P2P qualcosa è cambiato

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Si profila un cambio di rotta per le poliche aggressive dell’industria contro
il fenomeno della condivisione di file

Gli utenti inglesi la chiamano da sempre ‘Bulling attitude’ ed indica il modo sfrontato e prepotente con il quale le major della musica e del cinema tentano di incastrare gli utenti dei sistemi di file-sharing. Qualcosa sta cambiando stando almeno a due episodi sembrano segnare un’inversione di tendenza. Il primo riguarda il caso della RIAA contro la signora Debbie Foster querelata per violazione dei diritti d’autore. La signora non ha voluto transare per via extragiudiziale ed ha chiesto che in aula venissero mostrati i dati relativi al giorno e all’ora esatta della violazione, l’IP rilevato e le denominazioni dei file coinvolti. La RIAA non è stata capace di provare alcunché e il giudice l’ha condannata a pagare le spese processuali. Sul fronte europeo si fa strada l’idea che non si possa utilizzare impunemente un software di “raccolta” dei dati delle reti peer-to-peer per sfruttarli poi in tribunale e denunciarne gli utenti. Ed ecco che un giudice olandese ha ritenuto che il BREIN, l’ente che combatte la pirateria per conto dell’industria, abbia usato metodi non ortodossi e ha dichiarato apertamente che effettuare scansioni dei dischi fissi deigli utenti della Rete viola la legislazione europea sulla privacy.

Autore: ITespresso
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