Operazione Payback, il software degli hacker di Anonymous è open source

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Vediamo che cosa è Operazione Payback, chi è Anonymous e quale software open source utilizza. Il cyber-hacktivism resuscita per difendere i diritti digitali in Rete, messi sotto pressione nel “caso WikiLeaks”

Ciò che i mass media non dicono degli attacchi Hacker pro-WikiLeaks è che Operation PayBack (letteralmente: Operazione Rimborso) segna il ritorno sulla scena dei cyber-hacktivist e dei movimenti underground a difesa dei cyber-rights (diritti digitali). Li avevamo lasciati ai Netstrike (che nel 2004 preserono di mira il Decreto Urbani e nel 2006 sono stati adottati perfino da cyber-dissidenti iraniani) e oggi ritornano con Operazione Payback, effettuata con un software open source.
Ma chi sono?
I partecipanti di Anonymous non sono hacker bensì hacktivist e mediattivisti che non vogliono danneggiare Mastercard o PayPal: non sono cracker o cyber-criminali che rubano i codici di carte di credito, ma sono hacker etici o meglio cyber-hacktivist che difendono WikiLeaks e gli utenti della Rete dai soprusi subiti. Il collettivo Anonymous in passato ha attaccato i siti delle major americane e oggi utilizza LOIC (Low Orbit Ion Cannon), un tool open source che legalmente è sfruttato per effettuare stress test a reti e firewall. Ma su chi indirizzare Loic (con download pari a 1000 copie l’ora) viene deciso via Twitter e IRC: secondo PandaLabs, la chat degli attaccanti contro Mastercard ha raggiunto picchi di 1700 partecipanti virtuali.

Chi ha “staccato la spina a WikiLeaks” non ha agito sotto mandato giudiziario della magistratura. Infatti Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, non è sotto inchiesta per hacking o spionaggio, bensì per “sex by surprise” (un reato esistente solo in Svezia, che non corrisponde nemmeno allo “stupro”). Chi ha “staccato la spina a WikiLeaks” (prima il cloud di Amazon, poi EveryDns, quindi PayPal, Mastercard e Visa), ha agito “preventivamente”, forse su pressione di politici statunitensi; senza rispettare la “neutralità della rete” e i diritti degli utenti dei servizi.

Operation Payback non è hacking: “Payback non ha mai avuto come bersaglio infrastrutture critiche delle aziende o organizzazioni interessate. Piuttosto che fare questo, ci siamo concentrati sui loro siti web aziendali, vale a dire, il loro “volto pubblico online”. Si tratta di un gesto simbolico di una legittima espressione di dissenso. Il 9 dicembre, BusinessInsider.com diceva che Amazon.co.uk ospitava in forma di e-book un libro di Wikileaks. Qualche Anonymous ha chiesto su Twitter di prendere come bersaglio Amazon ma ci teniamo a comunicare che l’attacco non è mai avvenuto. Abbiamo pubblicato questa press release per informare i media che non hanno da sentirsi minacciati da Anonymous e che, attaccando un importante rivenditore on-line quando le persone stanno comprando regali per i loro cari, sarebbe stato di cattivo gusto e una brutta pubblicità per la causa“.

Oggi il matematico Piergiorgio Odifreddi sul suo blog su La Repubblica paragona Julian Assange al Nobel per la Pace, il dissidente cinese Liu Xiaobo. Se la Cina incarcera il suo dissidente, l’autore di Carta 08, l’Occidente ha braccato e messo in galera il suo cyber-dissidente, Julian Assange. Il paragone è forte, ma regge. E chi oggi difende Assange, partecipando a Operazione Payback e forse in futuro ad altre Operazioni (Punto Informatico cita Operation Leakspin), difende i cyber-rights in Rete: i diritti digitali, messi sotto pressione dal caso WikiLeaks. “Non hanno paura del Low Orbit Ion Cannon (LOIC) – afferma il manifestoma dell’esposizione. Il divertimento inizia questa sera“. In sostanza, gli Anonymous sposano il mediattivismo; la rete 4chan invita gli utenti online a uplodare e condividere i documenti riservati di Wikileaks anche su YouTube. Il movimento cyber-underground non partecipa a un Ddos, ma a una “infowar” per la libertà d’espressione, la libera circolazione dei saperi e la libera informazione. Per mantenere l’orizzontalità e neutralità della rete. Il Collettivo ha dichiarato che l’Operazione Rimborso ha la funzione di rendere pane per focaccia a tutti quelle organizzazioni che danno da fare per ridurre le libertà in Rete”. Qui potete leggere il comunicato ufficiale (Pdf): “Siamo cittadini della Rete medi e la nostra motivazione è dovuta a tutte le piccole e grandi ingiustizie di cui siamo testimoni ogni giorno“.

Operation Payback
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