McNaught (Wyse): Non temiamo la crisi né la virtualizzazione

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Un nuovo approccio architetturale, dietro la sigla Cpa, e molti nuovi annunci di thin client e relativo software caratterizzano l’attuale fase di crescita dell’azienda americana

Se questi sono tempi di crisi, Wyse pensa di poterne trarre giovamento. Il produttore di thin client, infatti, forte di due trimestri chiusi con altrettanti record nelle vendite, ha approfittato del periodo per risistemare la propria offerta e proporsi al mercato con l’immagine di chi non arriva per chiedere di aggiungere pezzi al sistema informativo, ma propone di ripensare l’architettura in funzione del risparmio di costi, puntando sulla virtualizzazione e sull’uso di thin client al posto dei personal computer sulle scrivanie dei dipendenti delle aziende.

Se in passato la moltiplicazione delle applicazioni aveva spinto all’acquisto di pc per poterle far funzionare al meglio, oggi la virtualizzazione ha cambiato lo scenario, riportando tutto sul server e creando compatibilità applicativa a livello di client attraverso gli hypervisor e la tecnologia che va implementata sulle architetture.

Naturalmente, l’offerta va tenuta aggiornata e allineata alle evoluzioni in corso nelle aziende. Ecco perché Wyse oggi propone una suite software completamente rinnovata, che va ad affiancare la tradizionale offerta di terminali leggeri, abbinando alla virtualizzazione (con Citrix e VmWare come riferimenti tecnologici di base) il supporto della voce su Ip e le funzioni multimediali. “È questo lo scopo primario della Collaborative Processing Architecture – spiega il chief marketing officer dell’azienda, Jeff McNaughtsubstrato di tutti i potenziamenti destinati ad arricchire ora e in futuro i nostri thin client”. Tcx Usb Virtualizer 2.0, Tcx Multi-Display e Tcx Rich Sound 1.0 sono le ultime aggiunte alla suite e si occupano rispettivamente di far riconoscere al terminale quali periferiche sono collegate anche se i driver stanno sul server, di migliorare il supporto di diversi display superando il limite dei protocolli e di rendere più fluido e meno pesante la decodifica dei segnali multimediali, segnatamente per agevolare l’uso del video sui thin client.

A queste novità software, si aggiungono aggiornamenti anche nella gamma di dispositivi. Il Wyse R50L (sotto SuSe Linux Enterpris) e il Wyse R90L (sotto Windows Xp Embedded) sono modelli capaci di gestire anche due schermi digitali. Il supporto multimediale permette una decodifica del video ad alta definizione in 720p. A livello di connettività, invece, sono integrati moduli Wi-Fi e Bluetooth 2.0.

La gamma Wyse V10L, invece, viene ampliata con il modello “Dual Dvi”, che propone una doppia uscita video digitale. Per gli utenti mobili, la società distribuisce il Wyse X50L, un terminale dotato di schermo da 15,4 pollici e funzionante sotto SuSe Linux Enterprise. Secondo McNaught, “la nuova gamma apre la via a molte nuove applicazioni, nel multimedia, nella visualizzazione digitale e nella virtualizzazione del posto client, con l’obiettivo di ridurre il costo dei data center. Se si aggiungono la gestione intelligente del multi-schermo, delle periferiche Usb e dell’audio, si può capire come oggi si sia di fronte a un thin client profondamente diverso da quello proposto solo due anni fa”.

Il messaggio di Wyse appare piuttosto chiaro: “Vogliamo spostare la complessità dalla postazione di lavoro al data center, dove è più gestibile, riducendo i costi complessivi dell’architettura”, come puntualizza Mcnaught. Nel mirino ci sono, ovviamente, i personal computer tradizionali, vero “avversario” da combattere nel nome di una nuova centralizzazione. Quanto ai netbook, che stanno iniziando a prendere piede anche nelle aziende, il giudizio di McNaught è altrettanto deciso: “Non sono dispositivi adatti ad ambienti con tanti utenti. Noi facciamo thin client delle stesse dimensioni, ma pronti per lavorare in contesti anche molto complessi”.

Autore: ITespresso
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