Misura stretta

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La ?lettura esposimetrica spot? si esegue su di una ristrettissima porzione dell’inquadratura. Quando serve e come effettuarla correttamente.

C’era una volta l’esposimetro a mano: quello che professionisti e fotoamatori usavano per misurare con esattezza la luce che illuminava il soggetto. Tutti gli altri, per impostare tempo e diaframma, seguivano una semplice formuletta, riportata nei foglietti d’istruzioni delle pellicola: 125-11 col sole, 60-5.6 col cielo coperto. Non sono numeri della cabala, ma i valori di tempo, il primo, e diaframma, il secondo, da impostare secondo le condizioni di ripresa. Era un metodo empirico, ma dava buoni risultati, grazie alla latitudine di posa delle pellicole e all’abilità degli stampatori. Certo, gli stampatori dovevano faticare di meno con i negativi di professionisti e amatori attrezzati di esposimetro. Misuravano la luce in modo più preciso, in modo particolare nelle situazioni di ripresa difficili: in interni, col tempo brutto, di notte. La misurazione avveniva secondo due metodi, ciascuno con fautori e detrattori. C’era chi eseguiva la misurazione a luce incidente, rivolgendo il sensore dell’esposimetro, schermato da una cupoletta di materiale traslucido di colore bianco, verso la fonte di luce; verso il sole o il cielo quando fotografava all’aperto. Altri, invece, puntavano l’esposimetro verso il soggetto, ed eseguivano la misurazione a luce riflessa. Entrambi i metodi, secondo le condizioni di ripresa, presentano vantaggi e svantaggi. Poi l’esposimetro fu incorporato alla macchina fotografica e da allora fu solo misurazione a luce riflessa. L’obiettivo raccoglie la luce riflessa dal soggetto e la convoglia sul sensore, che ne rileva l’intensità e di conseguenza imposta la coppia tempo/diaframma. È il metodo detto TTL (Trough The Lens, attraverso l’obiettivo). È preciso, perché influenzato dalla sola luce riflessa dai soggetti presenti nell’inquadratura, ma ingannevole: i soggetti, secondo i loro colori, riflettono la luce in maniera diversa, inoltre alcuni sono grandi, altri piccoli, alcuni chiari e alcuni scuri. Difficile trovare un’esposizione buona per tutti. Spesso la differenza di luce tra quello più chiaro e quello più scuro superava la latitudine di posa della pellicola. Inevitabile, in questo caso, sacrificare qualcosa, e accettare in alcune parti dell’inquadratura una sottoesposizione o una sovraesposizione. Inoltre, l’angolo di lettura del sensore non copriva tutta l’inquadratura, ma solo una porzione centrale. Quanto stava ai bordi era trascurato. Poco male per il dilettante, che inquadra sempre il soggetto al centro del fotogramma; malissimo per professionisti e fotoamatori, che usano un linguaggio più articolato e, spesso, mettono il soggetto principa le ai lati dell’inquadratura. Nacquero così sistemi di lettura più flessibili, da impostare secondo le esigenze del momento: lettura su tutto il campo con prevalenza al centro, lettura semi spot e lettura spot. Nel primo caso l’esposimetro teneva conto della luminosità di tutta la scena inquadrata, ma dava più importanza alla quantità di luce presente al centro; nel secondo l’esposimetro leggeva su di un’area di circa 1/3 della superficie dell’inquadratura, situata anche questa al centro; nel terzo teneva conto solamente di una piccola porzione centrale. Oggi i sistemi di lettura esposimetrica sono ancora più evoluti. I migliori sono quelli cosiddetti a matrice, che leggono una nutrita serie di punti dell’inquadratura e non si limitano a fare una media, ma integrano la lettura con il punto di messa a fuoco e anche con il colore del soggetto che cade in quel punto. Parrebbe il non plus ultra, che elimina la necessità di avere altri sistemi. Eppure, leggendo i libretti d’istruzioni delle più complete fotocamere, si trova non solo il sistema di lettura a matrice,ma anche altri. Tra questi non manca mai il semplice sistema di lettura spot. Non è una contraddizione.

Perché spot Malgrado l’apparente semplicità, la misurazione spot è riservata a chi s’intende di fotografia, è capace di usarla correttamente e, altrettanto correttamente, sa interpretarne i dati. La lettura spot trasforma la macchina fotografica in un esposime- tro manuale spot. Non è un caso che non sia possibile effettuarla con tutte le modalità di funzionamento, ma solo con le più semplici: quelle che richiedono maggiore esperienza al fotografo. L’angolo di lettura spot non supera i 3 gradi. Ciò significa una porzione piccolissima e centrale dell’inquadratura. Basta un piccolissimo spostamento e il punto di lettura si sposta anche di parecchi metri. Ciò lo rende inadatto alla ripresa del paesaggio e di tutti i soggetti in movimento. Nel primo caso non ha molto senso basare l’esposizione su un piccolissimo punto di tutta l’immagine. È molto meglio usare l’esposizione a matrice, che legge un gran numero di punti e li interpreta secondo un programma impostato nella memoria della fotocamera. Nel secondo l’impossibilità di leggere una ristrettissima porzione di un soggetto che si muove è evidente a tutti. La misurazione spot è efficace quando si riprendono soggetti difficili, con forti contrasti tra le varie zone della inquadratura; oppure soggetti di cui si debba rendere alla perfezione una particolare zona. È il caso della fotografia di ritratto, di quella di beauty, di quella a distanza ravvicinata. Nel beauty, in modo particolare, è indispensabile rendere alla perfezione le sfumature dell’incarnato. Per farlo è indispensabile, prima di tutto, una esposizione perfetta misurata sulla superficie del viso. Nella macrofotografia la profondità di campo, la zona perfettamente nitida, è minima, ed è proprio questa che deve essere esposta nella maniera più esatta. Anche nelle riprese di animali, col teleobiettivo, la misurazione spot è utile. Sono riprese fatte a distanza, con elementi dell’inquadratura posti su diversi piani prospettici. Molti di questi piani sono fuori dalla profondità di campo, inutile, quando non dannoso, tenerne conto nello stabilire l’esposizione.

La tecnica dello spot Non basta adottare la misurazione spot per ottenere buoni risultati. Come tutte le tecniche va non solo usata nei casi in cui è effettivamente utile,ma va usata correttamente. Non è raro vedere fotografi che effettuano una misurazione sulle zone più scure del soggetto, una su quelle più chiare e una terza su quelle medie per poi fare una media delle letture e ricavarne la coppia tempo/diaframma, per loro, ideale. Questo metodo non ha senso, quando si può disporre di una lettura a matrice, o di quella su tutto il campo. I risultati di queste due modalità non sono altro che medie ponderate di una serie di letture effettuate su punti diversi del soggetto. Addirittura, le letture a matrice delle fotocamere più complete, per esempio delle reflex o delle compatte di fascia alta, tengono conto dell’importanza delle alte luci e delle ombre profonde nell’economia della inquadratura. E il risultato è migliore di quello che si può ottenere da una media di alcune letture spot. La lettura su un punto ristretto del soggetto si deve fare quando interessa esporre alla perfezione proprio quel punto e si è disposti a sacrificare tutti gli altri. Il fotografo Angelo Cozzi, autore di numerosi libri fotografici sulla danza, usa di norma l’esposizione spot :?…È meglio perdere i primi minuti di un balletto ? afferma – dedicandoli a una accurata lettura esposimetrica, piuttosto che ritrovarsi con fotogrammi esposti male. Una misurazione spot è indispensabile. Bisogna leggere l’esposizione sulle ballerine e regolarsi di conseguenza. Se non si procede in questo modo, spesso si hanno ballerini e ballerine sovraesposti, perchè non si tiene conto dei riflettori che seguono l’artista nelle sue evoluzioni. Una volta stabilito il tempo di posa, mediante la lettura spot, non lo si deve più cambiare…?. Due sono le possibilità offerte al fotografo per effettuare questo tipo di lettura: usare l’esposimetro incorporato nella macchina fotografica, dopo aver scelto la lettura spot mediante il relativo comando; oppure usare un esposimetro a mano, separato. Il primo metodo richiede qualche attenzione in più; il secondo qualche centinaio di euro da spendere nell’acquisto di questo accessorio. Sta a ciascuno decidere, secondo le proprie necessità, quale sia la soluzione migliore. Se si opta per il primo metodo bisogna usare, almeno nel momento della lettura, la macchina fotografica come fosse un semplice esposimetro. Dopo aver impostato la lettura spot si deve impostare lo zoom sulla lunghezza focale del teleobiettivo. In questo modo ci si può rendere meglio conto dell’esatta grandezza della superficie di lettura e, di conseguenza, farla coincidere con il punto del soggetto che più interessa avere esposto alla perfezione. Una volta eseguita la lettura si imposta la modalità di esposizione manuale e si inseriscono i dati di tempo e diaframma trovati con la lettura appena eseguita. Dopo non resta che premere il pulsante di scatto. Attenzione, però, alle condizioni di luce. Se queste variano, perchè una nube ha oscurato il sole, oppure perché il soggetto si è spostato sul set e non riceve più la luce che lo illuminava al momento della lettura, bisogna effettuare una nuova lettura esposimetrica. Simile è la procedura con un esposimetro a mano, dotato di lettura spot. Si inquadra il soggetto nel mirino dell’esposimetro, si esegue la lettura e si impostano sulla fotocamera i dati così ricavati.

Autore: ITespresso
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