Open Source è filosofia Sun

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Sistemi operativi, software di sistema e applicazioni. Prende forma il disegno di "liberalizzazione" del software di Sun Microsystems

Jonathan Schwartz, presidente e Coo (Chief operating officer) di Sun Microsystems lo aveva ampiamente anticipato, Scott McNealy nel corso di una sua recente visita in Italia in occasione della Java Conference lo aveva confermato. Ora è stato annunciato ufficialmente. La nuova versione del sistema operativo Solaris, la 10, di Sun Microsystems è disponibile dal mese di gennaio per le piattaforme Sparc, x86, Amd64 ed Em64T a titolo gratuito. Solaris diventa open source, chiunque potrà scaricarlo da Internet e utilizzarlo con le più diffuse piattaforme hardware dei principali costruttori: Dell, Fujitsu Siemens, Ibm e Hewlett- Packard in testa. Secondo quanto dichiarato da Sun Microsystems lo sviluppo di Solaris 10 è costato oltre cinquecento milioni di dollari ed è arricchito da centinaia di innovazioni che ne fanno la versione di Unix più avanzata fino a oggi. Solaris 10, prosegue il comunicato, offre prestazioni del 40% superiori in ambito Web server rispetto alla versione precedente ed è stato progettato per gestire i più elevati carichi di lavoro come quelli dei più sofisticati datacenter. Solaris 10 contiene innovazioni che vanno dal rendere più semplice ed efficace lo sviluppo di applicazioni grazie agli strumenti di diagnosi integrati, alla autoriparazione predittiva che riduce sensibilmente i rischi dovuti a guasti hardware e software. Dalla piena compatibilità con le applicazioni scritte per Linux a un file system capace di gestire una capacità di storage praticamente illimitata. Dalle sofisticate funzionalità per la sicurezza affidate a un innovativo framework crittografico, all’ottimizzazione per i processori capaci di operare sia a 32 sia a 64 bit. L’adozione della filosofia open source da parte di Sun Microsystems non si limita alla nuova versione del sistema operativo, si spinge infatti oltre e con iniziative pensate per mercati specifici. In Italia è stata presentata l’iniziativa Java open business (Job) che mira a dare vita a una comunità di sviluppatori impegnati nel realizzare applicazioni pensate per rispondere alle esigenze delle piccole e medie imprese. L’iniziativa è stata messa a punto con la collaborazione della Direzione generale dei sistemi informativi del ministero dell’Istruzione, università e ricerca e si propone quale valido supporto alle risorse che in Italia sono impegnate nel favorire e accelerare l’adozione delle tecnologie informatiche da parte delle imprese di piccole e medie dimensioni. Il progetto Job ruota attorno a un portale (disponibile sul Web all’indirizzo www. javaopenbusiness. it) che funge da luogo di incontro virtuale per i professionisti dell’Information communications technology che credono nelle potenzialità dell’open source e che qui possono condividere risorse, competenze, esperienze. Il portale si rivolge anche alle imprese che possono accedere a una serie di informazioni e di risorse applicative nell’ambito di soluzioni di tipo Erp (Enterprise resource planning), Crm (Customer relationship management), Business intelligence e Scm (Supply chain management). Tra i primi ad abbracciare l’iniziativa Job che Sun Microsystems ha illustrato nel corso di un road show che si è svolto tra il 14 e il 17 dicembre nelle città di Padova, Bologna, Roma e Milano, vi sono società come il Gruppo Formula, IcTeam, Met Sogeda, Mayking, Sinapsi, Tai e Websysco. È chiaro che con il rilascio della versione 10 di Solaris in modalità open source, Sun Microsystems intende attrarre verso il suo sistema operativo un maggiore numero di utenti e sviluppatori. Resta però da stabilire quale modello di licenza open source la società deciderà di adottare. Indiscrezioni indicano che Sun Microsystems abbia sottoposto all’attenzione della Open source iniziative la sua Common development and distribution license (Cddl). La Cddl consente ai programmatori di vedere, modificare e distribuire codice sorgente per ogni progetto che tale codice governa. Diversamente da altre tipologie di licenze open source la Cddl richiede che le modifiche siano anch’essere rese condivisibili sotto forma di software open source. Se Sun Microsystems deciderà di adottare il modello Cddl per Solaris 10 rischierà che venga a cadere la possibilità di una diretta condivisione tra il suo sistema operativo e il principale concorrente dello stesso: Linux. Questo perché Cddl non risulta essere compatibile con i principi della General public license (Gpl), quella che è applicata a Linux, perché contiene delle specifiche che Gpl non ha.

Autore: ITespresso
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