Nomadi digitali e social network alla Social Media Week di Milano

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Alla social media week di Milano si parla di nomadismo digitale, social bohémien, ownership. E soprattutto di come il social ha cambiato il modo di definirci

Ownership e nomadismo digitale sono gli argomenti della seconda giornata della Social Media Week, iniziata ieri a Milano. Se per generazioni l’uomo è stato quello che possedeva, l’innovazione tecnologica ha cambiato il modo in cui ci definiamo. E’ questo il presupposto da cui parte il confronto di oggi a Milano tra Andrea Crociani, di Airbnb Italia, Antonio Cisternino dell’Università di Pisa, Luca De Bernardi di Nokia, Benedetta Arese Lucini di Uber Milano, Fabio Simonelli di Eppela e Michele Ficara Manganelli di Assodigitale.

Nomadi digitali, dunque, è la nuova categoria a cui appartengono molti lavoratori non solo dell’IT. Sono quelli che, lavorando spesso da remoto, dipendono da una connessione a Internet oltre che dalla disponibilità di alcuni dispositivi. Quelli che, per intenderci, prima di varcare il confine italiano, si preoccupano più di trovare un piano dati conveniente che non la guida alla città che visiteranno perché a quella si può anche accedere dallo smartphone, con la connessione giusta. Una mobilità estrema che deve fare i conti con l’ownership e di conseguenza, con lo storage. “50 anni di audio MP3 sono 50 terabyte” spiega Cisternini. Non è poca roba da conservare. Ed è qui che interviene la tecnologia che rende obsoleto il concetto di ownership, in un’epoca in cui anche l’informazione digitale diventa nomade perché non più legata al territorio. Ed è per questo che oggi, secondo Cisternino, essere nomadi digitali “vuol dire andare in giro con il cellulare ed avere accesso a un infinito numero di servizi” e che “nascono più computer virtuali che bambini”.

Ma se preferite una definizione un po’ più romantica, Luca De Bernardi parla di social bohémien, ovvero “colui che mentre è qui è dappertutto”. Come? Grazie ai social media e al concetto di condivisione. E a sfatare un mito dei social network arriva Ficara secondo cui “gli influencer non sono quelli con 100k follow, ma quelli che ti sono utili”. Ed è così che, stando a Benedetta Arese Lucini bisogna passare dal concetto di ownership a quello di accesso. E mentre Uber Milano ha ricevuto 250 milioni di dollari di investimenti da parte di Google “che vede delle sinergie social” nel progetto, Airbnb si è trasformato da servizio a community, in cui gli utenti si sentono cittadini del posto che visitano grazie al rapporto che si crea con chi li ospita, trovato tramite il portale che vanta 50 mila alloggi solo in Italia.
I servizi su Internet, dunque, diventano sempre più efficaci ed efficienti, quanto più diventano social. E il nomadismo digitale si alimenta a dismisura.

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