P2p, la pirateria dilaga negli uffici pubblici

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Il Comitato contro la pirateria digitale presso la Presidenza del Consiglio lancia l’allarme: il 30% dei download del file sharing viene effettuato dai dipendenti statali. La PA prepara i filtri anti file sharing

Dopo l’arcinota accusa di essere fannulloni (pronunciata dal Ministro Renato Brunetta), penderà un altro marchio sui dipendenti statali: quello di essere anche pirati.

Il 30% dei download del file sharing viene effettuato dai dipendenti statali: la pirateria dilaga nella Pa, secondo il Comitato contro la pirateria digitale presso la Presidenza del Consiglio.

Eppure a gennaio l’Aica denuncia quanto costano alla Pubblica Amministrazione italiana lo skill shortage o addirittura l’analfabetismo informatico dei propri dipendenti: l’impreparazione informatica degli impiegati della sola Pubblica Amministrazione Centrale (PAC) costa al Paese circa 280 milioni di Euro.

Impreparazione digitale, forse, fannulloni chissà: ma non certo nel Peer to peer e nel file-sharing illegale, dove i dipenti sembrano attivissimi.

Adesso la PA corre ai ripari e prepara i filtri anti file sharing: anche perché i file scaricati spesso diffondono malware e il malcostume deve essere fermato.

Il fenomeno della pirateria – spiega Gaetano Blandin i, direttore generale per il Cinema del ministero dei Beni Culturali – è molto rilevante, come dimostrano le ultime indagini, ma purtroppo èpoco diffusa la percezione della pirateria come reato. Credo che se il trend continuerà in modo così rilevante, tra un periodo non troppo lungo non ci sarà nulla da piratare“.

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Autore: ITespresso
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