Nuove strategie per Etnoteam

Management

Presentato il piano di sviluppo triennale che porterà, nel 2006, alla
quotazione in Borsa

Ambiziosa strategia di rilancio. Etnoteam ha rivisto profondamente i piani di sviluppo, organizzazione, scelte strategiche e ha presentato un piano triennale con obiettivo la quotazione in Borsa. Per comprendere meglio le decisioni del management della società, guidata dal presidente Roberto Galimberti e dall’amministratore delegato e direttore generale Valentino Bravi, è importante dare un’occhiata ai conti economici. Nel 2002 Etnoteam fatturò 100 milioni di euro, risultato ottenuto sia dalla capogruppo sia dalle quote delle quattro società controllate: E-tree (posseduta per il 100%), I.net (16,06%), Metis (12,50%) e Sago (13,76%). Nel 2003 il fatturato è sceso a 83 milioni di euro. Risultato conseguente, afferma Bravi, sia all’andamento del mercato sia a scelte che hanno portato alla chiusura di alcune aree operative, al fine di ridefinire l’offerta in modo maggiormente focalizzato. In questo piano di ristrutturazione la società ha lasciato a casa circa 100 persone, ne restano 863. “E’ vero che abbiamo visto calare considerevolmente il fatturato tra il 2002 e il 2003 – spiega l’amministratore delegato -, devo però sottolineare che dei quasi 15 milioni di euro di perdite, oltre 9 milioni sono servizi per oneri straordinari (quindi per la ristrutturazione, ndr), che manteniamo una posizione finanziaria netta di tre milioni di euro e che l’Ebitda è positivo per 680mila euro”. Se questo non è ancora sufficiente a tranquillizzare il mercato sulla solidità finanziaria della società, ecco il confronto tra i risultati ottenuti nel primo trimestre 2003 e il medesimo periodo di quest’anno: l’Ebitda è passato da 1,5% in negativo a 5% positivo sui ricavi e il valore degli ordini è cresciuto del 30%, passando dai quasi 16,5 milioni di euro agli oltre 21,3 milioni di euro. Metamorfosi I numeri e i dati finanziari descrivono solo in parte il processo evolutivo intrapreso da Etnoteam. È infatti l’analisi degli obiettivi e delle modalità con le quali intende proporsi al mercato quella che meglio disegna i tratti della trasformazione. Valentino Bravi ha sintetizzato il processo indicando come Etnoteam intende compiere il percorso che parte dall’essere un integratore di sistemi al diventare un business solution aggregator. Si tratta di un messaggio altamente significativo, perché dimostra come Etnoteam abbia compreso che la strada da seguire per sostenere lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie nelle imprese, soprattutto quelle italiane che rappresentano il mercato di riferimento della società, passa per l’analisi delle esigenze e dei processi di business, che inevitabilmente fanno parte di un qualsiasi progetto di informatizzazione volto a portare maggiore efficienza operativa e ottimizzazione delle risorse umane ed economiche. Non solo. Etnoteam ha compreso anche un’altra cosa, che i progetti e i contratti a lungo termine sono preferibili a quelli che hanno un breve arco di vita. Queste formule si identificano con servizi come quelli di outsourcing e, importantissimi, quelli di Bpo (business process outsourcing). Il Bpo è il veicolo che serve per estendere il concetto di informatica come servizio, per dare forza alla crescita dei servizi e per avvicinare sempre più le tecnologie e soluzioni informatiche al business. “Oggi i progetti a lungo termine pesano per circa il 15% del fatturato – sottolinea Bravi – entro il 2005/2006 l’obiettivo è portarli a circa il 40%”. La sfida Etnoteam si è data un obiettivo assai ambizioso in termini di crescita del fatturato a completamento del piano triennale. “Intendiamo toccare una quota compresa tra i 160 e i 200 milioni di euro di fatturato subito prima della quotazione in Borsa”, afferma Bravi. Ciò significa che, considerando che la quotazione è prevista per il 2006 e che l’obiettivo per il 2004 è 100 milioni di euro, nel 2005 e nel 2006 la società dovrà crescere di circa il 40% l’anno. Percentuale significativa, soprattutto in un momento che vede il mercato mostrare i primi segnali di una ripresa che però è ancora lontana dal consolidarsi. Per ottenere tali risultati la società ha altre carte da giocare oltre a quella della rifocalizzazione dell’offerta e delle efficienze ottenute a seguito della ristrutturazione. Carte che si identificano in una consistente campagna acquisti e in piani che prevedono l’espansione internazionale. Galimberti e Bravi hanno preferito non offrire maggiori dettagli sulle acquisizioni e sull’internazionalizzazione, non è però escluso che la quotazione nel 2006 possa essere fatta sulle spalle di una società acquisita. Società che probabilmente non sarà italiana, perché Etnoteam punta decisamente a un listino europeo. In pratica, volendo fare una congettura, potrebbe riproporsi una situazione come quella che vide Buongiorno.it entrare al Nuovo Mercato a seguito dell’acquisizione di Vitaminic. Galimberti sottolinea che la quotazione in Borsa è certamente importante per la raccolta di nuovi capitali capaci di sostenere la continua crescita della società; è importante perché consente di effettuare operazioni di fusione e acquisizione anche sulla base di scambi azionari, perché favorisce l’espansione del gruppo sui mercati internazionali, perché consente l’impiego di stock option da destinare al personale e ai collaboratori. Ma la quotazione è anche importante perché permetterà a investitori istituzionali che hanno creduto in Etnoteam dall’inizio di poter scegliere se conservare le loro quote o venderle. Nello stesso tempo consentirà di ampliare l’azionariato, passaggio che per un’azienda con la storia e le dimensioni di Etnoteam è ormai diventato quasi obbligatorio. Oggi, infatti, la società è ancora di carattere familiare: il 77,95% è di proprietà dei soci fondatori, il 19,77% del fondo Quantum e il 2,28% del management. Certo la caratterizzazione familiare non ha impedito alla società di evolversi anche da un punto di vista dirigenziale: “Risolvere il problema generazionale del management – conclude Galimberti -, è stato un passaggio fondamentale quanto complesso. Abbiamo superato questa fase garantendo la continuità di vedute strategiche e senza scostarci dal nostro stile operativo. Oggi siamo soddisfatti delle scelte compiute e pronti per le nuove sfide che ci siamo posti”.

Autore: ITespresso
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