Non sono così anonimi i pirati di Anonymous

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Chi ha attaccato PayPal, Visa e Mastercard, non è anonimo: è rintracciabile, come se avesse messo la firma sull’attacco Operazione PayBack. A meno che i partecipanti non abbiano sfruttato i network di anonimizzazione come Tor

Il “caso WikiLeaks” ha infiammato la Rete: sono stati buttati giù siti Web di PayPal, Visa e Mastercard (ma non violati i server delle carte di credito). Ma gli strascichi dell’infowar sono ancora visibili on e offline. L’altro giorno è stato arrestato un ragazzo 16enne olandese per aver partecipato al presunto Ddos contro Visa e Mastercard. Poi Amazon ha ammesso che il crollo di Amazon in Europa è stato un problema hardware (e non un attacco hacker). Il tutto mentre Operation PayBack (che ha segnato il ritorno sulla scena dei cyber-hacktivist a sostegno dei diritti digitali contro la cyber-censura, che vorrebbe colpire WikiLeaks, dopo aver arrestato Julian Assange) passa dall’attacco al mediattivismo.

Adesso University of Twente spiega che i partecipanti agli attacchi Ddos sono facilmente identificabili. Chi ha partecipato ai Netstrike potenziati, con il software open source LOIC (Low Orbit Ion Cannon), è rintracciabile, come se avesse messo la firma sull’attacco. A meno che i partecipanti non abbiano sfruttato i network di anonimizzazione come Tor.
Ricordiamo che su Internet e su BitTorrent Julian Assange ha lasciato la sua “assicurazione sulla vita”, un file cifrato, 1,4 GB di dati crittografati, che, qualora capiti qualcosa ad Assange o a WikiLeaks, potrà essere aperto tramite password.

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