Nel paese dei telefonini l’informatica non cresce

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Presentati i dati Assinform e Sirmi relativi al mercato Ict nel 2003

Una ripresa timida quella dell’Ict italiana, cui ha contribuito soprattutto l’andamento del mercato delle telecomunicazioni. Esiste un problema di recupero di competitività, non solo rispetto agli Stati Uniti e ai principali paesi europei, ma anche rispetto ai paesi emergenti (quelli asiatici). Si evidenziano, quindi, scenari caratterizzati da dinamiche molto diverse: le Telecomunicazioni, che avanzano trainate dalla telefonia mobile, e l’Information Technology in lista d’attesa per una prossima ripresa. “Vi è la percezione diffusa – afferma Giancarlo Capitani, amministratore delegato di NetConsulting – che il 2003 sia stato uno degli anni più difficili, se non il più difficile, nella storia del mercato. Ma se lasciamo parlare i dati, si nota come la percezione di una congiuntura negativa sia frutto di una sindrome tutta italiana, o al limite europea. In pratica, la ripresa è iniziata, ma ha solo lambito l’Europa e trascurato in pieno l’Italia”. L’andamento del mercato mondiale, dopo tre anni di discesa, con un picco del meno 13% nel 2000, ha segnato un più 3,2%, contro lo 0,7 del 2002, per un valore globale di 2.307 miliardi di dollari, ritornando ad allinearsi alla crescita del Pil mondiale. La ripresa è stata consistente sia sul lato delle telecomunicazioni (+3,7%) che dell’Informatica, che è cresciuta del 2,6%. Gli Stati Uniti hanno visto una crescita forte (+3,8%), così come il Giappone, che dopo anni di stagnazione degli investimenti ha ripreso a spendere. All’interno del comparto asiatico la ripresa è portata avanti soprattutto da Cina e India. Quest’ultima con un ruolo non solo di produzione (grazie soprattutto al fenomeno offshore) ma di consumo. La ripresa è anche evidenziabile dal massiccio volume di vendita dei prodotti Ict a livello mondiale: 510 milioni di cellulari, 145 milioni di Pc, 11 milioni di palmari, 9,6 milioni di smartphone, consistente: più di 1.350 milioni di utenti di telefonia cellulare, 795 milioni di Pc installati, 700 milioni di utenti Internet, 105 milioni di utenti di banda larga. Numeri che fanno dire che questo è finalmente diventato un mercato di massa. Solo due paesi hanno brillato in Europa: la Spagna (crescita complessiva pari a +3,1%), e la Gran Bretagna (+ 0,8%). Attenuante per l’Europa il fatto che le vendite nel continente hanno in parte finanziato i fatturati in dollari degli Stati Uniti. E in questo panorama che posto occupa l’Italia? Secondo Assinform quello di fanalino di coda, che cresce debolmente, con andamento di tenuta grazie alla ripresa delle Tlc. L’aggregato informatica telecomunicazioni italiano, infatti, è cresciuto solo di un risicato 0,1%, generando un giro d’affari di 60.281 milioni di euro; le Telecomunicazioni sono cresciute dell’1,8%, riportando un valore di 40.885 milioni di Euro, mentre l’Informatica ha perso il 3,2% rispetto al 2002, cubando per 19.396 milioni di euro. “In Italia il risultato può essere spiegato da fattori congiunturali, ma anche strutturali, ha sottolineato Capitani”, in particolare perché il nostro sistema produttivo è basato su Piccole e Medie Imprese, che incidono poco sulla spesa totale dell’informatica e crescono anche meno delle grandi imprese. Le medie imprese registrano un decremento inferiore a quello delle piccole, mentre le grandi tengono meglio perché razionalizzano i loro investimenti, consolidano i sistemi esistenti, e hanno un maggiore potere negoziale nei confronti dei fornitori. Il neo-presidente di Assinform, Pierfilippo Roggero, ha così commentato i risultati italiani: “E’ un momento poco frizzante per il mercato Ict italiano. I numeri in questione devono essere posti in relazione sia con la contrazione degli investimenti in innovazione sia con la contestuale crescita zero del Pil. Si sta creando un differenziale notevole rispetto ad alcuni paesi che hanno creduto nell’investimento in Ict. Per esempio, la Spagna, ma anche il Giappone, che dopo anni di recessione, ha ripreso quota, grazie agli investimenti nell’Ict.” E ha proseguito “In Italia manca un ruolo di spinta delle istituzioni, esiste un supporto debole del sistema del credito, la domanda ha un atteggiamento diffidente, l’offerta è frammentata e delocalizzata e poi vi è un problema culturale/formativo”. L’informatica Nel corso del 2003, secondo i dati Assinform, l’It in Italia è diminuita del 3,2%, per un concorso di fattori: l’andamento dell’economia, l’atteggiamento prudente delle aziende in nuovi investimenti, la maggior propensione a un uso razionale e ottimale delle risorse esistenti, ma soprattutto per un fenomeno di downpricing competitivo, che non ha toccato solo l’hardware ma la componente di software e servizi, che a livello dimensionale è la più importante nell’ambito del software. Risultato: per la prima volta l’aggregato software e servizi ha registrato un -2,2%. Telecomunicazioni Le Telecomunicazioni sono andate decisamente meglio dell’It. Il mercato ha invertito la tendenza calante iniziata nel 2001, riportando un +1,8% in valore, per un mercato che ha raggiunto i 41 miliardi di euro e che vale il 68% del mercato Ict. È un elemento che caratterizza il mercato italiano, dovuto al successo della telefonia mobile, rispetto agli altri paesi europei dove le Telecom e l’It valgono circa il 50% ciascuno. La crescita dell’1,8% dipende da due dinamiche contrapposte: una positiva, il +5,1% dei servizi e una molto negativa, anche se in attenuazione, che riguarda gli apparati e le infrastrutture. È un mercato dove la componente consumer è prevalente, cuba per il 62% (parte servizi). La telefonia mobile è il traino del settore con una crescita del 6,7%, contro un decremento del 3% delle telecomunicazioni fisse. E questo finalmente ha portato all’atteso sorpasso delle Tlc mobili (sia apparati che servizi) sulle fisse alla fine del 2003, con una quota sul mercato totale delle Tlc pari al 51,5%. Previsioni Quale lo scenario per il 2004? “Esistono per il futuro dei segnali deboli, ha affermato Capitani. Primo segnale: nel 2003 il mercato It è cresciuto poco e male nel primo semestre, ma la crescita è stata più positiva nel secondo, e soprattutto nell’ultimo trimestre. E questo potrebbe essere un trend che proseguirà nel 2004. Secondo segnale: nell’universo delle imprese italiane solo il 60,3% è dotato di strumenti informatici; e questo è un segnale negativo, ma il lato positivo sta nel fatto che ogni anno circa 220 mila imprese si informatizzano. E questo fa sperare in una sempre maggiore sensibilità all’uso dell’It. Terzo segnale: il numero di utenti di banda larga in senso lato (xDsl e fibra ottica) è sempre in crescita: a fine 2003 c’erano 2.250 milioni di utenti, di cui 687 mila attribuibili all’ultimo semestre; e questo è un sintomo di un’Italia sempre più in rete. Vi è inoltre la speranza che la diffusione dell’Ict, nonostante la situazione di mercato, possa essere supportata nel 2004 dall’introduzione di nuove soluzioni e tecnologie con forte carica innovativa, che potrebbero far decollare nuovi mercati, quali: la mobilità business, l’home entertainement, l’e-business. Non deve però essere una crescita che avviene ancora in modo random, ci vogliono prospettive, non interventi sporadici, ma piani sistemici e uno slancio collettivo innovativo del mercato”. E ha rincarato la dose Roggero, che ha così concluso: “La domanda di Ict deve riprendere con vigore, perché è fattore di rilancio della crescita e di riconquista di peso internazionale per il nostro Paese. Questa convinzione però deve essere condivisa dai principali attori nel nostro sistema”.

Autore: ITespresso
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