P2p, il Garante della Privacy si schiera con gli utenti

Autorità e normativeSorveglianza

Il caso Peppermint richiama l’intervento dell’Autorità guidata da Francesco
Pizzetti: si costituisce in giudizio

La denuncia di quasi 4000 utenti del Peer to peer da parte di Peppermint ha aperto un caso: il Garante della Privacy ha deciso di intervenire per verificare che siano state violate normative. Per ora si schiera con gli utenti, costituendosi in giudizio presso il Tribunale di Roma. La casa discografica tedesca Peppermint ha chiesto un risarcimento (di 330 euro) agli utenti che si erano scambiati file musicali, protetti dal diritto d’autore, sulle piattaforme di file sharing: Peppermint era risalita all’identità attraverso l’indirizzo IP. Tuttavia già l’associazione Altroconsumo aveva espresso grosse perplessità sulle modalità di recupero delle generalità degli utenti. L’autorità guidata da Francesco Pizzetti scende in campo per verificare se “siano stati rispettati tutti i diritti di protezione dei dati personali”. Peppermint Jam Records GmbH ha identificato l’indirizzo IP, ma senza appurare (secondo Altroconsumo) una correlazione fra l’indirizzo Ip e il nome degli utenti accusati di aver commesso la violazione del copyright. Infine il codice in materia di protezione dei dati personali vieta l’uso di comunicazione elettronica per accedere a informazioni, come l’identità, archiviate nei terminali di un utente in Rete. Anche Adiconsum applaude all’intervento dell’Autorità guidata da Francesco Pizzetti: il caso Peppermint richiede immediata chiarezza. La battaglia sulla privacy è appena cominciata.

Autore: ITespresso
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