P2p crackdown: a chi giova?

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Will Page, responsabile di PRS for Music, e Eric Garland, direttore di Big Champagne, hanno redatto lo studio The Long Tail of P2P. Dall’analisi della coda lunga del file sharing, hanno scoperto che il P2p ingrassa le star e le leggi ammazza-P2p fanno male al business

In Europa si aggirano due spettri: sono la Legge Hadopi (l’ex Dottrina Sarkozy, che cerca di fare proseliti in Europa, soprattutto in Italia ) e la condanna di Pirate Bay in Svezia.

Mentre c’è chi teme un P2p crackdown, un giro di vite contro i pirati, in salsa italiana, con l’importazione della legge dei tre schiaffi, Will Page, responsabile di PRS for Music, e Eric Garland, direttore di Big Champagne, hanno redatto lo studio The Long Tail of P2P. Ecco cosa emerge secondo The Register .

Dall’analisi della coda lunga del file sharing, hanno scoperto che il P2p ingrassa le star e le leggi ammazza-P2p fanno male al business. Il peer to peer non è una vetrina per gruppi underground e di nicchia, ma è soprattutto una cassa di risonanza per la popolarità delle star musicali.

Una pubblicità gratuita che amplifica la popolarità dei cantanti e gruppi di successo: il P2p non è un modello alternativo di distribuzione, ma un diverso medium broadcast di fruizione per chi ha già successo e popolarità.

Sfatato il mito della long tail, lo studio mostra che le Major, invece di combattere il P2p come se fosse il terrorismo del XXI secolo, potrebbero cavalcarlo per monetizzare il successo: già uno studio del 2008 della University of Hertfordshire diceva che l’80% degli utenti pagherebbe per servizi di scambio di sound recordings; trovare un nuovo business model, sarebbe più profittevole per tutti.

L’open source ha mostrato la via al software. Il P2p potrebbe dare qualche idea alle varie Riaa, Ifpi, Fimi, finora troppo impegnate a reprimere, invece che a cercare remunerativi modelli di business per fare ancora soldi con la musica. iTunes di Apple, gli accordi di YouTube con Universal e Sony , i tentativi di Hulu.com e rivali, mostrano che un altro modello di business è nell’aria, e passa attraverso la Rete, e non contro la Rete.

Il modello open source e Linux (e le Creative Commons ) possono indicare una via di uscita anche agli artisti digitali: il codice è libero e gratuito, e la monetizzazione avviene sui servizi a valore aggiunto. La popolarità si misura sui download.

Infine è recente il rilsascio della ricerca norvegese : chi fa download ( anche illegale) di musica digitale, poi acquista dieci volte di più. Il Peer to peer e il file sharing sarebbero una sorta di vetrina: un assaggio, per poi acquistare legittimamente.

Leggi la risposta della Fimi: Fimi risponde allo studio sul P2p: Il file sharing fa male alle hit

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