Mind The Bridge, c’è voglia di start-up nell’aria

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Tutti i numeri del progetto Mind The Bridge. Obiettivo: portare le 15 start-up finaliste in Silicon Valley

Quindici start-up pronte per il volo. Destinazione: Silicon Valley, California. Giunta quest’anno alla sua terza edizione, Mind The Bridge è un’iniziativa che nasce dall’intuizione di un gruppo di imprenditori italiani radicati con successo nella Silicon Valley. Obiettivo: mettere altri giovani nella condizione di replicare la propria esperienza – nello spirito del “give back” – lanciando un “ponte tra la creatività italiana e i capitali americani. Mind The Bridge vuole aprire nuove opportunità ai talenti del nostro Paese dove abbondano creatività e spirito imprenditoriale ma difettano cultura e pratica del venture capital.

Dall’analisi delle semifinaliste della Mind The Bridge Competition 2010 emerge l’identikit delle start up italiane di successo. Ecco i denominatori comuni che caratterizzano le imprese e gli imprenditori innovativi che oggi e domani si contenderanno l’accesso alla Silicon Valley (fonte: Mind the Bridge 2010).

Le startup 2.0 sono fondate da persone con alta formazione. Solo il 5% non ha una laurea universitaria. Il 67% ha un background scientifico/tecnologico,  mentre il 33% ha una formazione economica/umanistica. Il 42% ha un Ph.D o un MBA.

Studiare però non basta: l’esperienza conta tanto quanto la formazione. Essere un imprenditore seriale è un “lavoro” e la startup giusta non è mai la prima che si mette in piedi: il 28% ha precedenti esperienze imprenditoriali.

Lavorare e studiare all’estero significa generare una rete di rapporti, di opportunità, di idee, di esperienze che andranno ad alimentare la attività di impresa: il 33% ha ottenuto il PhD all’estero. La buona riuscita di una startup dipende dall’impegno di squadra: il team dei fondatori è composto da 3-4 persone; solo il 7% ha un unico fondatore.

L’86% è composto da uomini, solo il 16% da donne. Nell’edizione 2010 sono 3 le donne a capo di una startup semifinalista, su 15. Mind the Bridge si propone di sostenere l’imprenditoria femminile.

Gli scienziati solitamente faticano a pensare in termini di business e le università non incentivano i docenti a creare aziende (gli spin-off). C’è scarsa esperienza degli uffici di trasferimento tecnologico e una scarsità di manager disponibili a entrare in queste neo nate realtà imprenditoriali. C’è quindi ancora bisogno di spin-off universitari. Il 16% è incubato in un Parco Tecnologico, mentre il 20% è uno spin-off accademico.

Innovare e il Digital Divide: il 77% ha origine nel nord Italia, il 9% al sud, l’8% in Italia centrale e il 6% all’estero. Due startup su 15 semifinaliste provengono dal sud (Sicilia, Sardegna)

Altri dati? Il fondatore ha in media 35 anni. Il successo richiede investimenti e di necessità la raccolta di capitali di rischio: il 97% cerca un finanziamento; il capitale iniziale di investimento è di 33 mila euro; il 19% ha ricevuto qualche tipo di finanziamento esterno (per lo più borse di ricerca)

Paura di fallire? È naturale, ma ricordate che chi fallisce ha una marcia in più. Nell’IT “il fallimento non è un’onta ma un bagaglio fondamentale di esperienza“.

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