Microsoft ammette il fallimento di Vista

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Il colosso del software ha avviato più rapidamente del solito la procedura di
riduzione dei prezzi

MICROSOFT è costretta ad ammettere nei fatti che Vista è un giocattolo che nessuno vuole. Ci sono stati due segnali molto evidenti, la settimana scorsa, che fanno riflettere. Prima di tutto Dell ha annunciato che continuerà a offrire i suoi PC, nel mercato home, anche equipaggiati c on Windows XP. Inoltre, da quando Vista ha iniziato la sua distribuzione, Microsoft ha incontrato costantemente grandi difficoltà a venderlo. In altri termini l’utenza ha in gran parte tenuto questo nuovo sistema fuori dalla porta, non fidandosi di diversi suoi aspetti. È il classico effetto collaterale di una posizione di monopolio, e Microsoft ha voluto aggiungere un altro capitolo a questo romanzo sul suo ruolo dominante: ha costretto tutti i maggiori OEM ad adottare Vista, ricavandone solo una ritorsione. E quello che è avvenuto nell’area OEM ha forzato ancora di più la mano a Microsoft. Si tratta di un segnale che fa aleggiare intorno a Vista un’atmosfera da fallimento. Certo, V ista non è proprio andato a vuoto, ci sono OEM che Microsoft stringerà nell’angolo e a cui venderà il suo prodotto, ma il risultato sarà solo quello di spingere altri produttori a orientarsi verso Linux. Forse siamo arrivati a un capolinea. Volete ancora un’altra dimostrazione del fallimento di Vista? Bill Gates sta vendendo, in Cina, una versione bundled di Windows al prezzo stracciato di tre dollari. Da dove proviene tutto questo altruismo? Semplicemente perché non può combattere la pirateria e Microsoft spera, con questa operazione, di consolidare il suo monopolio di vendite. Windows può essere piratato, Linux ha il vantaggio del prezzo, tutti e due non costano nulla. Con Vista, Microsoft ha però reso più difficile la procedura di realizzazione di copie pirata. Certo, è possibile utilizzare diversi sistemi, compreso l’hacking del BIOS, ma il punto è che sono aumentate le difficoltà, così che molte più persone sono costrette a comprarlo. Ma come si fa, in un paese in cui il salario medio di una persona è di $ 100, a proporre un prodotto che ne costa circa 300? Anche Acer aveva criticato la politica di aumento dei prezzi di Microsoft. E che cosa fa Microsoft? Abbassa il prezzo. Non si tratta della prima volta in un’operazione del genere. Lo stesso accadde con Office 2003 che, anche se difficile da piratare, fu poi trasformato in una edizione student da $ 150. Ma è passato molto tempo, e le cose, oggi, sono messe molto peggio. Microsoft ha un’idea alquanto personale della povertà, secondo loro ogni utente un giorno diventerà abbastanza ricco da permettersi i prodotti a prezzo pieno. Ma si tratta di un’idea rischiosa: se, come è accaduto, un software cambiando edizione aumenta del 100%, la gente comincerà piuttosto a cercare delle alternative. E così Microsoft ha avviato più rapidamente del solito la procedura di riduzione dei prezzi. Il sistema è sempre quello di promuovere un aggiornamento anche alla nuova versione di Office, visto che ci sono alternative pronte a prenderne il posto. Microsoft ha perso la sua abilità di esperto combattente e rischia l’estinzione. Non è infatti capace di competere ad armi pari, e così ha fatto marcia indietro adottando la strana e pericolosa tecnica degli sconti. Stiamo così assistendo a una perdita di potere mai vista in precedenza, con una conseguente ammissione, anch’essa senza precedenti, di fallimento. E la parte più divertente di tutto questo è che, se Microsoft è nei guai è solo a causa delle scelte sbagliate che sta continuando, testardamente, a compiere.

Autore: ITespresso
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