Max Payne 2

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Non tutti gli sparatutto sono uguali.

Non tutti gli sparatutto sono uguali. E Max Payne, quando uscì due anni fa, dimostrò di essere decisamente meno uguale degli altri. Fu difficile non rimanere a bocca aperta di fronte a un gioco che, per quanto ben poco originale, presentava un livello di cinematograficità mai visto sino ad allora. Vuoi per la grafica fuori dal mondo, vuoi per le coreografie acrobatiche del protagonista, vuoi, ancora, per gli effetti speciali, la sensazione era più quella di interpretare un film girato da Jhon Woo (e sceneggiato da Raymond Chandler) piuttosto che di trovarsi di fronte a un videogioco. Max Payne 2 eleva al quadrato tutte le caratteristiche del suo predecessore, senza però apportare sostanziali modifiche alle meccaniche del gioco. Nonostante il taglio cinematografico, la trama è a tratti traballante, mentre la sceneggiatura, in perfetto stile ‘noir-hard boiled’, non perde un colpo con il vorticoso inanellarsi di flashback e colpi di scena, montati magistralmente gli uni sugli altri. Il succo rimane comunque uno sparatutto (in terza persona) suddiviso in singole missioni, via via più frenetiche (e tattiche) man mano che le vicende si evolvono. Anche se è presente una certa interazione con gli scenari, non c’è traccia di enigmi o di altri elementi avventurosi. Max si limita a imbracciare il suo ricco arsenale, che spazia dal doppio Uzi al fucile di precisione, recuperando di tanto in tanto parte della salute perduta con gli antidolorifici nascosti qua e là negli scenari. Il suo pezzo forte è però il cosiddetto bullet time. In questa modalità, che può essere attivata in qualunque momento (ma per periodi limitati) l’azione viene rappresentata al rallentatore, in stile Matrix, così da permettere a Max di esibirsi in ogni genere di acrobazia per evitare il fuoco nemico e ricambiare con una pioggia di piombo. La grafica del gioco è impressionante: le schede video di ultima generazione vengono sfruttate all’osso per arricchire il gioco di ogni possibile effetto speciale, fino a sfiorare, in più di una circostanza, il fotorealismo. Illuminazione dinamica, ombre, effetti specchio, texture ad alta risoluzione, filtri ottici di ogni genere… sotto il profilo estetico a Max Payne 2 non manca davvero nulla. E a tutto ciò si aggiunge lo splendido modello fisico applicato alle animazioni dei personaggi e a tutti gli oggetti mobili presenti negli scenari: è incredibile vedere come i corpi dei nemici reagiscano realisticamente all’impatto dei proiettili, mentre suppellettili e arredamento rispondono correttamente alla legge di gravità e ai principi della cinetica. L’utilità pratica di un simile sistema è pressoché nulla, ma l’effetto scenico è impagabile. Max Payne 2 è un gioco godibilissimo, intenso, immersivo, di quelli che è difficile abbandonare prima di averli completati. Ed è proprio qui che, come si suol dire, casca l’asino. L’unico vero difetto del gioco è infatti la sua estrema brevità. Con un minimo di slancio e un po di impegno può essere terminato in sei ore. D’altronde, è giusto misurare le emozioni con il cronometro?

Autore: ITespresso
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