Opere d’arte e musica, la rete li vuole a bassa risoluzione o degradati

Autorità e normativeNormativa

L’avvocato Guido Scorza parla di furto di cultura, commentando l’emendamento all’articolo 70 sulla cosiddetta legge Siae, e punta il dito contro la disposizione che prevede la libera pubblicazione online di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradati

Le opere letterarie e musicali potrebbero essere sfrattate dal web. A questa conclusione giunge Guido Scorza, avvocato, che ha analizzato l’emendamento introdotto di recente alla cosiddetta legge Siae di riforma del diritto d’autore.

La commissione cultura ha già dato un ok all’emendamento all’articolo 70 della legge 633/41, emendamento che, tra le altre precisa l’uso di “immagini degradate e bassa risoluzione”.

In particolare, proprio il comma 1-bis recita: “E’ consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet a titolo gratuito di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradati, per uso didattico o enciclopedico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro (…)”.

“In parole povere – spiega Scorza – se decido di aprire un blog in cui commento le fotografie di un determinato fotografo o piuttosto dei brani musicali, non più in grado di inserire nel blog l’immagine nitida di questa opera d’arte o lo streaming del brano musicale che sto commentando, nel bene o nel male. Si può continuare a parlare su internet di rapina, furti o crisi politiche ma non si può realizzare online un rivista d’arte, per esempio” .

Tutto sta ora a capire cosa intendano e quale interpretazione daranno a termini come bassa risoluzione o degradati i politici che hanno introdotto questo emendamento.

Come mai è stato introdotto questo emendamento? “I politici – spiega Scorza – vorrebbero chiudere la rete e riconsegnare il patrocinio culturale agli editori, alle solite major. Secondo me, si sta lottando contro fenomeni come You Tube e tutti i suoi derivati. Google Italia, per esempio, è sul piede di guerra perché Google news o altri servizi che si occupano di opere letterarie rischiano pesantemente, secondo un’interpretazione spicciola della normativa”.

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