Nobel a Liu Xiaobo: La censura online cinese cancella Oslo

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Pechino non solo non accetta la consegna del Nobel a Liu Xiaobo (il dissidente è rimasto in carcere), ma applica la cyber-censura alla Norvegia. Cancellata Oslo dalla Rete cinese

La sedia vuota del Premio Nobel della Pace (conferito al dissidente cinese, Liu Xiaobo, in carcere in Cina) è un pugno allo stomaco di chi crede nei diritti civili e un “urlo nel silenzio” contro la censura e a favore della libertà di espressione. Ma Pechino non solo non accetta le critiche né rispetta la consegna del Nobel a Xiaobo (rimasto in carcere), ma applica la cyber-censura alla Norvegia, cancellando Oslo dalla Rete cinese. Uno schiaffo alle democrazie.

Liu Xiaobo, autore di Carta 08, prigioniero e dissidente della prima ora, vive in prigione e rischia torture in carcere per ciò che pensa o per ciò che ha scritto. In queste ore si teme per la sorte di altri cyber-dissidenti, mentre Pechino potrebbe dare un altro giro di vite su Internet. La Cina ha definito il Nobel “un’oscenità“.

La Cina non ha mai fatto alcuna concessione sulla libertà d’espressione né ha ceduto sulla censura online. Anche nel corso del lungo braccio di ferro con Google, alla fine Google è rimasto in Cina, con un “compromesso”, ma per i 384 milioni di utenti online cinesi l’accesso rimane monco. I cinesi non possono navigare tutta la Rete, ma solo accedere alla rete filtrata dal Great Firewall (la “Grande Muraglia digitale”) nelle cui maglie non passano le keyword-tabù (come Tienanmen, democrazia, Dalai Lama, Carta 08: e ora Oslo).

Sono 17 i Paesi che non sono presenti alla cerimonia, oltre alla Cina: Russia, Arabia Saudita, Egitto, Venezuela, Filippine, Kazakistan, Tunisia, Pakistan, Iraq, Iran, Vietnam, Afghanistan, Sudan, Cuba, Marocco, Algeria e Autorità nazionale palestinese. Amnesty International denucia centinaia di arrestati e interrogatori in vista dell’avvenimento che riporta alla ribalta l’attivista per i diritti umani Liu Xiaobo.

Ecco il testo di Xiaobo per il Nobel “Non ho nemici e non covo odio. Nessuno dei poliziotti che mi sorveglia e dei magistrati che mi hanno condannato e’ mio nemico“, scrive Liu, “l’odio puo’ marcire grazie all’intelligenza e alla coscienza di una persona. Credo fermamente che il progresso politico della Cina non si fermera’ e guardo pieno di ottimismo all’avvento di una futura Cina libera“.

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