Microsoft fa causa al governo contro le richieste segrete di dati

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Microsoft fa causa al governo contro le richieste segrete di dati
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Microsoft accusa il governo USA di violare il Quarto Emendamento della Costituzione americana, quello che difende da perquisizioni, arresti e confische irragionevoli, e il Primo Emendamento sulla libertà di espressione

Contro la sorveglianza, Microsoft era già scesa in campo a fianco di Apple, ma ora va oltre ed intenta causa al governo USA contro le richieste segrete di dati, perché gli utenti devono sapere se le loro email vengono spiate. L’azienda di Redmond accusa il governo USA di violare il Quarto Emendamento della Costituzione americana, quello che difende da perquisizioni, arresti e confische irragionevoli, e il Primo Emendamento sulla libertà di espressione.

Microsoft fa causa al governo contro le richieste segrete di dati
Microsoft fa causa al governo contro le richieste segrete di dati

Microsoft si batte per avere il diritto d’informare gli utenti se un’agenzia federale spia la loro posta elettronica. La causa dell’azienda guidata dal Ceo Satya Nadella si focalizza sullo storage di dati su server remoti più che sui Pc in locale.

Il governo invece, protetto dall’Electronic Communications Privacy Act (ECPA), sta intensificando le indagini sul cloud, ma l’Ecpa è un’azienda vecchia di 30 anni, scritta prima dell’avvento dell’utilizzo di massa della Rete e dello storage online, dunque, secondo Microsoft, va rivista.

Si surriscalda di nuovo il fronte che vede contrapposta Washington e le aziende IT, proprio mentre Apple e l’FBI devono tornare al Congresso per rendere conto del loro disaccordo sull’accesso a dispositivi cifrati: settimana prossima dovranno testimoniare alla commissione House Energy and Commerce, in due sessioni separate, il consigliere generale di Apple, Bruce Sewell, e Amy Hess, direttore del Federal Bureau of Investigation (Fbi). Il braccio di ferro continua perché l’Fbi è in grado di crackare i vecchi modelli di iPhone, ma non quelli più recenti, con il sensore Touch ID per le impronte digitali.
Il Senato è al lavoro su una bozza legislativa che obbligherebbe le aziende hi-tech a decifrare i dati crittati. Le organizzazioni per le libertà civili e gli esperti di sicurezza temono che si tratti di un primo passo verso la messa al bando della crittografia forte, l’unica diga contro i cyber-criminali e per rendere davvero sicure le transazioni in Rete.

Autore: ITespresso
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