre delle precedenti versioni di MacBook, con quasi il raddoppio delle prestazioni in alcuni test specifici. A livello di benchmarking quindi confermiamo la bontà della scelta, ma anche in alcune elaborazioni grafiche, per quanto certo, non saranno dati percepibili a chi utilizza il laptop solo per office. La piattaforma Intel quindi in questo caso porta maggiori benefici in due comparti in particolare: autonomia della batteria e prestazioni grafiche, più che nella mera potenza di calcolo. Il resto è tutta potenza Flash, benvenuta.

Abbiamo solo due rilievi, minimi: non vediamo l’ora, dopo il touchpad, di assistere a buone novità rispetto alla tastiera. La prima – banale – riguarda il fastidio di vedere i tasti lucidarsi nel tempo (un paio di anni) per usura: Apple non segnala che il nuovo modello abbia portato novità in questo senso. La seconda, sempre riguardo la tastiera, riguarda un feedback migliorato, magari proprio con un’integrazione Force Touch anche a questo livello. Chissà se sarà ancora possibile, sulla falsariga delle migliori tastiere meccaniche, vedere migliorare ancora la tastiera del Mac, magari semplicemente riducendo ulteriormente il rumore e con una corsa leggermente aumentata, per un migliore feedback.

L’ultima richiesta che facciamo a Apple riguarda invece il raffreddamento. E’ vero che le ventole di partono assai di rado, ma quando partono si fanno davvero sentire, possenti. La dissipazione del calore nella parte posteriore è comunque perfetta e impercettibile per chi scrive.

Questo quanto richiesto. Non riusciamo al momento a immaginare nulla di meglio, anche in confronto al panorama di soluzioni disponibili con questa diagonale. Intanto sono arrivate le 14 e abbiamo ancora 5 ore e 40 di autonomia.

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