Minori e Internet, il controllo dei genitori non basta

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Proteggere i minori su internet

Internet per tutti è un bello slogan, ma servono regole a tutela dei minori; social network e acquisti online possono portare a situazioni spiacevoli e devono essere regolamentati dai genitori. In aumento i casi di Cyberbaiting nei confronti degli insegnanti

Torniamo indietro di una generazione: Internet iniziava ad entrare nelle case e nelle famiglie, cambiandone in modo silenzioso, ma definitivo, le abitudini. Il Web appariva come qualcosa di ancora poco definito, un mare magnum in cui cercare informazioni, spesso istituzionalizzate e statiche. Nulla di cui preoccuparsi, tutto sommato. Ma le cose sono cambiate in fretta e nell’arco di un decennio Internet è esploso, nei contenuti e nella forma in cui questi possono essere presentati e fruiti: il Web è diventato dinamico, interattivo, utile per il lavoro, perfetto per lo svago e adatto anche per l’apprendimento, strumento per insegnare e imparare allo stesso tempo, se impiegato bene. Questo punto meriterebbe un’ampia digressione sullo stato di arretratezza informatica in cui versa la scuola italiana, in termini di infrastrutture  e di educazione: un paragone con altri Paesi europei è improponibile, anche a causa del perdurare di un malcelato disimpegno a investire in banda larga e servizi Web based. Ma è un discorso che ci porterebbe lontano. Torniamo dunque al tema, ovvero la sicurezza dei minori su Internet. Symantec ha reso noti i risultati di Norton Online Family Report, la ricerca giunta alla seconda edizione e che ha coinvolto circa diecimila soggetti intervistati tra genitori di figli in età scolare, ragazzi e insegnanti.

Il primo dato su cui riflettere è piuttosto inquietante: circa il 62% dei ragazzi (il 59% in Italia) dichiara di aver avuto un’esperienza negativa sul Web, che si è manifestata come atti di prepotenza, bullismo o molestie ricevute tramite Internet. Ad accrescere le occasioni di subire comportamenti offensivi sembrano essere i tanto celebrati social network, vere e proprie “protesi digitali del sé”, secondo una efficace definizione del prof. Paolo Ferri, docente di Teoria e Tecnica dei Nuovi Media presso l’Università Bicocca di Milano: il 74% dei ragazzi che hanno un profilo attivo si è trovato in situazioni sgradevoli, rispetto al 38% tra quelli che non hanno un profilo sui vari Facebook, MySpace, Twitter…

Oggi la socializzazione online rappresenta un fenomeno culturale al quale difficilmente la popolazione in età scolare e adolescenziale può sottrarsi: quel che un tempo si faceva con il proprio diario cartaceo, oggi lo si fa tramite Facebook, ad esempio. Con la differenza che il diario passava di mano in mano, ci si poteva guardare negli  occhi, ci si conosceva e riconosceva senza troppi filtri; sul Web invece esiste un “pubblico” potenzialmente infinito, che talvolta si nasconde dietro un alias, un profilo fasullo ed è difficile da smascherare. Per questo motivo il controllo dei genitori deve essere più puntuale, anche se non mancano gli ostacoli, che non sono più solo generazionali in senso tradizionale (valori e abitudini diverse), ma anche comunicativi. I nativi digitali, ovvero coloro che sono nati in un ambiente già digitale, hanno modi di comunicare diversi da quelli delle generazioni “analogiche” precedenti.

Ciononostante la ricerca evidenzia come in Italia ci sia la tendenza dei genitori a stabilire delle regole di base all’uso di Internet da parte dei minori, soprattutto in termini di quantità di ore concesse (51%) e  limitazione a determinati siti ritenuti sicuri (37%). Il 30%, inoltre, si affida a soluzioni software di controllo parentale, che riduce la probabilità di incorrere in esperienze negative online al 48% rispetto all’83% di chi non segue tali regole.

Le esperienze negative, così definite, riguardano l’aver scaricato un virus sul proprio computer (26%), guardato immagini o scene molto violente e comunque inopportune per un minore (25%) e l’aver avuto accesso a contenuti pornografici (24%). Esiste poi un fenomeno chiamato “pidocchi digitali” che ben descrive ciò che accade nelle famiglie italiane: tra i genitori con figli vittime di crimine informatico, il 90% è stato a sua volta oggetto di attacco informatico. In parte questo accade perché il genitore difficilmente sa cosa fa davvero il figlio quando si collega a Internet, nonostante a precisa domanda solo l’1% cada in questa casistica (il 19% perlomeno lo sospetta). In realtà la situazione è ben diversa: il 13% dei ragazzi intervistati ha dichiarato di visitare siti per adulti in assenza dei genitori e il 36% interrompe la propria attività online quando osservato dai genitori.

Un ulteriore aspetto è stato oggetto del Norton Online Family Report 2011: il cosiddetto Cyberbaiting. Si sente spesso, anche nelle cronache nazionali, di cyberbullismo, episodi di prevaricazione e prepotenza perpetrati tramite il Web, con minacce e molestie, oppure inflitte fisicamente e poi condivise in Rete attraverso video girati con il cellulare. Il Cyberbaiting è una pratica in crescita e riguarda intimidazioni e aggressioni da parte degli studenti nei confronti degli insegnanti, che trovano poi amplificazione mediatica  tramite il Web.

Forse per superare quella differenza comunicativa cui accennavamo prima, molti insegnanti accettano le richieste di amicizia dei propri studenti (31%), ignorando i rischi ai quali vanno incontro. Il 17% degli insegnanti è stato oggetto di cyberbaiting o conosce qualcuno che lo è stato. Il 63% è invece consapevole che essere amici degli studenti sui social network potrebbe esporli a rischi, anche se solo il 34% di essi dichiara che nella scuola in cui opera esista un codice di condotta che regolamenta questo tipo di relazioni attraverso social media.

Un ultimo ambito in cui i minori che si collegano a Internet rischiano di incorrere in spiacevoli situazioni è senza dubbio l’ecommerce. In questo caso la ricerca commissionata da Symantec ha evidenziato come il 23% dei ragazzi abbia dichiarato di aver concluso acquisti online utilizzando la carta di credito (o prepagate) dei genitori senza autorizzazione.

Symantec propone in quest’ottica di controllo genitoriale una piattaforma chiamata Norton Online Family che consente di monitorare con maggiore puntualità e tempestività le attività su Internet dei minori.

In conclusione si può affermare che la diffusione più o meno capillare di Internet nelle famiglie italiane abbia portato con sé da un lato maggiori fonti di rischio per i minori, ma al contempo anche più consapevolezza da parte dei genitori circa la necessità di adottare misure preventive e di controllo, che tuttavia non sempre sanno come attuare. In altre parole, il problema è noto, ma come intervenire? Ad accrescere le difficoltà vi è indubbiamente lo spostamento di Internet dall’interno delle case all’esterno: se controllare l’uso del computer da parte dei minori può essere relativamente semplice – adottando soluzioni software o con la semplice presenza fisica – più complesso diventa monitorare l’accesso al Web tramite smartphone, tablet e dispositivi mobili in generale. In questo senso anche la scuola dovrebbe fare la propria parte, ma Italia pesa enormemente quel che si è soliti definire digital divide o per usare un termine di ultimamente di moda spread digitale, vero peccato originale di una società che si dice evoluta, che deprime anche e soprattutto il sistema scolastico.

Web, social network, ecommerce: se tutto questo entra nelle vite di tutti i giorni dei minori – ed entra in modo quasi naturale per i nativi digitali – il controllo dei genitori non basta più, occorre una vera e propria educazione digital-culturale che alzi le barriere e il livello di conoscenza e quindi di sicurezza.

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