Microsoft non sfuggirà all’Antitrust cinese

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Pende su Microsoft il rischio di accusa di abuso di posizione dominante. Dopo gli scontri storici con l’Antitrust Usa e Ue, Microsoft dovrà vedersela anche con l’Autorità di Pechino. Appuntamento dal primo agosto

Sembra un dèjà vu, ma non lo è: Microsoft potrebbe essere accusata di abuso di posizione dominante (quasi monopilio) nel mercato dei sistemi operativi per computer, pe r mantenere i prezzi alti dei suoi software artificiosamente, in modo da sfavorire la concorrenza. Dopo gli scontri storici con l’Antitrust Usa e Ue, Microsoft è nel mirino dell’Antitrust cinese. Si profila un nuovo braccio di ferro, questa volta in Oriente (anche Intel è appena reduce da una sconfitta con l’Antitrust sud coreana ).

La neonata Autorità di Pechino aveva già avvertito Microsoft del rischio di un nuovo scontro Antitrust, in caso fosse andata in porto l’acquisizione di Yahoo! (già proprietaria di una quota di Alibaba). Ma, tramontata l’Opa miliardaria, l’Antitrust cinese ha avviato una serie di indagini per valutare le politiche commerciali di Microsoft.

E dopo la maxi multa Ue,Microsoft riparte non da zero, ma da tre: la sua terza battaglia Antitrust, questa volta nel cuore dell’ex Celeste Impero.

In zona Ue Microsoft si è appellata per non pagare la multa da 1,39 miliardi di euro comminata dalla Commissione europea.

A indispettire l’Antitrust cines e sono le tariffe applicate da Microsoft: un pacchetto Office con Windows arriva a costare 7.000 yuan (circa 1000 dollari), ben al di sopra dei prezzi nel mercato Usa e dell’Unione europea.

Per Microsoft si preannuncia una lunga estate clada: da agosto entrerà in vigore la nuova legge antitrust in Cina. E Microsoft rischia di inaugurare la nuova normativa con una nuova sonora sconfitta. Microsoft, inoltre, da sempre accusa la Cina di “leggerezza” contro la pirateria e la contraffazione, tanto da aver lanciato nel 2007 a Pechino una Student Innovation Suite a 3 dollari .

La legge cinese antimonopolio sarà in vigore dal prossimo primo agosto, e secondo il New York Times potrebbe rendere la Cina un osso duro Antitrust quanto Usa e Unione europea.

Gli esperti temono che, dopo il fallimento dell’investimento di Huawei Technologies in 3Com a causa di motivi di sicurezza nazionale statunitense,

l’Antitrust cinese voglia dare prova di essere un osso duro anche per gli affari americani. Almeno quanto l’Unione europea.

Autore: ITespresso
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