Panoramica Antitrust nel mondo IT

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Ieri la Relazione annuale Antitrust ha indicato la necessità di rivedere la normativa sul diritto d’autore online. Inoltre ha invitato a non abbassare la guardia sui monopoli delle reti e a monitorare le garanzie nell’e-commerce. Le misure per Google News, che hanno chiuso il contenzioso con gli editori, faranno inoltre scuola in Europa. Ma per una vicenda che si risolve bene, l’Italia rimane il paese delle liberalizzazioni mancate e delle riforme bloccate. Diamo uno sguardo all’azione delle Authority Antitrust nel mondo ICT a livello globale

L’ultimo allarme lanciato dal presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, nel corso della relazione annuale al Parlamento, ha denunciato che in Italia “nell’ultimo periodo il processo riformatore si è arrestato e le liberalizzazioni sono scivolate via dalle priorità dell’agenda politica”. Restringendo la denuncia al settore Itc, l’AgCm vede più ombre che luci: Antonio Catricalà, considera buone le misure adottate da Google News per chiudere il contenzioso con gli editori: “L’Autorità italiana ha indagato sulle complesse tematiche oggi all’attenzione della Commissione europea: le misure adottate nel nostro Paese consentono agli editori di selezionare e rimuovere i contenuti presenti su Google News senza per questo essere esclusi dalla più generale visibilità sul motore di ricerca“. Adesso i temi scottanti per l’Antitrust italiana sono: il copyright su Internet, i monopoli delle reti infrastrutturali e le garanzie per chi fa shopping via e-commerce.

In tema di diritto d’autore online, l’authority vede un “oggettivo squilibrio tra il valore che la produzione editoriale genera per il sistema di internet nel suo complesso e i ricavi che gli editori online sono in grado di percepire“. Secondo AgCM va riformulata la normativa, tenendo conto del piano d’azione della UE per la proprietà intellettuale: “L’Antitrust ha inviato una segnalazione al Parlamento e al Governo chiedendo che venga rivista la normativa sul copyright, adeguandola alle innovazioni tecnologiche ed economiche del web. Serve una legge nazionale che definisca un sistema di diritti di proprietà intellettuale in grado di incoraggiare forme di cooperazione tra i titolari dell’esclusiva e i fornitori di servizi innovativi“. Internet ha innovato e rimodellato lo scenario (sia tecnologico che economico), dunque la normativa sul diritto d’autore non può prescindere da queste mutate condizioni.

In materia di e-commerce, l’Antitrust conferma che “per gli acquisti effettuati online è stata assicurata piena attuazione del diritto di recesso” e sta vigilando la Guardia di Finanza: a chi sgarra nello shopping online saranno applicate le sanzioni previste. In tema di reti infrastrutturali, nel mirino dell’Antitrust sono i monopolisti che possiedono in esclusiva le reti: “un presunto abuso di posizione dominante è stato contestato al Gruppo Ferrovie, due a Telecom e due a Poste Italiane“. Dopo il lungo tilt alle Poste, un black-out definito da tutti inaccettabile, qualche provvedimento (su Authority indipendenti) merita di essere preso in seria considerazione.

Sempre nel mercato IT in Italia, dopo l’archiviazione delle sette istruttorie con le catene Gdo, l’AgCm ha aperto una nuova indagine nei confronti di Apple e della catena Comet: sono accusate di offrire un contratto di assistenza a pagamento, Apple Care, senza trasparenza. Il consumatore non viene avvertito del fatto che il contratto si sovrappone al secondo anno della garanzia legale.

Secondo l’Authority, Apple e Comet non avrebbero chiarito esplicitamente, ma anzi darebbero un’informazione scorretta sul fatto che sussiste per legge già un secondo anno di copertura sulle riparazioni, senza bisogno di acquistare Apple Care. L’Antitrust guidata da Antonio Catricalà ha diramato una nota: l’AgCm “ha deciso di avviare una procedura nei confronti della Apple: secondo i primi accertamenti compiuti dagli uffici la società, insieme alla catena di vendita Comet, proporrebbe un contratto di assistenza a pagamentosenza chiarire al consumatore che il contratto si sovrappone temporalmente al secondo anno della garanzia legale che non comporta costi per il consumatore “.

Antonio Catricalà, Antitrust
Antonio Catricalà, Antitrust

Ma i contenziosi Antitrust nel mercato ICT sono “pane quotidiano” a livello globale. Diamo uno sguardo all’azione delle Authority Antitrust nel mondo Ict a livello globale. La recente marcia indietro di Apple nei meccanismi degli acquisti in-app, per esempio, è anche frutto dell’interessamento e delle indagini Antitrust avviate negli Stati Uniti e nell’Unione Europea. Ciò dimostra che le Authority veramente indipendenti aprono e liberalizzano i mercati, in favore dei consumatori.

A livello di Antitrust UE, Microsoft, che aveva chiuso i suoi contenziosi con i commissari di Bruxelles, si è appellata contro l’ultima maxi-multa da 899 milioni di euro comminata dall’Antitrust UE nel 2008. Microsoft ha pagato in tutto 1,35 miliardi di dollari, a partire da quella famosa da quasi 500 milioni di euro, risalente al 2004 (all’epoca del commissario Mario Monti). Vedremo se l’appello di Microsoft sarà accolto o no.

Sempre Microsoft ha ricevuto il via libera, questa volta dalla FTC statunitense, per l’acquisizione di Skype. Invece il colosso di Redmond veste le vesti di “parte offesa” a Bruxelles contro l’arci-rivale Google. Infatti Microsoft è passato dal banco degli imputati a quello degli accusatori da un anno circa, da quando sulla graticola Antitrust dell’Unione europea, c’è proprio Google.

Lo scorso fine febbraio a Bruxelles è stata avviata un’indagine preliminare dell’Antitrust Ue su Google: a muoversi contro il motore di ricerca, sono stati i siti di comparazione prezzi, Foundem e Ciao di Microsoft. L’Antitrust Ue esaminerà se Google penalizza i rivali potenziali nel suo search ranking, e se usa il massiccio market share del mercato search advertising europeo per tenere i prezzi della pubblicità (advertising online) artificialmente alti. In Europa Google deterrebbe una quota di mercato prossima al 90%, ben oltre il 65% del mercato Usa.

L’Antitrust Ue ha tirato fuori le unghie nelle diatribe della Commissione europea con Microsoft (interoperabilità server e Windows Media player nel 2004, con la maxi multa comminata dall’allora commissario Mario Monti; nel caso ballot screen e libertà browser su Windows nel 2009 (caso risolto); con Intel; e ha un’indagine aperta sui mainframe Ibm e sul motore di ricerca Google.

E negli Usa? Google mette da parte 500 milioni di dollari per risolvere il contenzioso con il Dipartimento di Giustizia Usa che sta indagando nel business dell’advertising. Google è nel mirino dell’Antitrust Usa, Ftc, sul dominio di Google nel mercato della ricerca online. Secondo Eleanor Fox, della New York University, “Google potrebbe essere la prossima Microsoft” se sarà confermata l’inchiesta Antitrust Usa. In realtà potrebbe risultare non facile per FTC costruire un impianto d’accusa contro il dominio nel mercato della ricerca di Google, perché, tranne casi specifici sotto indagine (il caso ITA software negli Usa e le denunce di Microsoft nella UE), finora Google ha vinto sul mercato, per via dell’offerta. James Grimmelmann, professore associato di diritto Internet della New York Law School, ha detto che sulla ricerca online Google ha vinto in quanto aveva un algoritmo migliore dei rivali. Gli investigatori federali potrebbero cercare violazioni su come Google abbia usato questo dominio per guadagnare terreno anche nei nuovi mercati.

Infine Neelie Kroes, vicepresidente dell’Unione europea, in merito all’Agenda Digitale UE, invita tutti gli stakeholder di fare di più per “sfruttare appieno il potenziale dell’Agenda per conservare la competitività europea, stimolare l’innovazione e creare posti di lavoro e prosperità“.

Antitrust: Serve una nuova legge sul diritto d'autore online
Antitrust: Serve una nuova legge sul diritto d'autore online

L’Agenda Digitale UE, fra i 7 punti che la contraddistinguono, promuove il mercato unico per i contenuti digitali, anche per superare la frammentazione e semplificare l’e-commerce e la diffusione di musica e film legali. La centralità dell’Agenda digitale è urgente per il rilancio dell’economia europea: c’è bisogno di ulteriori sforzi per fare dell’ Ue un mercato unico digitale. Il Consiglio auspica che gli Stati attuino “misure efficaci per promuovere investimenti favorevoli alla concorrenza nel settore della banda larga” e promuovano “la disponibilità per tutti e l’uso da parte di tutti di internet veloce”. Il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione promette il 40% della produttività e assicura 33 mila posti di lavoro per ogni milione di euro investito.

L’Unione europea preme per un’Area unica di pagamento europea che assicuri un ambiente integrato in cui i pagamenti online possano essere fatti in modo semplice ed economico. “Il commercio transfrontaliero online – ha spiegato il commissario Antitrust UE Joaquin Almunia ha un grande potenziale di crescita che non è ancora sfruttato. Non abbiamo ancora creato un mercato interno per l’e-commerce e, come conseguenza, il commercio al dettaglio online attraversa un momento di difficile sviluppo in Europa”.

Che fare? Bisogna garantire semplicità e sicurezza per i pagamenti online. Anche il Rapporto redatto da Mario Monti (intitolato “Una nuova strategia per il mercato unico”) mette l’accento su un mercato unico anche in ambvito digitale. “Con i miei colleghi – ha concluso l’ex commissario – stiamo lavorando alla creazione di una Single European Payment Area (Area unica di pagamento europea) che garantisca un ambiente integrato in cui i pagamenti online possano essere fatti in modo semplice ed economico”.

Secondo FIMI l’Agenda Digitale proposta dalla UE dovrà essere “più determinata nella definizione di una strategia per lo sviluppo dei contenuti digitali e per la loro tutela perché oggi è in gioco il futuro dell’industria culturale europea nelle reti digitali“. E così si ritorna al punto di partenza, alle richieste di Catricalà: serve una revisione delle norme sul diritto d’autore online.

I guai Antitrust dei Big IT
I guai Antitrust dei Big IT nella UE e Usa
Autore: ITespresso
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