McAfee: dalla recessione più vulnerabilità per la proprietà intellettuale

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La recessione mette a rischio la proprietà intellettuale e l’impegno nel proteggere le informazioni varia enormemente

McAfee ha diffuso i risultati del primo studio sulla sicurezza delle informazioni economiche globali. Nel report, intitolato Sistemi economici non garantiti, proteggere le informazioni essenziali, si mettono in guardia gli utenti sul fatto che la recessione globale sta esponendo a un rischio assai maggiore che in passato informazioni vitali come la proprietà intellettuale.

Le aziende intervistate hanno stimato una perdita complessiva per un valore pari a 4,6 miliardi di dollari di proprietà intellettuale nel solo 2008. E’ valutata in 600 milioni di dollari la spesa per riparare ai danni dovuti a violazione dei dati.

“Sulla base dei risultati dell’indagine la stima di McAfee è che i danni a livello mondiale dovuti alla perdita di dati tocchino il trilione di dollari“ha affermato Dave DeWalt, presidente di McAfee. “ L’aumento della pressione sulle imprese per contenere le spese e tagliare il personale hanno portato a rendere le difese più porose e a maggiori opportunità per la criminalità. Le aziende devono smettere di pensare alla sicurezza come a un centro di costo e iniziare a considerarlo un fattore di successo .”

L’impegno nel proteggere le informazioni vitali varia enormemente. I Paesi in via di sviluppo sono più motivati e investono di più per proteggere la proprietà intellettuale rispetto ai loro colleghi occidentali. Brasile, Cina e India spendono di più in sicurezza rispetto a Germania, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone. D’altra parte Cina, Pakistan e Russia sono state identificate come zone problematiche per varie motivazioni legali, culturali e economiche. Il 26% degli intervistati ha volontariamente evitato di archiviare la propria proprietà intellettuale in Cina. Di contro, il 46% di intervistati Cinesi è convinto che gli Stati Uniti rappresentino la minaccia più grande per la loro proprietà intellettuale.

Gli esperti segnalano un aumento nel numero di intrusioni dirette ai dati aziendali da parte di bande organizzate appartenenti alla mafia cibernetica. La preoccupazione maggiore indicata dal 39% degli intervistati è stata la protezione delle proprie proprietà intellettuali da furti di dati provenienti dall’esterno.

Un numero crescente di dipendenti finanziariamente alle strette sta utilizzando le proprie credenziali di accesso ai dati aziendali per rubare informazioni riservate. Il 42% degli intervistati ha dichiarato che i dipendenti licenziati costituiscono la maggiore minaccia per le informazioni essenziali.

Autore: ITespresso
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