Panico tra gli sviluppatori di contenuti streaming

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Proposto un sistema di licenze a pagamento per il formato Mpeg-4

Il formato Mpeg-4, adottato da moltissimi sviluppatori di contenuti video e che integra in molteplici tecnologie per il video sul web, potrebbe diventare a pagamento. La proposta è stata lanciata la settimana scorsa da MPEG LA, un ente che rappresenta ben 18 aziende che sostengono di avere qualche tipo di diritto sul codice del Mpeg-4, e dovrebbe in qualche modo offrire una soluzione alle richieste di royalty. La proposta è arrivata mentre lISMA (Internet Streaming Media Alliance) sta lavorando per la creazione di uno standard open source per linvio di video sul web. LISMA include nomi come Apple, Cisco, IBM, Kasenna, Philips, Sun e altri. A non essere entrati nella compagine ci sono due tra i nomi più grossi, Microsoft e RealNetworks che tradiscono linteresse a trovare nuove fonti di guadagno alle spese del libero scambio di informazioni sulla rete. I termini della proposta della MPEG LA hanno comunque soddisfatto lISMA, che però vorrebbe collaborare con la prima per meglio definire delle dinamiche che garantiscano allo standard Mpeg-4 di evolversi nel tempo, evoluzione che la proposta di MPEG LA non prevede nei termini del contratto. A fianco delle due organizzazioni, un vasto gruppo di aziende con visioni più in linea con le dinamiche della rete sta cercando alternative tecnologiche perseguibili. ON2, una società specializzata nella compressione di video, ha proposto allISMA di adottare come standard un codec di compressione di loro proprietà, il VP5, derivato dal Mpeg-4, che sarebbero disposti a cedere gratuitamente.

Autore: ITespresso
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