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Fine anno, tempo di bilanci tra abbondanza di dati e percentuali deludenti. Proviamo a fare il punto sulla situazione del mercato Ict e dell’economia per delineare il quadro di riferimento di un futuro sostenibile

Siamo sommersi da una grande quantità di analisi e ricerche sul mercato Ict, ma da questa mole di informazioni non è facile ricavare indicazioni utili a comprendere le prospettive del mercato. Bisogna valutare anche gli effetti della congiuntura negativa, che non sembra abbandonare il mercato e continua a lasciare in sospeso il destino del settore e della stessa economia nazionale. In una materia così vasta è difficile mettere ordine e trarre conclusioni. Ci proviamo tralasciando la parte relativa al confronto di analisi e dati di varie provenienze, nella speranza di trovare argomenti per soddisfare il bisogno di chiarezza di molti imprenditori e società, impegnati a scrutare i possibili orizzonti del mercato.

Per il terzo anno consecutivo il nostro Paese investe poco in strumenti e servizi, essenziali per l’innovazione. La crescita complessiva del mercato Ict è debole, e l’informatica non dà segni di ripresa,mentre è migliore l’andamento delle telecomunicazioni. Questi dati trovano conferma in vari istituti di ricerca: dai dati Assinform (Netconsulting) a quelli di istituti privati come Sirmi, fino alle fonti europee più accreditate (Eito). L’economia italiana si muove più lentamente rispetto agli altri Paesi europei, e anche le previsioni per il 2005 segnano complessivamente una crescita dell’1,8%. Ma se guardiamo più da vicino It e Tlc scopriamo che marciano a ritmi differenti. L’It nel 2004 cresce soltanto dello 0,6%, ma sono migliori le prospettive per il prossimo anno dove si dovrebbe raggiungere un aumento del 3,3%. Sul fronte delle telecomunicazioni, dove troviamo minor frammentazione, i dati sono più costanti nel tempo, quest’anno la crescita è stata del 3,9%,mentre l’incremento previsto per il 2005 dovrebbe attestarsi sul 4%. Cifre, per il nuovo anno, non troppo distanti dalla media europea, che dovrebbe attestarsi sul 4,2 per l’It e sul 3,8 per le Tlc.Un aspetto che deve far riflettere soprattutto alla luce dei fenomeni sempre più interessanti legati alla convergenza. Nella situazione italiana ci sono anche alcuni elementi positivi, come l’esplosione delle connessioni a banda larga (nel 2004 più di 4,2 milioni di connessioni), e la crescita sostenuta della mobilità, che dovrebbe avere ricadute positive a partire dal 2005 con i servizi di telefonia Umts. La maggiore attenzione verso la mobilità ha creato una forte crescita dei computer portatili, e un effetto di trascinamento c’è stato anche per software e servizi professionali, ma in misura ridotta rispetto al resto del continente. Il ruolo della telefonia mobile rimane determinante: è il principale driver della convergenza in Italia. In questo segmento la crescita è maggiore della media europea e molte speranze di ripresa nascono proprio da questo fattore e dalla possibilità di sfruttare meglio i servizi collegati all’uso del cellulare.

Vale la pena di domandarsi se siamo di fronte a una crisi strutturale o solo a un andamento dovuto all’attuale situazione di stallo economico. “Le incertezze del quadro economico non sono sufficienti a spiegare questi andamenti – risponde il presidente di Assinform, Pierfilippo Roggero. Gli investimenti in Ict possono permettere a centinaia di migliaia di piccole e medie imprese di innovare i processi e fare sistema in modo nuovo, ricreando robusti margini di competitività. Se ancora mostrano una dinamica inferiore a quella degli investimenti in attrezzature e macchinari, cresciuti nel primo semestre di oltre 2 punti, è evidente che non sono percepiti nella loro potenzialità”. In effetti, le piccole e medie imprese continuano a rimandare gli investimenti It per innovare i processi.Ma anche le grandi imprese sembrano investire solo per avere ritorni di breve periodo, in un’ottica di consolidamento e razionalizzazione dell’esistente. Se il sistema delle imprese, non è esente da responsabilità e presenta un certo calo di tensione, è anche vero che manca un riferimento per stimolarla. In un sistema come il nostro, dove le Pmi svolgono un ruolo molto importante, mancano indirizzi e strumenti di incentivazione per dare la giusta prospettiva alle scelte più coraggiose e lungimiranti.

Cominciamo a dare un’occhiata al panorama mondiale dove troviamo una situazione molto diversa sia rispetto all’Italia che all’Europa. La ripresa nel 2004 si è manifestata in modo robusto e per certi versi convincente. A trainarla sono stati gli Usa e i Paesi asiatici (Giappone compreso) con tassi di crescita superiori al 4%, mentre l’Europa ancora si muove a velocità dimezzata (2,3%) e l’Italia fa da fanalino di coda con un modesto 1,2%, dovuto soprattutto al buon andamento delle telecomunicazioni. In questa situazione, non proprio rosea, possiamo trovare conforto nelle parole di Bruno Lamborghini,presidente di Eito:”Dopo il declino del triennio 2001-2003, il quadro si presenta in netta ripresa anche grazie alla spinta della banda larga e al lento diffondersi della cultura della convergenza. La situazione è vitale grazie ai nuovi media e alla crescita del mercato consumer, più attento e disponibile nei riguardi del digitale. Per l’Europa ci sarebbero buone opportunità da cogliere, ma bisogna affrontare in tempo la nuova fase”. Attenzione, l’Europa rischia anche di avere un ruolo marginale come sistema industriale e, in misura molto minore, come mercato. Nel Vecchio Continente troviamo punti di debolezza e di forza, ma anche se la ripresa appare frenata vi sono elementi sufficienti per sperare in un’evoluzione positiva.Tra gli elementi di debolezza l’indagine Eito sottolinea: l’invecchiamento della popolazione e delle produzioni, la frammentazione dei mercati e degli standard, l’inefficienza del ciclo ricercainnovazione, la presenza di poche aziende globali, la bassa produttività, i limitati investimenti It, la ridotta concorrenza nelle public utilities e i pesanti ostacoli burocratici e normativi. Sono, invece, punti di forza: le infrastrutture di telecomunicazione, la ricerca e le competenze, i mercati potenziali, l’alto reddito delle popolazioni, il patrimonio culturale e le opportunità offerte da applicazioni specialistiche e culturali

Chi legge può comprendere da solo dove collocare le attuali debolezze del nostro Paese, mentre se vogliamo guardare alle tendenze sembra evidente che connettività, interoperabilità, semplicità di utilizzo, infomobilità e produzione e/o distribuzione di contenuti digitali sono lo scenario di fondo su cui muoversi. Oggi il sistema è ancora troppo ingessato o, come in Italia, frammentato e sotterraneo. Per guardare al futuro in modo sereno gli europei devono saper coniugare la società dei media con quella informatica. Per farlo devono separare l’accesso dall’interoperabilità e promuovere nuove imprenditorialità spingendo la ricerca, l’università e le Pmi a muoversi più rapidamente con strumenti finanziari innovativi e politiche fiscali convincenti.Ma occorre soprattutto maggior spirito d’avventura e una spiccata tendenza all’aggregazione e allo sviluppo di nuove imprese nelle aree della convergenza, dei contenuti-media e dei servizi digitali aperti e specializzati. Non vanno trascurati i problemi di pagamento sull’on line, e bisogna cominciare a lavorare sui contenuti che potrebbero essere vincenti. L’Europa ha molto da dire, ma bisogna superare una concezione ancorata al fabbisogno degli oligopoli e delle consorterie nazionali, favorendo le aggregazioni delle impresa per ecosistemi, in modo da raggiungere dimensioni competitive che permettano al consumatore di usufruire a pieno delle potenzialità offerte dalla convergenza e dal nascente sistema digitale. Imprese e istituzioni dovrebbero guardare di più alle necessità dei consumatori, visti non solo come compratori, ma anche come utenti di servizi e contenuti.

Autore: ITespresso
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