Tutti pazzi per gli smartglass. Intervista a chi ha indossato i Google Glass

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Google Glass per superare le disabilità: il tour virtuale in LIS per i sordi al Museo Egizio di TorinoX
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Lorenzo Guasti, curatore ed ideatore della mostra DigiArte X, ha provato i Google Glass e ci illustra le sue sensazioni e le sue aspettative. Intanto sarebbero in cantiere gli smartglass di Microsoft, Apple e Samsung. La Wearable Technology corre per renderci tutti utenti “umani aumentati”

La corsa agli occhiali intelligenti, nuova frontiera della Wearable technology, è iniziata. Gartner ritiene che gli smartglass, di cui i Google Glass sono uno dei primi prototipi, porteranno l’innovazione nei posti di lavoro per aumentarne l’efficienza. Anche Apple e Microsoft sono al lavoro sugli smartglass, oltre a Google e Samsung. Non deve stupire: secondo Forrester Research, il 12% degli americani è disposto ad acquistare un paio di smartglass. E a integrarsi con gli smartglass, saranno più gli smartwatch che gli smartphone, secondo i developer.

Alla presentazione di Digiarte X, abbiamo ascoltato Valerio Saffirio di ROKIVO e Giulio Caperdoni COO di Vidiemme Consulting che fanno parte del Google Glass Explorer Program. La seconda versione test degli occhiali intelligenti è ancora limitata agli sviluppatori che, però, avranno la possibilità di coinvolgere tre amici, per aggiudicarsi il dispositivo in cambio di 1500 dollari. I Google Glass vengono attualmente prodotti a mano e solo 1500 aziende americane, beta tester, ne sono in possesso, dopo averne acquistato un paio al prezzo di 1500 dollari. La versione Google Glass 2.0 avrà probabilmente un prisma staccabile, da connettere al proprio paio di occhiali da vista, per consentire anche a chi porta occhiali da vista di usufruire dei Google Glass. La versione consumer – in arrivo negli Usa nel 2014 e in Europa nel 2015costerà circa 300 dollari.

Il Comune di Firenze esplorerà anche applicazioni smart cities, dedicate alle piste ciclabili e alla disabilità, per chi in futuro indosserà gli smartglass.

Visto che abbiamo avuto la fortuna di toccare con mano un prototipo e vederlo in azione da vicino, abbiamo intervistato Lorenzo Guasti – ideatore e curatore di Digiarte X da dieci anni – che ha inforcato un paio di Google Glass, in occasione della decima edizione di Digiarte, dove fra l’altro si possono ammirare anche gli scatti di Koci Hernandez e Harper Reed, l’hacker, esperto di big Data, che ha diretto la campagna presidenziale di Obama per quanto riguarda i social network e i nuovi media.

ITespresso: Che sensazione ha provato inforcando i Google Glass?

Lorenzo Guasti: Fisicamente la sensazione è piacevole. Sono molto leggeri ed ergonomici. Il prisma è ben posizionato, non disturba la vista frontale e le informazioni sono posizionate in alto a destra e si vedono solo quando si vogliono guardare. Non mi è piaciuto moltissimo il metodo di “wake up” degli occhiali dallo standby che è una specie di cenno energico verso l’alto con tutta la testa, a lungo andare è un movimento troppo brusco e innaturale sia per il nostro fisico sia per chi ci sta guardando ad esempio per la strada. Il riconoscimento vocale è ottimo, e anche un non madrelingua americano viene interpretato agevolmente.

Psicologicamente è una bella sensazione. Hai un dispositivo addosso e le mani libere! Puoi fare operazioni che oramai sono frequenti come controllare la posta, aggiornare uno status, fare una foto senza dover usare le mani e senza rivolgere lo sguardo verso uno schermo che è lontano dal tuo punto di visione. La sensazione è di stare facendo una esperienza innovativa, non conforme alle abitudini acquisite.

ITespresso:  Crede che la Wearable Technology, la tecnologia da indossare, cambierà la nostra percezione della realtà?

Lorenzo Guasti: La “percezione della realtà” non lo so, forse quando la WT si integrerà con l’Augmented Reality. Di certo la WT migliorerà l’ergonomia dei device che usiamo. Ammettiamolo: lo smartphone è un oggetto comodissimo ma non è ergonomico. Si sta con la testa bassa, il collo piegato, si sovra-utilizza il pollice della mano fino ad avere, in casi estremi, fastidiose tendiniti. La WT si integra maggiormente con i gesti naturali che fanno parte del nostro patrimonio genetico e di abitudini e quindi la mia impressione è che andranno a cambiare in meglio il modo di utilizzare la tecnologia. Se occhiali e orologi hanno superato i cento anni di vita vuol dire che sono oggetti sufficientemente usabili e integrati nel nostro vivere quotidiano quindi fanno bene le aziende ad investire in smart-watch e smart-glass e proseguire in prodotti ancora più vicini al nostro modo naturale di comportarsi.

ITespresso: L’arte, e in particolare la fotografia digitale, evolveranno nell’era degli smart-glass? E muterà la percezione di chi fruisce delle opere artistiche?

Lorenzo Guasti: Sono due diverse domande. La prima: la fotografia fatta con gli smart-glass nel breve periodo sarà una normale evoluzione della smartphone photography che si è integrata perfettamente in alcuni ambiti specifici come ad esempio la street photography dove immediatezza, naturalezza del gesto e quotidianità sono indispensabili. Non credo che per adesso andrà a “invadere” ambiti dove ancora è necessaria una qualità dell’hardware che gli occhiali non possono, al momento dare. Penso a tutti quegli ambiti dove particolari lenti o specifici sensori non sono integrabili in un paio di occhiali (o in un telefono). Resta inteso che gli sviluppi hardware sono veloci e quindi non si possono fare previsioni a lungo raggio. Io per esempio sono un fermo sostenitore che le SLR (le Reflex Digitali) andranno a sparire soprattutto nel settore “consumer” perchè sono troppo pesanti e ingombranti rispetto alle performance che si possono ottenere con macchine molto più compatte.

Per quanto riguarda la percezione del fruitore di opere d’arte direi che gli smart-glass potrebbero davvero rivoluzionare il concetto di museo. Mi immagino un visitatore che tramite gli occhiali, senza dover digitare nulla, ottiene informazioni aggiuntive sull’opera che sta guardando grazie al fatto che gli occhiali l’hanno riconosciuta e hanno recuperato informazioni specifiche. Oppure mi immagino un artista che usa gli occhiali per fotografare e fare video del “making of” di un opera da un punto di vista soggettivo impensabile prima d’ora e senza l’invasività di una telecamera che è puntata addosso.

ITespresso:  Smartphone, smartwatch, Google Glass. Dal palmo di mano al polso, fino a sfiorare l’occhio umano. Quale sarà la prossima frontiera, secondo te? Quali sentimenti suscita in te un hi-tech che si avvicina sempre di più alle parti più sensibili del corpo umano: più stupore o più timore?

Lorenzo Guasti: Timore nessuno sinceramente. Se pensiamo a quanto sia pericolosa una automobile o uno scooter che accettiamo tutti i giorni con naturalezza, non credo che un oggetto tecnologico da indossare possa recare maggiori danni. La tecnologia è una naturale evoluzione del mondo e preferisco accoglierla, capirla e usarla al meglio piuttosto che contrastarla. Spero che questo tipo di tecnologia possa per esempio aiutare le persone disabili ridando a loro le funzionalità perdute, credo che ci si arriverà presto. Quello che invece vorrei mettere in evidenza è il desiderio che la tecnologia sia applicata anche in ambiti che sono meno appetibili dal mercato ma che migliorerebbero enormemente la vita. Torno alle automobili che sono pericolose e pochissimo tecnologiche e che invece hanno margini di miglioramento enormi ad esempio avendo sistemi GPS integrati che ne regolino la velocità massima e la distanza di sicurezza, solo per fare un esempio e tanto per citare un altro ambito dove aziende innovative come Google o Tesla stanno già investendo. Ma mi immagino anche una casa dove tante piccole accortezze su elettricità, gas e acqua si potrebbero migliorare con sistemi alla portata di tutti che non vengono realizzati solo perchè poco affascinanti.

I Google Glass visti da vicino

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