Per trarre profitto dai big data serve una figura di spessore come un data scientist

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Luca Rodolfi, responsabile business unit big data e business intelligence di SB Italia, ha tracciato un quadro strategico della società e della gestione dei dati. Punti chiave: evitare metodi di gestione artigianali e dotarsi di consulenti come i data scientist

Gestire i dati, anzi i big data, in modo artigianale è sconveniente e dannoso. Meglio, sarebbe puntare su metodologie più moderne, magari affidandosi a figure professionali che stanno per scoprire la ribalta: i data scientist. Figure capaci di analizzare una mole di dati impressionanti e, al tempo stesso, trarne formule e indirizzi giusti per un business profittevole. In poche parole una sorta di figura che sta a cavallo tra il matematico, lo statistico, il direttore finanziario e, perchè no, anche il direttore commerciale. Una figura non facile da trovare ma soprattuto una figura di così alto profilo che, per conseguenza, deve essere pagata tanto. economy, economia, technology, digitale, digital@shutterstock

Ancora oggi, la modalità di gestione del dato è artigianale. Le aziende, gli amministratori delegati, in particolare, faticano a trovare o richiedere un metodo alternativo al classico di analisi e di gestione dei dati. Fanno eccezione le Tlc, le banche, le assicurazioni e, in modo ancora marginale, la sanità, per i quali sono in atto investimenti a supporto di progetti di big data”. E’ questo quanto ha spiegato, in sintesi, Luca Rodolfi, responsabile business unit big data e business intelligence di SB Italia.

Rodolfi si occupa di business intelligence dal 1996 e ha maturato competenze in ambito progettuale e tecnologico, nonché organizzativi e manageriali e ha collaborato con l’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Con Rodolfi, oltre a spiegarci cosa fa SB Italia, si è cercato di fare il punto proprio su cosa significhi oggi gestire una mole di dati in esplosione, progettare e soprattutto trovare le figure giuste, all’interno delle imprese, che sappiano gestire e sappiano fare dei progetti semplicemente studiando i dati. “Dal 1996 mi sono occupato di quello che all’epoca erano già considerati una grande mole di dati e nel 2000 collaborai con l’Università per un progetto di performance management nel filone sanitario. L’esigenza di analisi dei dati – continua – ha ancora oggi un certo peso specifico anche nelle grandi aziende che hanno classiche esigenze di di aggiustare le modalità con cui si recuperano i dati chiedendo aiuto ad esperti su quali siano le novità. E’ il caso, per esempio, degli open data o la modalità di interconnessione back end dei dispositivi. Ma quando ci si trova di fronte a un amministratore delegato che vuole un contributo chiaro, si ricade invece in una richiesta classica, anche in un’azienda strutturata dove la modalità di gestione del dato è ancora artigianale. Da un paio d’anni l’analisi predittiva e prescrittiva comincia a trovare terreno fertile tra i clienti, abbiamo clienti che ci hanno chiesto progetti di business intelligence per capire e valorizzare i dati. Una parte importante che riguarda l’analisi predittiva è l’elemento statistico, declinato in strumenti complicati che prevedono una certa competenza da parte del cliente”.big data, business intelligence@shutterstock

Strumenti statistici e competenze economiche che vanno a braccetto e portano spesso le aziende a trascurare questo tipo di analisi, oppure, più semplicemente preferiscono destinare gli investimenti ad altro. E’ il caso, per esempio, di una figura ‘curiosa’ che sta catalizzando l’attenzione dei media e dei consulenti: il data scientist ossia esperti nella gestione e nella lettura di grandi quantità di dati che, tra le altre Accenture, sta selezionando. “In Italia non abbiamo ancora persone preparate su tecnologie vincenti quando si vogliono affrontare progetti di big data”, spiega Rodolfi. “Non ci sono investimenti in essere su queste tecnologie, forse perché non sono ancora supportate da concrete opportunità di mercato, tranne che per le Tlc, le banche e le assicurazioni e forse gli istituti sanitari”, dice Rodolfi, il quale però butta l’amo sull’evoluzione. “Si stanno organizzando master brevi per preparare figure in grado di affrontare un professione nuova, per esempio in Bocconi o al Politecnico di Milano. A settembre è partito un master internazionale legato allo sviluppo di un esperto data scientist. Ma oltre a questa figura servirebbero anche sviluppatori in grado di aprire nuovi progetti, figure che non possono nascere dalla scuola”, spiega.

SB Italia, fa leva sul fatto di essere indipendenti da specifici software vendor. E’ una scelta che, a detta del responsabile, aiuta a soddisfare maggiori esigenze sul mercato. “Spesso ci arrivano richiesta di aiuta da aziende che sono vincolate a muoversi in precisi ambiti. Ci siamo portati in casa quattro ambiti differenti su cui abbiamo forti competenze: il mondo legato a Qlik View e Qlik Sense, poi Ibm Cognos, poi siamo forti con Sap Business One e Microsoft reporting services. Se contiamo le quote di mercato di questi quattro ambiti, possiamo affermare di raggiungere almeno il 70% delle esigenze dei clienti”.

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