Patto segreto di non assunzione, Apple, Google, Intel, Adobe patteggiano

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Le aziende, accusate di violazione antitrust, hanno chiuso lo scorso anno fiscale registrando profitti complessivi per 60 miliardi di dollari, di cui i tre quinti arrivano da Apple. Ma il patteggiamento sul cartello di non assunzione concederà poche centinaia di dollari a ciascun dipendente coinvolto nel patto di non assunzione, accordo che limitava la concorrrenza e ipotecava la meritrocrazia

Una volta c’erano la guerra dei talenti e la meritocrazia, finché non arrivò il giorno del patto segreto di non assunzione. Impegnate a non pestarsi i piedi l’un con laltro con le assunzioni dei dipendenti più bravi, le Big IT della Silicon Valley avevano formato un anti cartello per non rubarsi a vicenda i talenti migliori e per evitare di far lievitare gli stipendi. Oggi Apple, Google, Intel, Adobe patteggiano sul patto segreto di non assunzione: hanno formalmento aderito a pagare 324.5 milioni di dollari.

A far scattare le indagini era stato il caso Papermaster, l’ex dipendente di Ibm – che l’azienda voleva trattenere – dopo l’uscita di Tony Fadell, ex capo della divisione iPod, poi coinvolto nello sviluppo di iPhone. Ma l’accordo di “no-poaching” viola numerose leggi antitrust comprese lo Sherman Act e il Cartwright Act.

Patto di non assunzione fra Big IT della Silicon Valley: è l'ora del patteggiamento
Patto di non assunzione fra Big IT della Silicon Valley: è l’ora del patteggiamento

Il patteggiamento siglato alla corte federale di San Jose, in California, fra Apple, Google, Intel, Adobe riguarda 64.000 dipendenti. A occuparsi del caso è stato il giudice Lucy Koh, lo stesso che ha seguito la lunga vertenza fra Apple e Samsung nella guerra dei brevetti. La stessa corte nel luglio 2012 aveva accusato Toshiba di aver fissato il prezzo degli Lcd: ma la multa da 87 milioni di dollari era solo un decimo del mercato Liquid crystal display (Lcd). L’accordo potrebbe avere un impatto sul 25% dei procedimenti legali. Sotto indagine dal 2011, le quattro Big IT erano accusate di cospirare per limitare la concorrenza, per tenere basse le paghe di ingegneri, programmatori ed altro staff tecnico. Si parla di danni potenziali da 9 miliardi di dollari. Ma il caso imbarazza la Silicon Valley, culla della meritocrazia e della guerra dei talenti.

A rendere palese il cartello (la causa è stata denominata High-Tech Employee Antitrust Litigation) sono state email fra il co-fondatore di Apple Steve Jobs e l’ex Ceo di Google Eric Schmidt.

Le aziende hanno chiuso lo scorso anno fiscale registrando profitti complessivi per 60 miliardi di dollari, di cui i tre quinti arrivano da Apple. Ma il patteggiamento concederà poche centinaia di dollari a ciascun dipendente.

Autore: ITespresso
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