Microsoft, Google e Facebook chiedono a Obama chiarezza sul Datagate

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Google, Facebook e Microsoft chiedono a Obama più trasparenza nel Datagate @shutterstock

I colossi del Web come Google, Facebook e Microsoft vogliono la massima trasparenza. E chiedono all’amministrazione Obama l’intervento del Dipartimento di Giustizia per sgombrare il campo dagli equivoci nel caso Prism

Accusati di aver aperto le loro reti alle spie di NSA, i colossi del Web – messi alla gogna anche nella Relazione annuale del Garante Privacy italiano -, non ci stanno e chiedono delucidazioni al Dipartimento di Giustizia. Le accuse sull’accesso diretto sono false ed è l’ora di fare il punto. I colossi del Web come Google, Facebook e Microsoft vogliono la massima trasparenza. E chiedono all’amministrazione Obama l’intervento del Dipartimento di Giustizia per fare chiarezza, dopo il polverone sollevato dal “caso Prism“.

Secondo Microsoft, il governo statunitense dovrebbe urgentemente “permettere più grande transparenza sui volumi aggregati e sullo scopo delle richieste di sicurezza nazionale, inclusi gli ordini di FISA (Foreign Intelligence Surveillance Act), dovrebbe aiutare la comunità a capire e ad aprire un dibattito sull’importanza di questi temi“. Microsoft ha chiesto al governo di concedere alle aziende la facoltà di essere ancora più trasparenti, per rassicurare i propri utenti.

Google aveva già chiesto il consenso a pubblicare il numero totale di richieste di informazioni in merito alla sicurezza nazionale. David Drummond, chief legal officer di Google, ha scritto una lettera aperta ai federali per parlare della sorveglianza governativa. Google  ha finora ammesso a Wired che quando arrivano queste richieste, diamo informazioni al governo USA di persona o attraverso FTP; ma non è affatto vero che il governo attinga ai dati direttamente dai nostri server. Google dà poi il massimo di informazioni tramite il transparency report, e a marzo aveva rivelato le  National Security Letters inviate dall’FBI, promettendo statistiche annuali sulle richieste NSL.

Ted Ullyot, general counse di Facebook, ha detto che i federali dovrebbero almeno consentire alle “aziende di includere informazioni sulla dimensione e sullo scopo delle richieste di sicurezza nazionale che noi ricaviamo, e non vediamo l’ora di pubblicare un report che includa queste informazioni.”

I colossi del Web, a cui l’avvocato generale Eric Holder, ha “tappato la bocca” impedendo loro di rivelare dettagli, si lamentano del fatto che hanno impegato anni ed anni per aver conquistato la fiducia degli utenti, grazie alla serietà e alla professionalità dei propri servizi, e ora non vogliono dover ripartire da zero, a causa del “caso Prism”.

Le richieste delle Big IT fanno pressioni su Obama per concedere più trasparenza sulla cyber sorveglianza, mentre i Democratici USA vogliono alzare il velo, almeno parzialmente, su Foreign Intelligence Surveillance Court.

Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che si vantava di essere il più trasparente nella storia americana, rischia di essere travolto dal caso Datagate. Il Washington Post ha dovuto cambiare la prima versione dell’articolo, in cui parlava di “accesso diretto” tramite backdoor, dopo che Cnet aveva affermato che ciò era completamente falso.

Amnesty International insieme a giornalisti ha lanciato una sfida legale alla Section 702 (detta 1881a), ma la Corte Suprema l’ha rigettataper 5 voti a 4.

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Google, Facebook e Microsoft chiedono a Obama più trasparenza nel Datagate
Autore: ITespresso
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