Mandrake 7.2

Management

La Mandrake ha subito cercato di distinguersi per la facilità duso e di configurazione

Nata sulla base della RedHat, la Mandrake ha subito cercato di distinguersi per la facilità duso e di configurazione. Si è presto scrollata di dosso lingombrante presenza della più famosa RedHat, diventando più autonoma attraverso lo sviluppo di tool di configurazione proprietari e proponendo sempre nuove soluzione per rendere Linux alla portata di tutti. Terminato il suo periodo di gavetta, la Mandrake gareggia ora ad armi pari con i marchi più blasonati, talvolta superandoli con la classica esuberanza dei giovani è il caso del Kde 2.0 (Kommon Desk Environment), per la prima volta presente in versione definitiva in una distribuzione Linux. La procedura di installazione è molto curata e accompagna lutente nella configurazione dei punti più critici del sistema il partizionamento dei dischi, per esempio, è facilmente eseguibile grazie allottimo DiskDrake, che permette anche il ridimensionamento delle partizioni. Per aggiungere o rimuovere programmi abbiamo a disposizione il collaudato Rpm, mantenuto dai tempi in cui la Mandrake era strettamente legata alla RedHat. In questa release il fattore che risalta maggiormente è la presenza del nuovo Kde 2.0; si può dire infatti che la Mandrake 7.2 sia stata rilasciata solamente per questo motivo oltre allaggiornamento della maggior parte dei pacchetti e del kernel non sono presenti grosse novità. Per controllare tutta la configurazione del sistema, almeno per quello che riguarda lutilizzo su un normale Pc desktop oppure un su portatile, abbiamo a disposizione il potente Drakeconf che, senza uscire dallambiente grafico, ci consente di effettuare tutte le modifiche necessarie. La Mandrake si conferma quindi la distribuzione più indicata per i nuovi utenti di Linux, creando un ottimo mix di facilità, uso e potenza, rendendola anche indicata per chi la vuole utilizzare come server di rete o come piattaforma di sviluppo.

Autore: ITespresso
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