Peer to peer e privacy, il caso Peppermint

CyberwarSicurezza

Le raccomandate verso quasi 4 mila internauti italiani, imposte dalla
magistratura italiana su sollecitazione dell’industria discografica tedesca,
sollevano dubbi sulla mancata tutela della privacy degli utenti

L’industria discografica tedesca Peppermint ha chiesto alla magistratura italiana di imporre a Telecom Italia l’ottenimento degli indirizzi di 3636 internauti che nel P2p hanno scambiato su piattaforme peer to peer file musicali, violando il diritto d’autore. L’azienda Logistep ha setacciato la rete alla ricerca di prove delle illegalità commesse, compiendo di fatto un’“intercettazione” telematica di un messaggio tra privati cittadini. Le lettere portano la firma dello studio legale Mahlknecht & Rottensteiner. Sebbene il caso sollevasse problemi di Privacy (Telecom si era opposta alla consegna dei nominativi), il tribunale di Roma ha accolto la richiesta. Ora 3636 raccomandate stanno arrivando: invocano la cancellazione dei file e il pagamento di centinaia di euro di risarcimento.Il Garante della Privacy al momento non si è pronunciato, mentre esperti di diritto si domandano se l’azione di Peppermint abbia validità giuridica o le diffide abbiano o meno basi legali.

Autore: ITespresso
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