Mark Zuckerberg è il prossimo Steve Jobs?

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Facebook guarda al Mobile per crescere

Se Facebook otterrà un’IPO 100 miliardi di dollari, il social network da 850 milioni di utenti varrà 26.9 volte le vendite degli ultimi 12 mesi. Sarà la nona società hi-tech per capitalizzazione di Borsa

Mark Zuckerberg, Ceo di Facebook, ha deciso che si ridurrà lo stipendio a un solo dollaro l’anno, come Steve Jobs. Ma le affinità con l’ex Ceo e co-fondatore di Apple, non finiscono qui. Facebook ha ridefinito la social era del computing: Facebook è più un modo di connettere le persone che un business. Secondo WPP, Mark Zuckerberg ha un “approccio evangelico all’advertising“: vede Facebook “come un veicolo per aprire la comunicazione e non per monetizzare“. Secondo Reuters a febbraio Facebook potrebbe presentare nuovi prodotti advertising soprattutto in ambito Mobile. Si dice che il successo della pubblicità su Facebook potrebbe metterla addirittura in competizione con l’advertising Tv.

Facebook con i suoi 3200 dipendenti sul mercato secondario è già valutata 94 miliardi di dollari. In attesa dell’Ipo è una valutazione “alta”. Se all’IPO verrà valutata fra 75 – 100 miliardi di dollari, il social network di Menlo Park sarà la nona società hi-tech per capitalizzazione di Borsa: la prima, in assoluto, è Apple con oltre 400 miliardi di dollari di valutazione, ha superato anche Exxon Mobil.

Se Facebook otterrà una capitalizzazione da 100 miliardi di dollari, secondo Bloomberg, varrà 26.9 volte le vendite degli ultimi 12 mesi, più del doppio di Google quando sbarcò in Borsa nel 2004. I ricavi di Facebook l’anno scorso si sono impennati dell’88% a 3.71 miliardi di dollari, mentre i profitti sono schizzati due terzi a 1 miliardo di dollari tondo.

Ma, secondo Cnet, Facebook vale 200 miliardi di dollari, come tutte le aziende che hanno ridefinito l’era del computing, e Zuckerberg l’ha ridefinita in chiave social. IBM ha rinnovato il computing, dal mainframe ai servizi. Microsoft ha aggiornato il software dei Personal computer ed ora domina i desktop e server basati su microprocessori. Google è emersa come l’azienda del computing nell’era Internet. E non è un caso che tutti questi colossi sono da oltre 200 miliardi di dollari di capitalizzazione. Tre quarti del fatturato di Apple arrivano dal Mobile, e – come regina del Mobile computing- Apple è valutata oltre 400 miliardi di dollari. Insomma, se 100 miliardi di valutazione vi sembrano tanti, Facebook potrebbe aspirare a raddoppiare a 200 miliardi di dollari, dopo essere sbarcata a Wall Street.

Ajay Bhalla, di Global Innovation alla Cass Business School, ritiene che Zuckerberg si avvii ad essere il “prossimo Steve Jobs”: “(…) Quando le aziende guidate dal proprio fondatore avviano il processo di IPO spesso mantengono il “privilegio del fondatore”, specialmente quando il fondatore opta per mantenere il controllo, anziché diluirlo. Questo significa che, mantenendo il controllo, Zuckerberg invia un segnale chiaro alle parti interessate (gli investitori ed i clienti) : l’azienda manterrà una consistente supremazia strategica. Zuckerberg sta seguendo le orme dei fondatori carismatici come Jobs, Gates, Brin e Page che, mantenendo il controllo, sono stati in grado di dirigere la propria visione strategica senza interferenze da parte di altri azionisti maggiori. Siccome l’azienda continua ad evolversi, dalla rete a segmenti diversi, il controllo di Zuckerberg sull’ azienda continuerà a generare interesse e inviare segnali di ottima reputazione, che saranno in grado di generare maggiore ricchezza per gli azionisti di quanto sarebbe altrimenti il caso“.

Secondo comScore, Facebook detiene il 28% delle “impressions” del mercato banner Usa. Ma il social network vende le display ads a un prezzo basso. Se Mark Zuckerberg integrerà le funzionalità del social networking con le “sponsored stories” o spot che mettono in evidenza che a un amico piace un brand o un prodotto, Facebook potrà rivalutare l’advertising. Va però capito fino a che punto Facebook potrà evolvere, alzando l’asticella nell’advertising mirato senza andare a sbattere contro il muro delle normative privacy (nel 2008 Facebook inciampò nel “caso Beacon”). L’importante, secondo WPP, è che la domanda di crescita e di fare numeri, non incida sulla creatività e sull’evoluzione della piattaforma.

Ma se Facebook troverà un giusto equilibrio, non potrà che crescere. Secondo Zenith Optimedia, l’advertising online crescerà alla media annuale del 15.9% a quota 113 miliardi di dollari nel 2014, rispetto a 84.2 miliardi di dollari (stimati per il 2012). L’online andrà alle spalle della pubblicità Tv a quota 215.7 miliardi di dollari.

Facebook è un “superbo branding medium, attualmente più adatto alle PR che all’advertising“, secondo Sorrell, che prevede una “battaglia reale” fra Facebook e Google+ nel social advertising. La competizione è intensa, ma se Mark Zuckerberg muoverà le pedine giuste sulla scacchiera, Facebook avrà grandi opportunità.

Ajay Bhalla, di Global Innovation alla Cass Business School, ritiene che Zuckerberg si avvii ad essere il “prossimo Steve Jobs”: “(…) Quando le aziende guidate dal proprio fondatore avviano il processo di IPO spesso mantengono il “privilegio del fondatore”, specialmente quando il fondatore opta per mantenere il controllo, anziché diluirlo. Questo significa che, mantenendo il controllo, Zuckerberg invia un segnale chiaro alle parti interessate (gli investitori ed i clienti) : l’azienda manterrà una consistente supremazia strategica. Zuckerberg sta seguendo le orme dei fondatori carismatici come Jobs, Gates, Brin e Page che, mantenendo il controllo, sono stati in grado di dirigere la propria visione strategica senza interferenze da parte di altri azionisti maggiori. Siccome l’azienda continua ad evolversi, dalla rete a segmenti diversi, il controllo di Zuckerberg sull’ azienda continuerà a generare interesse e inviare segnali di ottima reputazione, che saranno in grado di generare maggiore ricchezza per gli azionisti di quanto sarebbe altrimenti il caso“.

Autore: ITespresso
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