Martin Mystère Operazione Dorian Gray

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Il "Detective dell’Impossibile" si cimenta nella sua impresa più difficile: diventare un videogioco.

La prima trasposizione videoludica di Martin Mystère, il celebre personaggio creato dalla china di Alfredo Castelli, consiste nella più classica delle avventure grafiche bidimensionali “punta e clicca”. Per certi versi, un vero e proprio salto nel passato che, insieme al sapore dei bei tempi andati, porta però con sé anche le limitazioni tipiche di quel periodo, cui aggiunge nuovi bug e imperfezioni. L’avventura è molto lineare, basata su passaggi obbligati e priva di invenzioni degne di nota. Gli enigmi sono quasi sempre logici, ma per lo più triti, noiosi e spesso inseriti nel filone della sceneggiatura in modo del tutto gratuito (fino a sfiorare il ridicolo). Peraltro, molti dei numerosissimi oggetti presenti nelle diverse ambientazioni divengono “attivi” (ossia prelevabili o utilizzabili per la soluzione degli enigmi) solo in determinate circostanze: da cui l’esigenza (del tutto artificiosa) di rivisitare costantemente gli ambienti per verificare l’eventuale “materializzazione” di nuove possibilità di interazione. E poi, perché riempire le già ricchissime ambientazioni di “oggetti civetta” che possono essere aggiunti al proprio inventario pur non avendo alcuna utilità ai fini dell’avventura? Si tratta di un inutile appesantimento tanto più che essa è già gravata dei terribili dialoghi, realizzati secondo un approccio a dir poco arcaico. Per ogni scena viene presentato un lungo elenco dal quale selezionare le domande da porre all’interlocutore: purtroppo la scelta è del tutto irrilevante, dal momento che per concludere positivamente la conversazione (e ottenere le informazioni necessarie) bisogna farle tutte. E, naturalmente, l’esito di ciascuna di esse non incide in alcun modo sulla possibilità di porre le successive tanto meno sull’atteggiamento della controparte. In pratica si tratta di attivare un lungo e noioso “botta e risposta” automatico che si può solo sperare di concludere il più rapidamente possibile. È comunque ovvio che il gioco non ha ricevuto il dovuto “collaudo”. Il puntatore è impreciso, al punto di segnalare spesso gli oggetti laddove non si trovano o, al contrario, di individuarne taluni che sullo schermo non compaiono proprio. Come se ciò non bastasse, in talune situazioni (in genere durante l’osservazione di dettagli) il gioco si blocca, ed è necessario riavviarlo da un salvataggio precedente. La debolezza del lato tecnico è un vero peccato perché invece la grafica è ben realizzata, la storia è accattivante (seppure sceneggiata in modo dilettantesco), l’interfaccia efficace e il prezzo del gioco piuttosto economico. Nonostante queste apprezzabili doti Operazione Dorian Gray può raggiungere solo poco più della sufficienza.

Autore: ITespresso
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