Pedo-pornografia: chi sono le vittime e quali i rischi su internet?

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È stato presentato di recente il II Rapporto sulla pedo-pornografia diSave the Children, l’organizzazione internazionale che dal 2002 con ilprogetto Stop-it è in prima fila nella lotta allo sfruttamento sessualea danno dei minori sulla rete e tramite Internet

ROMA. È stato presentato lo scorso 18 novembre il II Rapporto su “Pedo-pornografia: chi sono le vittime e quali i rischi su Internet?” di Save the Children, l’organizzazione internazionale che con il progetto Stop-it, che si avvale anche di un apposito sito web ( www.stop-it.org ), è dal 2002 in prima fila nella lotta allo sfruttamento sessuale a danno dei minori sulla rete e tramite Internet. Nel Rapporto si evidenzia, grazie all’analisi delle segnalazioni di materiale pedo-pornografico incontrato casualmente sulla rete pervenute al sito web di stop-it e inviate alle Autorità competenti, una certa flessione nell’andamento, passando dal 38,96% del primo anno al 29,48% del secondo. I responsabili di Save the children imputano questa diminuzione alle sempre più numerose ed efficaci iniziative di sensibilizzazione e di contrasto attuate da istituzioni, organizzazioni e forze dell’ordine, il che costituisce senz’altro un dato positivo. Il vero problema, purtroppo, affermano i ricercatori rimane l’identificazione delle vittime, per porre fine all’abuso e predisporre interventi di recupero tempestivi. Pur in presenza di cifre che parlano di 145.587 siti web monitorati dalla Polizia Postale, di cui 138 quelli illegali residenti in Italia, di 2273 perquisizioni effettuate, di 115 indagati sottoposti a provvedimenti restrittivi, sul totale di 250.000 immagini raccolte dall’Interpol dal 2001 fino ad oggi, sono stati identificati soltanto 300 minori. Questo a testimonianza della grande disponibilità di mezzi informatici sofisticati e di una certa complessità che, in grado di alterare le immagini, rendono gravose le ricerche, e soprattutto della difficoltà di affrontare un fenomeno dalle proporzioni enormi che travalicano i semplici confini nazionali. Come tutelare allora i piccoli dai pericoli della rete? Il Rapporto torna ad individuare nello scambio di informazioni e nel dialogo tra genitori e figli, lo strumento principale a tutela dei più piccoli. E se si considera che su oltre 13 milioni di navigatori italiani più di un milione sono bambini tra i 2 e i 13 anni, si capisce l’importanza di osservare regole ben precise di navigazione, che il Rapporto ribadisce. Ai genitori dunque, tra le altre cose, il compito di insegnare ai propri figli che i dati personali vanno protetti e non comunicati al primo sconosciuto che si incontra in rete, che il PC è un bene collettivo e quindi deve essere posto in un luogo della casa accessibile a tutta la famiglia, che l’esperienza virtuale è più divertente ed educativa se condotta insieme. StudioCelentano.it

Autore: ITespresso
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