Open source una chanche in più

L’utilizzo di soluzioni basate su software Open Source può costituire un’opportunità per le piccole e medie imprese italiane, anche in termini di contenimento dei costi, ma solo una minoranza di esse se ne serve. In molte aziende c’è ancora poca conoscenza sull’argomento e una certa diffidenza, che si traducono in una scarsa consapevolezza dei vantaggi che l’adozione di soluzioni Open Source può dare. Questi sono alcuni risultati della ricerca dal titolo “Open Source e Pmi”realizzata dal Tedis Center (Center for studies on technologies in distributed intelligence systems) della Venice International University. “Il processo di ammodernamento della piccola e media impresa italiana passa attraverso un utilizzo più consapevole delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione”, commenta Stefano Micelli, direttore Tedis Center.”Negli ultimi anni le Pmi hanno fatto sforzi per migliorare la propria dotazione tecnologica, ma rimane un gap rispetto alla concorrenza internazionale. La diffusione di applicativi Open Source rappresenta un’opportunità sia per la piccola e media impresa, sia per chi offre software e servizi professionali, spesso ancorato ad applicativi di cui difficilmente può sostenere i costi crescenti di aggiornamento e manutenzione”. L’indagine del Tedis si è avvalsa di un’analisi di tipo quantitativo svolta attraverso un questionario telefonico strutturato proposto a un campione rappresentativo di 218 medie imprese italiane leader nei settori del Made in Italy (casa-arredo, moda, meccanica, agroalimentare), collocate in 11 regioni (Piemonte, Lombardia,Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna,Toscana, Marche, Lazio,Abruzzo, Campania, Puglia), con un fatturato medio di 20,6 milioni di euro. La ricerca è stata completata da un’analisi qualitativa, che ha previsto quattro focus group con i responsabili dei sistemi informativi (utenti e non utenti di soluzioni Open Source) di medie imprese del Nord.

Il 25% delle aziende intervistate ricorre a soluzioni Open Source.La più alta prevalenza è nel settore meccanico (39% dell’intero comparto);seguono l’ambito Moda (25%) e quello Casa-arredo (21,7%).Le imprese con un fatturato compreso tra 13,1 e 26 milioni di euro utilizzano maggiormente l’Open Source (35,8%),superando il segmento delle società con ricavi tra 26,1 e 51 milioni (33,3%).Nelle aziende più grandi,quelle con ricavi di oltre 52 milioni di euro,l’Open Source è usato nel 30,8% dei casi;più limitato è l’utilizzo nelle società più piccole, con un fatturato inferiore ai 5 milioni di euro,in cui solo il 17,9% se ne serve.Nel segmento medio-basso,dai ricavi di 5,1-13 milioni di euro,si avvale dell’Open Source il 23,9% delle imprese. Le soluzioni Open Source sono adoperate soprattutto a livello di sistemi operativi lato server (come afferma il 76,4% di quanti utilizzano l’Open Source); seguono l’office automation (45,5% delle risposte) e la messaggistica (40%). Sistemi operativi lato desktop (29,1%), database documentali (27,3%) e software di progettazione (16,4%) sono gli altri ambiti di applicazione. Sono soprattutto le aziende con un fatturato tra 26,1 e 51 milioni di euro a utilizzare di più l’Open Source in ambito office automation,seguite dalle più grandi,con oltre 52 milioni di ricavi (40,6%) e da quelle con un fatturato tra i 13,1 e i 26 milioni (40%).

Che cos’è l’Open Source? Alcune risposte date dagli intervistati a questa domanda sono:”L’Open Source è la libertà in campo informatico?”.”L’Open Source è una chimera? è un ritornello che si ripete, come un sogno mai raggiunto?”. Da queste definizioni, generiche o pseudofilosofiche, emerge che in molti non hanno ben chiaro che cosa sia l’Open Source o hanno idee confuse sull’argomento. Solo un segmento minoritario del campione dà una definizione più coerente. L’Open Source è inteso come applicazioni gratuite scaricabili liberamente da Internet (“si ha accesso al codice sorgente, che puoi scaricare liberamente e correggere”), come trasparenza e possibilità di personalizzazione grazie all’accesso diretto al codice sorgente del programma. Emerge, inoltre, una percezione di sempre maggiore possibilità rispetto alle funzionalità garantite dai prodotti su licenza, in particolare in alcune aree come i sistemi operativi e gli applicativi di comunicazione. L’analisi qualitativa ha previsto anche l’associazione dell’Open Source a termini lessicali. La maggior parte degli intervistati definisce le soluzioni Open Source flessibili e personalizzabili; l’Open Source è accostato anche a concetti di apertura, collaborazione e globalità ed è definito economico, gratuito o poco costoso. In seconda posizione si collocano le definizioni legate ad aree di problematicità relative a una percezione di deficit di affidabilità e di assenza di un referente e di un coordinamento: l’Open Source è rischioso, non affidabile, costoso, fastidioso, difficile da usare e problematico. Queste definizioni sono decisamente in contrasto con le precedenti affermazioni: anche questa tendenza evidenzia che non esiste un unico modello di interpretazione dell’Open Source e che, in molti casi, c’è ancora incompetenza sull’argomento e sulle possibilità che l’uso delle soluzioni sviluppate in Open Source può offrire. In ultima posizione si trovano, invece, le definizioni dell’Open Source inteso come strumento di modernità: le soluzioni Open Source saranno sempre più usate in futuro.

In compenso, il 66% degli intervistati vede nell’Open Source un’alternativa credibile ai sistemi che sta utilizzando. Il 75% di quanti già utilizzano sistemi Open Source è pronto ad adottarne altri.Tra quanti non lo stanno adoperando, tuttavia, solo il 30% prevede in futuro di servirsene. I responsabili dei sistemi operativi chiamati a valutare l’Open Source vedono il software di questa categoria come prodotto di una cultura antagonista in opposizione al monopolio di Microsoft, come un prodotto pionieristico, frutto di sperimentazione e rivoluzionario; come leva per un processo di sprovincializzazione culturale. La sensazione è che alcuni strumenti siano visti ancora prematuri e limitati in termini di applicabilità; c’è timore, inoltre, anche sulla mancanza di standard condivisi e sui rischi conseguenti di isolamento e incompatibilità. Esiste, a volte, una sorta di barriera psicologico-culturale nei confronti dell’Open Source. Si teme che le soluzioni Open Source siano inapplicabili nella propria azienda e che non consentano di lavorare con efficienza.

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