Navteq, la navigazione satellitare cerca una “seconda vita”

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In occasione di Navivision, l’evento Navteq per i player della navigazione mobile, le aziende fanno il punto sui trend di un mercato sempre più maturo e consolidato. Servizi aggiuntivi e informazioni dinamiche al centro degli interessi dei consumatori

I sistemi di navigazione attraversano una fase di transizione. Da sistemi chiusi con contenuti statici, i PND (Portable Navigation Device) dovranno diventare dispositivi in grado di ricevere e trasmettere informazioni dinamiche, in tempo reale.

La sfida per la sopravvivenza, in un mercato oramai più che consolidato e maturo, si giocherà tutta in questo ambito. Lo spiega Cristiano Ranalletta, Customer Marketing Manager South Europe Consumer Applications di Navteq, incontrato in occasione di Navivision, l’evento per i player della navigazione mobile che si è tenuto in questi giorni a Milano:“Risale al 1984 il primo sistema di navigazione installato in Europa e la conoscenza locale continua a rimanere uno straordinario valore aggiunto: migliorano i processi e le tecnologie, ma il contributo umano resta fondamentale. Realizzare una buona cartografia non è possibile senza un lavoro ‘artigianale’ e Navteq può contare su un migliaio di geo-analisti nel mondo, 70 solo in Italia”.

La cartografia digitale è preziosa, quindi, anche perché si presta a molteplici utilizzi. Sono interessati player della navigazione on-board (quando l’applicazione risiede interamente nel device: Pda, smartphone, PND), ma anche il mondo

enterprise per la gestione delle flotte, e certamente gli operatori mobili, in primis Vodafone.

Il mercato della navigazione portatile on-board, però,– prosegue Ranalletta– ècambiato. Dopo l’impulso iniziale intorno al 2002 dato dai Pda, nel 2004 e nel 2005 è diventata tipologia dominante il PND, maoraci sono segnali più che interessanti legati alla navigazione con gli smartphone.E

nel 2012, su 76 milioni di navigatori satellitari nel mondo, solo 20 milioni saranno PND“.

Nel mercato Emea ci sono però alcune situazioni da evidenziare. L’Italia, anno su anno (2007 su 2006), è cresciuta ancora del 23%, non così il resto d’Europa. In calo, soprattutto la Spagna. E alla crescita in volume si accompagna, ovunque, una sensibile flessione dei ricavi: il valore medio di un navigatore scende di 100-150 euro tra Q4 2006 e Q4 2007. I navigatori, insomma, hanno letteralmente “perso il prezzo –sottolinea Ranalletta – solo i monitor LCD hanno fatto peggio. In un mercato consolidato poi, i player che hanno il software in house hanno avuto un vantaggio competitivo incredibile, ma sono solo una ventina su circa trecento.Ora quindi ci si interroga su cosa possa offrire valore aggiunto a questi dispositivi, la cosiddetta seconda vita dei navigatori. Servizi di traffico, visualizzazioni 3D, contenuti aggiuntivi, strumenti per la navigazione pedonale. Oltre il 50% degli utenti, per esempio, richiede guide turistiche all’interno dei PND.

Per quanto riguarda invece il mercato off-board (quello dei servizi integrati) avranno sempre più importanza gli operatori di telefonia.

Oggi l’utente finale è sempre più consapevole delle potenzialità ìnsite nei navigatori, ma anche molto più esigente: chiede l’accesso a informazioni locali approfondite, mappe aggiornate, e gli utenti business ricercano informazioni di prossimità. “Quasi tutti gli operatori sembrano rispondere bene a queste richieste – prosegue Ranallettae i segnali positivi arrivano anche dall’impegno nella ricerca e sviluppo di applicazioni dedicate”.

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Un esempio del servizio di localizzazione DiscoverCities

Da questo impegno le nuove caratteristiche e i nuovi servizi della navigazione in auto, ma non solo. Per quanto riguarda l’esperienza di navigazione pedonale, per esempio, basta citare Navteq Discover Cities per ora disponibile su Roma e Milano, ma in fase di definizione per Venezia e Firenze, un prodotto che fornisce informazioni relative al trasporto pubblico “multimodale” (utilizzo di diverse tipologie di mezzi), insieme a dati e guide per apprezzare meglio il patrimonio storico culturale delle nostre città.

Il professor Giuliano Noci, Politecnico di Milano, sottolinea da un lato la rilevanza dei servizi di geolocalizzazione, ma mettendo in guardia le aziende sull’importanza di mantenere i bisogni dell’utente al centro degli obiettivi di sviluppo. Afferma Noci: “Gli individui sono esposti a un numero sempre maggiore di messaggi, ma preferiscono accedere al serbatoio di informazioni solo nel momento in cui veramente ne hanno bisogno, vale anche nell’innovativo settore dei servizi mobile.Cinque milioni e mezzo di italiani interagiscono in una logica multicanale con le imprese e utilizzano l’effetto passaparola nella decisione sugli acquisti, e ben 12 milioni si contraddistinguono come influenzatori forti. Le tecnologie mobile permettono di speculare sull’attenzione selettiva e possono veicolare il messaggio proprio nel momento in cui si manifesta il bisogno. Per le imprese è un’occasione da non perdere”.

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