Marcia indietro sull’Agenda digitale: il pasticcio WiFi e e-book

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I ritardi dell’Italia nell’Agenda digitale: dalla liberalizzazione del WiFi agli e-book nella scuola digitale

Il Decreto del Fare conteneva due punti chiave dell’Agenda digitale in Italia, ma ora i passi indietro del governo, con il pasticcio WiFi e e-book, mettono a rischio lo sviluppo dell’Agenda stessa. Innanzitutto il Decreto del governo Letta includeva la norma per aprire il WiFi libero nei locali pubblici, bar, alberghi, ristoranti, allineando l’Italia al resto d’Europa in tema di connettività senza fili, chiudendo la brutta parentesi del famigerato Decreto Pisanu. E invece no: neanche la nomina del nuovo responsabile Francesco Caio, Mister Agenda digitale, ha scongiurato la marcia indietro sull’Agenda digitale. La “vecchia logica burocratica che respinge il mondo digitale” ha ancora una volta, portato a casa i suoi gol della bandiera. La commissione congiunta alla Camera ha dato semaforo verde ad emendamenti che invece di liberalizzare il WiFi, già pesantemente ridimensionato, rischiano di tarpargli definitivamente le ali negli esercizi commerciali. Lo ha denunciato sul proprio blog un post di Stefano Quintarelli, oggi Parlamentare italiano: la Commissione Trasporti, Poste e telecomunicazioni ha di fatto introdotto nuovi obblighi che frenerebbero irrimediabilmente la liberalizzazione.

Invece di semplificare, il Decreto complica, in quanto il gestore del locale verrebbe obbligato ad installare, mettere in sicurezza e manutere un server syslog, con costi difficilmente sostenibili per un bar: “Garantire la tracciabilità del collegamento attraverso l’assegnazione temporanea di un indirizzo IP e il mantenimento di un registro informatico dell’associazione temporanea di tale indirizzo IP al MAC address del terminale utilizzato per l’accesso alla rete internet”, mentre ”Il trattamento dei dati personali necessari per garantire la tracciabilità del collegamento di cui al comma 1 è effettuato senza consenso dell’interessato”.

Ma a squalificare la roadmap della digitalizzazione italiana, arriva anche un’altra tegola. Oltre al pasticcio WiFi, che viene reso impossibile nei locali pubblici, il nuovo ministro dell’Istruzione Anna Maria Carrozza, in sintonia con gli editori, ha fatto slittare di un altro anno l’introduzione dei libri digitali nelle scuole.

Gli editori avevano già presentato ricorso al Tar contro l’adozione dei libri di testo digitali nelle scuole, accusando il precedente ministro di aver deciso senza valutare l’impatto sugli aspetti didattici né sulla salute di bambini e adolescenti. Un ricorso dal sapore apodittico “quasi” luddista, secondo noi.

Il ministro Carrozza, adducendo motivi diversi (dalla carenza del WiFi alla mancata chiarezza su oneri e sostenibilità), abbraccia de facto la richiesta degli editori, che avevano già protestato presso l’AIE: “Fermiamo tutto, l’accelerazione impressa all’introduzione dei libri digitali è stata eccessiva, voglio prendere in mano la questione ed esaminarla a fondo. Deponete le armi”.

Due punti qualificanti dell’Agenda Digitale – dalla liberalizzazione WiFi agli e-book nella scuola digitale – vengono così cancellati con due tratti di penna. Forse, una penna d’oca, per far piacere alle Lobby che remano contro la digitalizzazione in Italia? L’interrogativo, come si dice in questi casi, è d’obbligo.

Rimane il fatto che il ritardo italiano nel WiFi è cronico. E già a marzo l’OCSE ha denunciato un altro grave ritardo italiano, quello nella scuola digitale. Il ritardo negli e-book è anch’esso sotto gli occhi di tutti. I passi indietro nell’Agenda digitale sono, francamente, ingiustificabili. Ci appelliamo a Mister Agenda digitale, Francesco Caio, per impedire i passi indietro che ipotecano il futuro stesso dell’Agenda in Italia.

I ritardi dell'Italia nell'Agenda digitale: dalla liberalizzazione del WiFi agli e-book nella scuola digitale
I ritardi dell’Italia nell’Agenda digitale: dalla liberalizzazione del WiFi agli e-book nella scuola digitale
Autore: ITespresso
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