Ottimizzare le risorse

Aziende

Il mondo dello storage sta attraversando un momento di profondo cambiamento, sia dal punto di vista di servizi e soluzioni per le aziende, sia nell’ambito dei prodotti. Situazione e prospettive dei diversi segmenti di mercato

Archiviare e memorizzare dati e informazioni, rendendoli disponibili al momento del bisogno e differenziandoli in base alla loro importanza. Lo storage deve assolvere un compito complesso, perché ogni impresa ha esigenze e priorità diverse, che debbono essere risolte nel miglior modo possibile. Dal mercato sale forte l’esigenza di ottimizzare e far funzionare al meglio ciò che esiste. Secondo molti osservatori, lo storage sta avendo un’evoluzione molto simile a quella verificatesi nel networking. Dopo la fase iniziale di forte richiesta di tecnologia, ora il cliente ha bisogno di pianificare lo storage e avvalersi di soluzioni in grado di gestirlo. Al mercato ict nella sua globalità, le aziende chiedono essenzialmente soluzioni che siano in grado di assicurare loro un concreto vantaggio competitivo. In questo contesto, si inserisce a pieno titolo lo storage, che in Italia e nel mondo, sostengono gli esperti, è caratterizzato da crescite rilevanti. Negli ultimi anni è, infatti, aumentata vertiginosamente la quantità di dati che le aziende debbono gestire, che deriva dai rapporti in essere non solo con la clientela, ma anche con i partner e i fornitori. Questo ha determinato il crescente interesse delle imprese verso lo storage. Il mercato richiede sistemi che assicurino una efficace protezione delle informazioni, e soluzioni infrastrutturali capaci di renderle disponibili e condivisibili non solo in tempi brevi, ma anche in maniera efficace. Lo storage e le soluzioni in grado di gestirlo assumono pertanto un aspetto critico per qualsiasi tipo di azienda, grande o piccola che sia. Anche se le richieste si differenziano a seconda delle dimensioni. Secondo un rapporto stilato recentemente da Sirmi, che illustra lo scenario italiano del comparto, le grandi imprese sono interessate maggiormente allo storage consolidation, all’aggiornamento infrastrutturale e alla virtualizzazione; mentre le Pmi sono per lo più orientate verso la business continuity, la migrazione da architetture das (direct attached storage) a quelle in rete, tipicamente san (storage area network) e nas (network attached storage), e alla protezione dei dati. Sirmi ritiene che oggi in Italia, i responsabili it pongano maggiormente l’accento non tanto sul numero dei dispositivi e sul tipo di infrastruttura implementata o da implementare, bensì sui diversi aspetti alla base dello storage stesso. In primis, la sicurezza, in particolare per ciò che riguarda i software destinati al disaster recovery e alla business continuity, ma anche soluzioni di storage resource management, storage consolidation e storage utility; nonché alla virtualizzazione e all’importanza degli standard che consentono di combinare dispositivi e soluzioni provenienti da più vendor. A chiarire ulteriormente quanto sta avvenendo tra le aziende vale la pena citare l’ultimo rapporto stilato da Hitachi Data Systems: una indagine semestrale che ha visto la partecipazione di 840 responsabili it di 21 paesi dell’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa). Secondo questo studio, tra le aziende cresce l’attenzione verso l’ottimizzazione delle risorse disponibili e contemporaneamente sale l’attenzione per cercare di arginare la crescita indiscriminata dei dati archiviati. Aumenta il bisogno di soluzioni in grado di gestire l’enorme quantità di risorse storage, spesso usate al di sotto delle loro capacità. Il 70% degli intervistati sostiene di avere a disposizione infrastrutture tecnologiche adeguate, percentuale destinata a salire in rapporto alle implementazioni pianificate nei prossimi due anni. Diminuisce inoltre lo scetticismo nei confronti di standard aperti, che consentono di poter usare hardware e software di produttori differenti, e aumenta l’interesse verso la virtualizzazione.

L’attenzione alla business continuity è rilevante, perché da essa dipende il successo dell’azienda. C’è una crescente consapevolezza in tal senso e sono sempre di più le aziende che considerano le spese per assicurare la continuità del business non un costo ma un importante investimento. Nella business continuity, lo storage svolge un ruolo rilevante, perché le soluzioni di backup e di disaster recovery consentono di avere le informazioni disponibili e condivisibili a prescindere da guasti, errori o altri eventi disastrosi. Ma altrettanto importante è ottimizzare e razionalizzare le risorse a propria disposizione, cercando di semplificarle e migliorarle. Per le aziende è necessario ridurre il costo complessivo della gestione dello storage, integrare dispositivi diversi e semplificarne la gestione stessa. È bene ricordare che lo storage non è solo un elemento della catena della sicurezza, ma è anche un fattore che a sua volta deve essere protetto. Non è un caso che stiano aumentando le infrastrutture di tipo san, che viene percepita come una tecnologia più sicura, perché si pone oltre lo sbarramento dei firewall. Non si considera però che, rispetto a una architettura das, quella san ha molti più ingressi e richiede pertanto un’attenzione maggiore. Per Sirmi, la consolidation spinge verso l’adozione di soluzioni Srm (storage resource management), cioè verso soluzioni che controllano, avvisano e producono dati utili al buon funzionamento dell’insieme dello storage. Le soluzioni di srm debbono essere integrate nelle infrastrutture esistenti ed è inoltre necessario che quanto implementato consenta di trattare i dati in modo differenziato, in base al loro utilizzo e al loro impatto sul business. Non tutti i dati sono uguali e non tutti hanno la medesima importanza per il successo di una azienda. Gli analisti ritengono che le nuove esigenze delle imprese, spingeranno verso un ulteriore incremento delle soluzioni software e delle soluzioni di srm. Questo compenserà le scarse prestazioni del mercato dell’hardware storage, destinato a una progressiva saturazione e all’inevitabile erosione dei margini.

A ribadire il medesimo concetto anche la società Idc, che sottolinea come il mercato dei servizi storage sia oggi una voce molto importante all’interno dell’infrastruttura dei servizi globali. Per il 2004 ci si attende un leggero incremento, ma a cambiare è soprattutto la dinamica e l’importanza delle differenti categorie che compongono il comparto. Idc identifica quattro diversi segmenti: consulting, implementation, management e supporto. Il tasso di crescita nel quinquennio 2002-2007 si dovrebbe attestare sul 6,2%. Dagli 8.600 milioni di dollari, previsti a fine 2004, il valore del mercato dovrebbe attestarsi a 10.300 milioni. Il comparto più rilevante è, e rimarrà, quello del supporto, che resiste all’avanzata del management e dell’implementation. Rispettivamente con tassi di crescita del 7% e dell’8,5%. Rilevante l’incremento della voce consulting che porta a casa una crescita intorno al 10%, pur rimanendo il segmento meno importante. In termini di valore, per il 2007, i tre comparti varranno il 67% dell’intero mercato. Con la voce implementation che dovrebbe attestarsi a quasi 2.700 milioni di dollari. Secondo Idc, nel lungo periodo, sia lo storage management sia lo storage utility avranno una forte attrattiva. Questo però richiederà non solo tempi lunghi, ma anche un significativo cambiamento del comportamento d’acquisto dei potenziali clienti. C’è sicuramente la consapevolezza dell’importanza dei dati per il buon andamento di una azienda, ma ciò che ancora manca è la loro corretta gestione. Un aspetto quanto mai vitale sotto ogni aspetto per le imprese: sia come brand sia in relazione alla crescita aziendale, nei rapporti con clienti e fornitori, come dal punto di vista del marketing o finanziario. Non dimenticando che tutto ciò comporta vantaggio competitivo. Per i responsabili it è indispensabile trovare il giusto equilibrio tra la protezione e la condivisione delle informazioni, in relazione alla crescita stessa della loro azienda. Un compito non certo facile, soprattutto considerando che i budget sono sovente risicati e cresce la complessità tecnologica. Con uno storage così importante, sottolinea Idc, nasce anche l’esigenza di rivolgere all’esterno parte o tutti i servizi a esso dedicati. Nonostante l’accelerazione del mercato dei servizi, Idc ritiene comunque gestibile la crescita. In Europa, l’attenzione si focalizza sulle infrastrutture esistenti, con un cospicuo spostamento degli investimenti dall’hardware ai servizi. Si è ora consapevoli che per tenere sotto controllo l’infrastruttura serve investire in questa voce e i vendor hanno compreso quanto sia importante andare incontro alle necessità e alle reali aspettative del cliente. I costi potrebbero frenare la crescita del comparto. Per gli analisti questa voce è determinante per le imprese e potrebbe spingere verso una gestione esterna di alcuni servizi. Certo è che lo storage è diventato sempre più difficile da gestire e controllare; la sua stessa dimensione ha un impatto forte sul rendimento dell’intera infrastruttura it. Consolidation e gestione centralizzata sono le tendenze del mercato, per far fronte in modo adeguato a uno storage sempre più strategico e al contempo complesso. Per Idc il mercato viene ampiamente coperto da quattro diverse tipologie di attori: i player di nicchia, ovvero specialisti dello storage, che possono essere sia produttori di hardware sia reseller fornitori di servizi pertinenti alle attrezzature; i player maintenance-focused, che forniscono servizi per tutti i tipi di hardware, focalizzati sulla manutenzione; i player managed service, che offrono servizi pertinenti alla gestione dello storage; e infine gli outsourcers, che gestiscono all’esterno i servizi, non solo di storage.

Tre sono gli scenari che intravede Idc per il mercato dei servizi storage. Ognuno con tassi di crescita e probabilità differenti. Il primo è quello con la crescita più bassa, intorno al 5%, in quanto altamente influenzato dal deterioramento della situazione macroecnomica, anche se questo comparto sembra essere meno sensibile a questo fattore. Uno scenario del genere, che per Idc, ha il 20% di probabilità di accadere, potrebbe generare un ritardo degli investimetni volti a uno storage di alto livello. Il secondo, con un alto livello di probabilità, 75%, vede il mercato rimanere sostanzialmente invariato o con una piccola accelerazione. In questo caso, i segmenti avvantaggiati sarebbero l’outsourcing e il management. Infine, il terzo scenario, nel quale la crescita del settore sarebbe rilevante con il segmento dei servizi di storage computing (cioè outsourcing e managed service) particolarmente vivace. Questo scenario, che ha una bassa possibilità di accadere, 5%, potrebbe richiedere un significativo miglioramento dei livelli di spesa nel comparto it, ma anche un forte cambiamento nel comportamento di acquisto dei clienti. Gli analisti vedono con maggiore simpatia la prima, seppure non particolarmente piacevole, o la terza possibilità. Anche se ritengono che lo scenario 3 possa essere la situazione prevalente a partire dal 2007-2008, quando ci si attende che l’utility computing emerge come mercato prevalente e, al contempo, diminuisce, se non sparisce, lo scetticismo delle aziende nei confronti dell’outsourcing. Attualmente il mercato dei servizi storage è dominato da quattro paesi europei: Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia, che sono anche le aree in cui il mercato it nel suo complesso sta dando i risultati migliori. Secondo l’analisi, nel periodo 2002-2007, questi quattro paesi avranno un tasso di crescita non dissimile, che si attesta intorno al 6,5%.

Con un tasso di crescita di appena lo 0,4% nel periodo 2004- 2008, il mercato dei sistemi disk storage si attesterà nel 2008 intorno ai 6.632 milioni di dollari. Per Idc questo settore rimarrà sostanzialmente invariato. Come pure i protagonisti. I paesi leader risultano essere le quattro maggiori economie europee: Gran Bretagna, Germania, Francia e Italia. In testa gli inglesi con un tasso di crescita dell’1.4%. Rilevante sarà anche la crescita della capacità, soprattutto nell’ambito dei sistemi external raid che si attesterà a oltre 1.200.000 terabyte, con un Cagr di quasi il 62%. Significativo anche il segmento di storage networked che per il 2004 ammonterà al 38%, di cui il 60% composto da sistemi external raid. Nel 2008, le vendite arriveranno a essere superiori al 51%, con il 71% di external raid. Seppure fermo come livelli di fatturato, il settore sta comunque attraversando un significativo cambiamento. E Idc si attende una crescita a due cifre della domanda di storage, con la capacità delle attrezzature in aumento del 52%, per attestarsi a oltre 1.900.000 petabyte. L’analisi evidenzia come la crescita possa essere frenata dalla diffusione dei blade server, che porterà a una riduzione delle vendite di sistemi storage interni. E questo anche se parte di questi probabilmente migreranno verso sistemi esterni, di cui molti networked. In Italia, dal 2004 al 2008 si avrà una riduzione del fatturato intorno all’1%, in buona compagnia della Francia che subirà una flessione di poco superiore. La capacità dei sistemi è in continua crescita e nel nostro paese l’aumento del periodo sarà di quasi il 49%. Percentuale alta, ma comunque tra le più basse del vecchio continente, insieme alla Francia. Dal punto di vista dei sistemi operativi, Windows e Linux che mostrano segni di crescita, anche se l’open source occupa ancora una percentuale bassa dell’intero comparto. Dal 2004 al 2008, i due sistemi avranno una crescita di fatturato rispettivamente dell’1,4% e del 16,8%. Le tecnologie dei prossimi anni saranno sempre più quelle in rete, san e nas, a scapito dei sistemi interni o esterni das che registrano cali intorno al 4-5%. Mentre il mercato san crescerà del 6,9% e nas del 5,5%. Anche nell’ambito dei protocolli di connessione, si sta assistendo a una svolta, che spinge in particolare verso iScsi, con tassi di crescita superiori al 79% con un fatturato nel 2008 di circa 475 milioni di dollari. La connessione fiber channel crescerà del 3,3%, ma rimane comunque ben lontano come fatturato: oltre 2.100 milioni. Considerando i sistemi esterni e interni nella loro globalità, come si diceva, l’incremento è piccolissimo, 0,4%. ma è interessante notare che l’unica crescita sia da imputarsi ai sistemi esterni, +3%, con un fatturato di quasi 4.800 milioni. Mentre quelli interni calano del 5%. In questo ambito, Linux conferma le sue ottime performance, con un +21,8%, anche se con una quota del 10% del mercato. Quasi +4% per Windows che nel 2008 porterà il proprio fatturato a oltre 2.000 milioni. I sistemi esterni, i più dinamici come abbiamo visto, si dividono tra quelli raid e i jbod. I primi sono quelli destinati a crescere a scapito degli altri: +3,4% contro il calo del 2,4% degli altri, in termini di fatturato. Il medesimo andamento lo riscontriamo anche in Italia, che dal fatturato previsto per il 2004, pari a circa 370 milioni di dollari, per il 2008 ci si attende un valore di 400 milioni, con una crescita del 2,2%. Anche in questo caso, però, insieme alla Francia, siamo il fanalino di coda, come incremento. Nonostante il basso tasso di crescita annuale, Idc ritiene che il comparto dei sistemi disk storage dia segni di dinamismo, grazie anche alla spinta tecnologica, con nuove risorse e soluzioni.

Il settore dei sistemi di storage removibili, vede ancora fortemente presenti i cd-rom, ma anche le nuove tecnologie affacciarsi alla finestra. Nel rapporto stilato da Idc, che prende in esame il periodo 2004- 2008, si mette in evidenza che nel 2003 si è avuta una crescita del 6% come fatturato e del 9% come unità vendute nell’area Emea. Ma nei prossimi anni si avrà una contrazione in termini di valore, con una flessione dello 0,8% nel 2008, equivalente a un fatturato di 2,44 miliardi. Il comparto è trainato dalla forte crescita dei dvd spinta dalle vendite del segmento consumer. Mentre i cd-rom mantengono salde posizioni grazie al mercato enterprise, che risulta più riluttante, o comunque lento, ad adottare i nuovi sistemi dvdrom e i cd riscrivibili (cd-rw). I consumatori invece sembrano essere pronti ad adottare la nuova tecnologia dvd rec (recordable) e per Idc ciò che frena oggi la sua diffusione è solamente il fattore prezzo. I dvd-rom dal canto loro rimarranno stabili sia nei desktop consumer sia nei computer enterprise. La forte diminuizione dei prezzi di cd-rw e dvd-rom avvantaggerà la soluzione a doppio drive rispetto a quella combo. I dvd cresceranno, favoriti anche dall’adozione dei dvd rec da parte degli oem pc per la propria offerta consumer. I fattori chiave di questi supporti saranno il prezzo e la velocità di registrazione. Per Idc, l’importanza e l’interesse dei consumatori verso la nuova tecnologia blu-ray non sarà rilevante fino al 2008, ma la sua apparizione potrà aumentare ulteriormente la pres- sione sui prezzi dei sistemi attualmente esistenti. A dare man forte al comparto, è comunque anche la ripresa delle vendite di pc, sia da tavolo sia portatili, che dovrebbe rimanere consistente anche nei prossimi anni. Considerando il fatturato delle singole tecnologie, che nel complesso generano un valore oggi intorno ai 2,97 miliardi di dollari, in testa troviamo pressochè soli, i cd/dvd rec, con 2,26 miliardi. Per il 2008, però, il panorama in Emea cambia, perché si fanno sentire maggiormente i supporti 5,25in rw drive che guadagnano il 5,3%, pur rimanendo con un fatturato di 0,03 miliardi. Tutte le altre tecnologie perdono, soprattutto gli Zip/MO/removable, che includono la fascia bassa dei removibili magnetici, i dischi da 3,5in e i drive magnetici di fascia alta. Il fatturato viene generato da tre categorie per Idc: i distributori/ var, gli oem europei, cioè quelli localizzati nell’area Emea, e gli oem globali, realtà che hanno la produzione fuori Emea, ma che vendono i loro prodotti all’interno di questa area. La prima categoria è quella maggiormente attiva nel settore dei removibili, generando per il 2004 1,56 miliardi di dollari sui 2,97 complessivi. Situazione che rimarrà invariata anche in futuro. La flessione del comparto riguarda anche i cd-dvd drive che nel complesso per il 2004 dovrebbero attestarsi su un fatturato di 2,92 miliardi, ma che nel 2008 subirà una flessione del 4,8% portandosi a 2,4 miliardi. A trascinare in basso il fatturato la forte flessione delle tecnologie cd-rom, cd-r/rw e combo, con decrementi dal 19% al 24%. In buona salute invece invece l’installato di cd/dvd con un fatturato oggi a oltre 235 milioni, in crescita del 9,5% per il 2008, quando il comparto avrà un valore di 320 milioni trainato da combo e dvd-rom.

Nel comparto dei removibili si affacciano molte categorie diverse. Idc suddivide il settore in base alle tecnologie e nel rapporto evidenzia: cd/dvd; HH (Half Height) cd/dvd drive comunemente usati come suite integrate dentro i desktop; slim cd/dvd drive, sistemi usati per lo più sui Pc portatili, Zip/MO/removable drive. I cd/dvd generano un fatturato consistente di oltre 2.900 milioni di dollari per il 2004, con un calo di quasi il 5% nel 2008, quando si arriverà a un valore di quasi 2.400 milioni. L’Italia è tra i paesi con la percentuale di calo maggiore, del 9,6%, passando da un fatturato attuale di 109 milioni a poco meno di 73 milioni nel 2008. La tecnologia dei drive HH cd/dvd, che a sua volta viene suddivisa tra i diversi tipi di supporto, genera un fatturato di 2.52 milioni, in calo del 4,7% nel 2008. Già oggi la fetta più consistente è generata dai dvdrec che rappresentano oltre il 50% del mercato, per attestarsi a più del 65% nel 2008. Gli unici a tenerli testa, seppure distanziati, sono i dvd-rom con una share del 19,2%, unica tecnologia in aumento nel periodo considerato. Verrà dimezzata invece la quota di mercato di cdrom, di cd-r/rw e di combo. Anche nell’ambito dei drive slim cd/dvd, quelli per i portatili, si avrà una flessione di fatturato, nell’ordine del 5,5% da qui al 2008. Calo spalmato su tutte le tecnologie, a esclusione dei sistemi dvd-rec che fanno un balzo superiore al 10%. Anche sui portatili, le maggiori quote di mercato sono rappresentate dai drive dvd-rec che per il 2008 avranno uno share di oltre il 67%. Nell’ambito di Zip/MO/Removable è significativo notare come si vada sempre di più verso drive capienti. Se nel 2004 la capacità di 3 Gb e superiore genera un fatturato di 1,4 milioni, nel 2008 ci si attende 4,4 milioni con un incremento percentuale dal 2003 del 78,3%. Il fatturato complessivo è comunque in calo e si attesterà a poco più di 10 milioni. Dai dati si evince che il segmento non ha comunque grandi prospettive. In Italia la diminuizione percentualmente sarà di quasi il 25%. Tra le più alte in Europa, in compagnia di Inghilterra, Svizzera, Francia, Austria e Belgio. Il comparto 5,25 in Rw drive evidenzia anch’esso una tendenza verso le capacità più elevate, superiori ai 9 Gbyte. Che nel 2008 rappresenteranno sostanzialmente l’intero settore, con un fatturato di oltre 32 milioni di dollari su un totale di 33,4. Per il 2004 è previsto un fatturato di 6,4 milioni. Un bel salto, non c’è che dire, anche perché spariscono dal mercato tutti i drive di fascia bassa, inferiori ai 5 Gbyte. Il nostro paese mostra la medesima tendenza, con un fatturato in crescita di quasi il 16% nel periodo 2003-2008. Se non consideriamo il Belgio, che registra un tasso di crescita del 47,6%, in questo segmento l’Italia ha l’incremento più consistente, assieme a Belgio e Spagna. Il mercato dei removibili è certamente variegato e fortemente caratterizzato dall’evoluzione tecnologica. Che mostra anche le resistenze di molti comparti ad adottare nuove soluzioni. D’altra parte i cambiamenti e le trasformazioni sono sovente molto più veloci di quanto possa avvenire nella nostra testa. E le resistenze al nuovo sono sempre forti. Non è un caso che il doppio drive cd-rw e dvd-rom rimarrà ancora molto diffuso nei computer casalinghi. In compenso assisteremo a una accelerazione dei cd-rw nell’ambito business. Mentre il mercato verrà favorito dalla diminuizione dei prezzi. Non però dal punto di vista del fatturato.

Autore: ITespresso
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