Microsoft Kinect, agitiamoci davanti al video

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Si gioca davanti al televisore solo con il proprio corpo, senza strumenti di controllo, basta muoversi e agitarsi. Agitare è un verbo latino che significa ‘mettere in moto’, ma anche ‘rimulinare’ quando si riferisce alla mente che pensa e riflette su una cosa osservata sotto ogni aspetto. E’ il significato che ci piace di più. Qualche riflessione su Kinect e sull’importanza di non smettere mai di ‘agitare’ il cervello

I sistemi di interazione con le macchine per giocare è naturale che evolvano. Si è passati dalle pedane assolutamente ‘fisiche’, su cui bisognava esercitarsi a fare canestro, e un semplice sensore contava i centri fatti, alle manopole delle sale giochi, ideali per farsi venire i calli durante le bigiate e le vacanze estive, dalla manopola da usare come racchetta, alla base su cui fare step. E ora si è arrivati all’impalpabilità. All’assoluta impalpabilità di Kinect.
Se non avete la consolle Xbox 360, per 300 euro (un terzo dello stipendio di un impiegato di basso livello), vi portate a casa tutto quello che occorre per provare l’ultima novità tecnologica del momento, ma ne bastano 150 se avete Xbox 360 e vi danno anche un gioco. Non vi resta che dimenarvi davanti al video senza più in mano nulla, senza pulsanti da premere con lettere assurde, senza tasti, senza joystick che dopo l’ennesima accelerazione, non accelerano più.
Fermiamoci qui. E iniziamo a riflettere, senza dimenticare.

Xbox 360 per autocelebrarsi, solo qualche anno fa aveva messo in campo fior di volanti con ritorno di forza, pedaliere, cambi manuali. Parola d’ordine: più reale della realtà.
E vai con il ritorno di forza, con il cambio duro che vibra. Mancavano solo il casco e la tuta. Kinect a un anno di distanza di quella Xbox 360 raccoglie solo l’eredità degli ‘avatar’ e propone un altro modello. Un modello che fino a che si tratta di fare ginnastica, ballare, agitarsi da soli, non fa proprio una piega. Va benissimo, e nella serata di presentazione vedere una ballerina chiudere i livelli di gioco in un paio di minuti quasi lasciava sbalorditi. Ma quando il gioco prevede un’interazione con gli oggetti, Kinect torna ad essere un passo indietro, perché si allontana dalla realtà, invece che avvicinarsi.

Da piccoli si inizia a fare finta di guidare un’automobile tenendo in mano il nulla, poi  si capisce che a disegnare un cruscotto sul coperchio del fustino di detersivo con il pennarello, e tenere in mano quello, diverte già di più, ma a sette anni si vuole salire sull’auto di papà, perché dà più gusto anche se è spenta. Vale lo stesso per il gioco del calcio, per il tennis, per le carezze al peluche. E’ vero, siamo solo agli inizi, magari tra qualche tempo ci infileremo una tuta e un guanto. Sentiremo la resistenza del pallone, la pressione dell’accelerazione, entreremo davvero in una realtà virtuale. Fino a che non è così però è meglio limitarsi a ballare. E’ indubbio invece che Kinect segna un passo avanti nell’interazione uomo macchina, forse più quando si scelgono i menu senza nemmeno toccare un video, che quando guidiamo l’automobilina/cartoon. Quindi se non avete voglia di fare quattro piegamenti in palestra, fate pure; se il papà “vi ha chiuso i rubinetti” per la discoteca, ma vi permette di fare una festa con gli amici a casa, nessuno vi negherà un ballo con Kinect e magari imparerete bene Salsa e Merenghe, per quanto potrebbe piacervi di più un lento guancia a guancia reale che non si sa bene come finisce…

Non vogliamo fare della morale sul fatto che giocare al calcio davvero, uscire di casa, andare a ballare con gli amici, correre nei prati, e giocare con gli animali avvicina alla vita più del videogioco. Però lasciateci correre la riflessione che correre rischi, come capacità di imparare a valutare, qui è un’opzione annullata, mentre la pigrizia ìmpera sovrana. Non mi interessa ora affrontare l’argomento: il videogioco è una possibilità in più – non in meno – per divertirsi, basta circoscriverne l’utilizzo e non illudersi di nulla. L’evo in cui siamo però è abbastanza buio, qualcuno vi può anche suggerire che un abbonamento in palestra costa più di Kinect, che a giocare al calcio quando piove ci si bagna, che ci si rompono le gambe. E poi ancora che è naturale che ci siano meno campetti di pallone e il golf sul prato verde è da lasciare a chi ha i soldi, mica a tutti.

Fino a che si ha in mano un controller e il giocatore si muove solo in 8 direzioni, e sa fare solo 4 movimenti, potreste ancora pensare che giocare è meglio, invece se vi fanno tirare solo un calcio nel vuoto, ma lo fanno fare a voi, ci si può accontentare. Ecco, l’importante è non accontentarsi. Tutto qui.

Certo che fa impressione vedere una famiglia intera che si agita davanti al focolare domestico, senza nemmeno guardarsi negli occhi, con le immagini degli avatar e quelle riflesse dallo specchio sporco del televisore che restituiscono espressioni elettroniche e psichedeliche davvero verosimili, perché estremamente stupite e stupide.

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