Microsoft risponde alle accuse sul caso Prism e NSA

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Microsoft nega: mai fornito accesso diretto ad alcun governo
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Microsoft chiede agli USA libertà di rivelare le richieste di NSA. Microsoft nega le accuse a Skype e Outlook: mai fornito accesso diretto ad alcun governo

Microsoft chiede all’avvocato generale Eric Holder di avere la libertà di rivelare le richieste di NSA per rispondere alle “accuse inaccurate” mosse dal Guardian in merito a Skype ed Outlook. Microsoft teme l’effetto boomerang e dunque smentisce le “significative imprecisioni” contenute nei documenti del whistleblower Edward Snowden pubblicate dal Guardian, che insinuavano che NSA fosse riuscita a bypassare la cifratura di Outlook e a catturare le chat online di Skype, intercettando gli utenti del programma di posta elettronica e del client Voip. Microsoft nega.

L’avvocato di Microsoft Brad Smith ha scritto una lettera pubblica a Holder per illustrare che la segretezza imposta sul programma di sorveglianza della National Security Agency (NSA) sta violando “princìpi costituzionali” fondamentali. Dunque, è giunta l’ora che l’amministrazione Obama permetta di rivelare come l’aziende risponde effettivamente agli ordini del governo statunitense sui dati degli account degli utenti. Smith ha affermato che Microsoft non permette al governo di decifrare la crittografia di Outlook.com né forniamo le chiavi al governo. “Ma quando noi siamo legalmente obbligati a rispondere a domande, noi spingiamo i contenuti dai nostri server a uno stato di non-cifratura e poi lo forniamo all’agenzia governativa“.

Il caso Prism ha avuto un primo effetto luddista in Russia: in alcuni uffici, ad alto tasso di segretezza, si è verificato l’addio al Pc e ai programmi Word per il ritorno alla macchina da scrivere “analogica“, di marca tedesca. Il “Made in Germany” viene proposto dai vendor tedeschi in Europa come “risposta al caso Prism”. Un campanello d’allarme suona per i Big IT statunitensi: l‘amministrazione Obama deve permettere alle aziende hi-tech di scagionarsi dalle accuse del whistleblower Edward Snowden. Ieri è toccato a Yahoo!: il portale di Sunnyvale ha ottenuto la possibilità di dimostrare la sua “strenua opposizione” a Prism. Oggi è il turno di Microsoft: impedire alle aziende di fornire più dettagli, impedisce loro di difendersi dalle accuse di coinvolgimento nel programma Prism.

Holder non ha ancora risposto a una mozione di metà giugno in merito al permesso di pubblicare il volume di richieste di NSA. I Big IT – da Microsoft a Google, da Apple a Facebook – sono sulla graticola, dopo le rivelazioni di Snowden sull’ “accesso diretto” agli account dei clienti da parte di NSA grazie al programma Prism. L’accesso diretto è stato poi ridimensionato, ma lo scandalo deflagra comunque.

Microsoft aveva già chiesto alla Foreign Intelligence Surveillance Court (Fisc) il permisso di rivelare “statistiche aggregate” (PDF) sul numero di ordini FISA ricevuti, fin dal 19 giugno. Il Dipartimento di Giustizia, che si era riservato di rispondere il 9 luglio, estende la deadline al 23 luglio.

Smith nel post sul blog smentisce categoricamente lo scoop del Guardian: “Microsoft non fornisce a nssun governo accesso diretto ai dati degli utenti” né su Outlook né su Skype.

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Autore: ITespresso
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