Modello open source applicabile anche al mondo della musica

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La distribuzione della musica on line riscuote un grande successo quando non è a pagamento e sembra male sopportare i vincoli derivanti dal copyright.

Pisa – Solo pochi anni fa, in piena rivoluzione digitale, il problema della protezione dei contenuti nella rete sembrava di poco conto ed inattuale. Oggi, invece, forse il problema su cui pi si concentra lattenzione di governi, imprese, giuristi. I meccanismi messi in atto per cercare di vendere musica su Internet non hanno ottenuto grandi risultati e ci giova ai sostenitori del movimento open source, ovvero della libera circolazione delle opere dellingegno. Lidea dellopen source, consiste nel dare il permesso di modificare un programma o un testo, di distribuirlo e di pubblicarne una versione perfezionata, ma di obbligare chiunque benefici di questa possibilit di rendere successivamente copiabile e distribuibile il risultato. Lapplicazione di questa filosofia al mondo del software presenta alcuni vantaggi innegabili. In particolare, la libera circolazione di un programma consente a tutti di studiarlo e di intervenire su di esso per migliorarlo, ma le aziende informatiche non sono le sole a sigillare la conoscenza e a renderla disponibile solo a chi pronto a pagare. Non sorprende, pertanto, che i sostenitori dellopen source si siano chiesti se i loro metodi non funzionassero anche con altri prodotti, quali la musica. Al riguardo lElectronic Frontier Foundation, Eff, un gruppo di San Francisco teso alla difesa delle libert civili nellera della societ digitale ha lanciato un modello denominato Open Audio License – OAL- . I musicisti che distribuiscono le loro canzoni sotto un regime di OAL consentono che il materiale sia copiato, eseguito, rimaneggiato e ridistribuito secondo la stessa licenza. A detta dei membri dellEff, se ci sono persone a cui queste canzoni piacciono, sosterranno lartista per assicurare che continui a produrre musica. Sorgono per dubbi in ordine allapplicabilit della forza dei programmi open al mondo della musica. Le canzoni non sono open source. Tant vero che molti dei files disponibili on line sono tutti in formato MP3 e Ogg-Vorbises che permettono di ascoltare la musica ma non di modificarla. In Italia la SIAE ( www.siae.it ) ha predisposto una licenza multimediale grazie alla quale i provider che intendano diffondere, in rete, opere musicali tutelate possono farlo in modo del tutto legittimo. Linnovazione principale quella di distinguere tra chi fa un uso intenso della musica su cui basa il proprio business -ad esempio, un sito che distribuisce musica – e chi, invece, utilizza la musica in modo limitato, come elemento complementare offerto ai visitatori del sito, cambiando il tali casi le condizioni contrattuali. [ STUDIOCELENTANO.IT ]

Autore: ITespresso
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