Pedoporno, Telefono Arcobaleno punta il dito contro il Decreto Sicurezza

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I dati dell’osservatorio parlano di 21.600 siti di divulgazione del pensiero pedofilo, segnalati negli ultimi sei mesi. Paesi di spicco per il pedoporno culturale sono Italia, Svezia e Olanda

Il Pedoporno non conosce crisi, anzi Telefono Arcobaleno stima un incremento del 35% delle attività pedofile in rete per la fine dell’ann o.

Ammontano a 21.600 le segnalazioni di siti web di divulgazione del pensiero pedofilo

a contenuto pedopornografico solo nel primo semestre dell’anno. Telefono Arcobaleno vuole dare uno “stop al fenomeno culturale della pedofilia“.

Telefono Arcobaleno, oggi, con questa denuncia al Nit, Nucleo Investigativo Telematico, pone l’accento sull’urgente necessita’ di valorizzare e incrementare l’attivita’ di contrasto al fenomeno della pedopornografia in internet attraverso azioni integrate sul territorio nazionale e internazionale” afferma l’associazione.

L’Italia spicca tra i paesi coinvolti, insieme a Svezia e Olanda.

Telefono Arcobaleno ha redatto il libro bianco della pedofilia culturale, con mappatura dei principali siti internet con diretti, chiari ed espliciti contenuti pedopornografici di tipo ‘culturale’, che non nascondono l’intento di ottenere la ‘normalizzazione’ del comportamento pedofilo.

Altro aspetto da rilevare – conclude Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno – è la connection, il reciproco supporto e la rispettiva promozione che esistono tra i diversi siti pedofili”.

Telefono Arcobaleno, con questa denuncia, afferma l’urgenza di valorizzare e incrementare l’attività di contrasto al fenomeno della pedopornografia.

Tuttavia, in Italia il contrasto al fenomeno potrebbe inciampare nell’articolo 2 del decreto sicurezza che renderebbe difficile perseguire i pedofili: infatti

esso contiene una disposizione che concentra la competenza dei numerosi procedimenti contro la pedofilia on line nelle già intasate e oberate procure antimafia.

Anche l’Osservatorio sui diritti dei Minori esprime preoccupazione e vede rischi legati al fatto che le procure antimafia sono già “ingorgate”, generando “inopportuni ritardi nell’espletamento di indagini che, invece, dovrebbero godere di assoluta priorità”.

Autore: ITespresso
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