Niente Facebook né ai domiciliari né alla Regione Lazio

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L’uso dei social network, che sta innovando la comunicazione aziendale, si infrange contro alcuni divieti: da una parte la Cassazione vieta a chi è ai domiciliari di comunicare con terze parti; dall’altra alla Regione Lazio varano lo stop di Facebook

Strana coincidenza: a chiudere le porte a Facebook sono gli arresti domiciliari (per via di una sentenza) e la Regione Lazio del governatore Renata Polverini. Con sentenza numero 37151 (Pdf), la Corte di Cassazione ha stabilito che l’uso di Facebook è vietato a coloro che si trovano in regime di arresti domiciliari: il problema non è usare Internet (si possono effettuare ricerche in rete), ma l'”uso ricreativo di Internet” intrattenendo rapporti con l’esterno via social network.

I giudici della corte suprema hanno spiegato:“La tecnologia moderna consente notevoli scambi di informazioni, anche se con mezzi diversi dalla parola” ma essi“devono essere considerati parte della comunicazione odierna, e nonostante non venga vietato apertamente dal giudice, si ha l’obbligo di rispettare il divieto di comunicare con terzi.

Pochi giorni fa la Regione Lazio ha vietato Facebook a 3mila dipendenti: come spiega bene InformationWeek in un bell’articolo sulle Top 5 dell’IT, il problema non è vietare Facebook, ma insegnare ai Cio come rendere le reti aziendali sicure nell’era di Facebook e social network. La Regione Lazio ha invece scelto la via drastica: lo stop.

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