Painkiller

Management

Come sopravvivere all’Inferno?Sparando a tutto quello che si muove.

Diciamoci la verità: ultimamente giocare agli sparatutto in prima persona è diventato un po’ angosciante e cervellotico. Tra tattiche complesse, trame complicatissime e situazioni iper-realistiche, mettersi di fronte al computer con l’idea di passare una mezzora di puro divertimento sta diventando quasi un miraggio. Certo, l’evoluzione del genere ha portato anche alla creazione di capolavori sempre più raffinati e interattivi, ma qualcuno iniziava a sentire la mancanza di un gioco immediato che rinverdisse i fasti di Doom, Duke Nukem e Serius Sam. A tutta questa categoria di giocatori sembra essere dedicato Painkiller, sparatutto della “vecchia scuola” rinvigorito da una realizzazione tecnica di prim’ordine. La trama, in controtendenza con le produzioni attuali, è talmente semplice da risultare quasi pretestuosa: il protagonista del gioco subisce un incidente automobilistico e si risveglia in un mondo infernale popolato da mostri che ovviamente vanno uccisi a colpi d’arma da fuoco. Il resto è semplicemente azione a piene mani. I nemici spuntano ovunque e da ogni direzione, non si fa in tempo a eliminare uno zombie che ne spuntano subito altri pronti a farvi la pelle, mentre altri ancora sono pronti ad attaccarvi di sorpresa alle spalle. Gli scenari in cui si svolgono questi scontri sono particolarmente vari, passando da un cupo cimitero a una miniera, da un campo di battaglia insanguinato a un tempio gotico fino ad ambientazioni oniriche. Visto che si tratta di un gioco dedicato esclusivamente all’azione, l’assortimento degli scenari rende il gioco meno ripetitivo. In questo senso è stato fatto anche un grande sforzo nella rappresentazione dei mostri, originali e sempre diversi. L’intelligenza artificiale non è comunque particolarmente raffinata, e la sfida è rappresentata principalmente dal numero d’avversari che attaccano contemporaneamente: siamo riusciti a contare più di venti aguzzini che si lanciavano insieme allo sbaraglio ansiosi di assaggiare il nostro fucile! Stupisce come il motore grafico, veramente eccellente, riesca a gestire questo impressionante numero di poligoni senza rallentamenti anche su computer di fascia media. I boss di fine livello, poi, sono tra le realizzazioni più stupefacenti che si siano mai viste in un videogioco: giganteschi, anche più di dieci volte il protagonista, e tanto pericolosi da richiedere anche una leggera dose di tattica per non essere eliminati. In definitiva Painkiller è un gioco che ci riporta indietro di alcuni anni facendo riscoprire il bello di un’azione immediata senza stress, preoccupazioni e problemi di pianificazione e strategia. Certo, chi apprezza le cose più complesse lo troverà un po’ semplicistico.

Autore: ITespresso
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