Perdite miliardarie a causa delle contraffazioni

Workspace

Idc e Bsa indicano perdite superiori ai 27 miliardi di dollari, causati
dalla copia o diffusione di sofware illegali.

Nell’ultimo rapporto stilato dalla società di analisi Idc e da Bsa (Business software alliance), emerge ancora una volta l’emergenza relativa alla contraffazione dei programmi informatici. Si parla di perdite superiori ai 27 miliardi di dollari, a livello mondiale. Il nostro continente detiene la maglia nera, con perdite nel 2003 per oltre 9 miliardi di dollari; seguita dai paesi dell’area Asia Pacifico con oltre 7.5 miliardi di perdite e dal Nord America con una cifra leggermente inferiore, pari a 7.2 miliardi. Il fenomeno, quindi, non può essere imputato all’innocente scambio di programmi tra studenti, ma è approdato ormai a vere forme di illegalità, dato che la percentuale di pirateria a livello mondiale è oggi attestata al 36%. In Europa siamo al 37%. Più di un terzo dei software in circolazione risulta pertanto illegale. Il problema crea notevoli danni, non solo se analizziamo le perdite in termini fiscali, Iva per esempio, ma anche dal punto di vista occupazionale. Bsa e Idc ritengono che se entro il 2006, appena due anni, si abbassasse la percentuale di materiale contraffatto del 10%, si avrebbero almeno 250mila posti di lavoro in più e introiti fiscali di ben 18 miliardi di euro. Cifre importanti che fanno ben capire le preoccupazioni delle aziende interessate. Anche l’Italia purtroppo non è esente dal fenomeno. Anzi. Con una percentuale di contraffazione che raggiunge quasi il 50%. Maglia nera in Europa, molto meglio dei cinesi comunque, se questo può consolarci, che vantano un tasso del 92%.

Autore: ITespresso
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