Manifatturiero: il peso delle medie imprese

Aziende

Le grandi aziende arretrano, le piccole hanno difficoltà a crescere. Secondo
il ?Rapporto Pmi 2005? le imprese che mostrano di ?tenere meglio il mercato?
sono quelle medie

Le piccole e medie imprese guadagnano, dal 1995 al 2003 il 2,8% del valore aggiunto del settore manifatturiero perso dalle grandi. In particolare la riduzione di peso, in termini di prodotto lordo, delle grandi aziende è dovuta alla diversa dinamica di crescita rispetto alle piccole e medie. Ecco uno degli aspetti più interessanti che emergono dal Rapporto ?Pmi 2005? curato da Unioncamere e Istituto Tagliacarne.

Nel periodo esaminato nel rapporto mentre per le Pmi (fino a 249 addetti) l’incremento medio annuo del valore aggiunto è stato pari al 2,7%, quello delle grandi (oltre 250 addetti) e’ stato dell’1%. In particolare le Pmi sono cresciute molto nel Mezzogiorno (+4,3% il tasso di incremento medio annuo del valore aggiunto) e nel Centro (+3,1%), meno nel Nord-Ovest (+2,4) e nel Nord-Est (+2,2%). Nel Nord-Est, però, le imprese maggiori hanno tenuto meglio, aumentando annualmente il proprio valore aggiunto del 3,3%. Il Nord-Est, dunque, è l’unica area del Paese in cui, dal 1995 ad oggi, le grandi aziende hanno accresciuto il loro peso percentuale sul valore aggiunto, mentre la piccola e media impresa l’ha diminuito.

Il rapporto evidenzia come nuovi attori di piccola dimensione con una forte carica competitiva, si vanno progressivamente affermando, svolgendo un importante ruolo di cinghia di trasmissione tra la micro impresa diffusa e le poche medie e grandi aziende. Sono le imprese che potrebbero fare il salto verso la media dimensione e che hanno aspettative positive. E’ un nucleo di circa 15mila delle 540 mila aziende manifatturiere con meno di 249 addetti, che, pur costituendo solo il 3% del totale, rappresentano il 19% del valore aggiunto del settore con circa 900 mila addetti. Questa tipologia d’impresa sta registrando ottime performance in termini di fatturato (a +22,7% saldo delle stime del 2006 contro un -3,0% del totale manifatturiero), di esportazioni (+14,9% contro il 5,6% del totale) e hanno previsioni di investimento elevate per il 2006-2007. Infatti, il 32,5% degli imprenditori realizzerà investimenti nel biennio a fronte della media del 7,4%.

Da tutto il segmento delle Pmi manifatturiere ci sono buone aspettative per il 2006-2007. Stando a un’indagine contenuta nel rapporto (effettuata su 3.500 imprese) un terzo delle imprese (33,8%) stima che il proprio livello di competitività migliori entro il 2007, il 56,6% ritiene che rimarrà stabile e soltanto il 5,9% prevede che peggiori. La quota di ottimiste si concentra tra le imprese con 50-249 addetti (48,8). Il Mezzogiorno ha la quota più alta di previsioni positive: 41,4% rispetto al 29% del Centro e del Nord-Ovest. Tra i settori quello della meccanica è in prima posizione (50,3%) circa le aspettative di miglioramento della competitività. I fattori su cui puntare per alzare il livello di competitività, secondo il campione, sono: marketing, politica dei prezzi, relazioni con la clientela (51,7%), il posizionamento di mercato (innovazione di prodotto e la sua qualificazione, 49,9%), nuovi sbocchi di mercato (40,8%), servizi (compresa la logistica, 34,8%).

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore